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Tassonomia: Geochelone Carbonaria, Chelonidis Carbonaria
Informazioni generali: L’areale
di distribuzione di G. Carbonaria è molto vasto e si estende
orizzontalmente lungo tutta la fascia equatoriale del Sud America,
attraverso Colombia, Venezuela fino alla Guyana e verso sud attraversa
il Brasile e il Paraguay. le caratteristiche morfologiche di questa specie, sono il carapace marrone scuro o nero con macchie gialle di forma tonda più o meno estese al centro di ogni scaglia, il piastrone si presenta completamente
giallo oppure con una macchia a forma di rombo, più o meno estesa, in
coincidenza del cento del piastrone stesso, all’altezza delle scaglie
addominali.La pelle è di color grigio scuro con scaglie di color rosso/arancio intenso sulle zampe sia anteriori che posteriori. La testa, anch’essa con fondo scuro presenta scaglie Gialle/arancio in tutta la zona superiore e laterale del cranio.Gli
adulti normalmente non superano i 35/40 cm di lunghezza del carapace,
anche se ci sono alcuni esemplari originari del Paraguay che possono
raggiungere dimensioni molto più elevate (fino a 60 cm). E’ presente inoltre una variante morfologica localizzata
nella parte più meridionale dell’areale di distribuzione, ovvero il sud
del Brasile, che presenta dimensioni più piccole, il colore del
carapace nero intenso e il colore della testa completamente rosso, tale
per cui negli U.S.A. dove è comunemente riprodotta in cattività viene
chiamata “Cherry head” ovvero “testa di fragola” proprio per questa sua
peculiarità. Da
adulti il dimorfismo sessuale è estremamente evidente, infatti il
maschio presenta una coda molto più sviluppata della femmina ed una
forma del carapace che se osservato dall’alto è simile ad un “8”,
nonché un piastrone evidentemente concavo.Nei
giovani si può iniziare a distinguere con ragionevole certezza il sesso
intorno ai 12cm di carapace, prima è risulta molto difficile
individuarlo con sicurezza.
Allevamento in cattività: Molti
pensano erroneamente che G. Carbonaria, debba essere allevata in
condizioni di elevatissima umidità, in realtà anche in natura nei
diversi areali in cui è presente e durante le diverse stagioni, il
livello di umidità ottimale varia da medio ad elevato (50% al 80-90%). Per
ottenere questo risultato in cattività, spesso basta chiudere
parzialmente con un coperchio la teca che le accoglie, perciò non c’è
bisogno di creare degli acquitrini inzuppando il substrato d’acqua,
anzi ciò è dannoso per la salute degli animali perché facilita la
diffusione di batteri e muffe. Le temperature base diurne dovrebbero aggirarsi intorno ai 25/30°C, con
la presenza di uno “spot” di calore più elevato (40/45°C) per permetter
loro di scaldarsi e raggiungere la temperatura di cui necessitano per
attivare le loro funzioni vitali.Durante
la notte il termometro può scendere tranquillamente fino a 15°C (anche
se con esemplari piccoli o non ambientati è meglio mantenere almeno
20°C di minima), dimostrando una buona adattabilità a diverse
condizioni ambientali, come del resto testimonia il loro esteso e
variegato areale di distribuzione. Nella loro teca o recinto, deve essere sempre presente una fonte d’acqua (un sottovaso per es., molto importante è fornire sempre
recipienti bassi e larghi, in modo che non possano essere rigirati)
all’interno dei quali possano entrare completamente e bere oltre che
stare immerse nell’acqua per reidratarsi. Inoltre
è molto importante provvedere al corretto apporto di luce sotto forma
di raggi U.V.B., che permettono agli animali di simulare l’effetto del
sole e di assimilare la vitamina D3, ciò è possibile grazie
all’utilizzo di bulbi fluorescenti appositamente studiati per i rettili. Ovviamente,
non appena possibile sarebbe ideale spostare gli animali all’aperto,
nella ns. esperienza con questa specie (nel nord Italia) è
possibile farlo già verso fine Aprile/ Inizio Maggio, a patto che la
zona in cui vengono allevati sia ben esposta al sole (preferibilmente a
Sud / Sud-Est / Sud-Ovest), siano presenti ripari per la notte o ancora
meglio delle “Green House” e che la temperatura non scenda sotto la
minima notturna di 10°C. Perciò è buona abitudine tenere d’occhio le
previsioni atmosferiche, specialmente in primavera, quando il freddo
potrebbe fare improvvisate spiacevoli.Anche
in Autunno bisogna prestare un occhio di riguardo alle temperature,
anche se solitamente è più difficile avere sbalzi molto elevati e gli
animali sono più acclimatati essendo all’aperto da diversi mesi.Tuttavia,
nel caso in cui si preveda una perturbazione particolarmente duratura,
bisogna essere pronti a ricoverare gli animali al chiuso per evitare di
esporli a periodi di freddo troppo prolungati.
Alimentazione: Per
ciò che riguarda la dieta base per questa specie dovrebbe essere
composta da erbe di campo il più possibile miste come trifoglio,
tarassaco, plantago, etc…(fare attenzione a non offrire erba trattata
con pesticidi raccolta ai bordi delle vigne o delle strade etc..) N.B.:
Assolutamente da evitare è la tanto diffusa abitudine di offrire
Lattuga, la quale non contiene nessun nutrimento e tanto meno fibre
delle quali tutte le tartarughe hanno estremamente bisogno, perciò
piuttosto di offrire questo alimento sarebbe meglio fare digiunare i
vs. animali in attesa di poter offrire loro un nutrimento più consono,
come sopra descritto.Se
si ha difficoltà a reperire dell’erba fresca perché si vive lontani
dalla campagna, un piccolo suggerimento può essere di fare una scorta
una volta la settimana, poi stoccare l’erba raccolta in un frigorifero,
in modo da avere una riserva sempre pronta all’uso. provenendo
da zone con una vegetazione molto abbondante, questa specie è in grado
di assorbire una dieta abbastanza “ricca”, perciò potremo offrire loro
come variante e complemento nutritivo: Carote, Finocchi, Pomodori,
Zucchine, Fagiolini etc… ma anche frutta come Mele, Pere, Arance,
banane (fate attenzione a non eccedere, perché diventeranno subito fin
troppo ghiotte di questo cibo).
N.B.: questi alimenti particolarmente ricchi non dovrebbero essere offerti più di una volta a settimana. In
natura può capitare che G. Carbonaria si possa cibare della carogna di
un animale, oppure possa trovare tra i resti di un tronco caduco,
insetti, lombrichi o camole. Perciò occasionalmente e in quantità
estremamente modiche, è possibile offrire questi alimenti per apportare
un integrazione proteica.In
assenza dei cibi vivi sopra descritti, i mangimi secchi per cani o
gatti, somministrati in modiche quantità, possono rappresentare una
valida alternativa, anche se per gli animali giovani lombrichi e camole
sono molto più indicati.
N.B:
Molto importante è ricordarsi che questa aggiunta alla dieta base è un
integrazione, in quanto tale, se si vogliono evitare le conseguenze già
citate nel “foglio di cura generale”, riguardo agli eccessi alimentari, bisogna somministrare questi cibi con estrema parsimonia. Un’altra cosa molto importante è integrare con “Calcio Carbonato” tutti gli alimenti almeno tre volte la settimana ed almeno una volta con la “Vitamina D3”.Ciò
si rivela fondamentale per la corretta crescita degli animali, nonché
per la produzione delle uova che necessitano di un grande sforzo da
parte delle femmine, le quali durante il periodo della deposizione
necessitano di molto calcio.
Riproduzione: L’
accoppiamento avviene solitamente nei periodi di pausa tra i cicli di
deposizione, infatti, quando la femmina è gravida il maschio non
tenterà di accoppiarsi.Durante
questi periodi, e specialmente dopo le piogge il maschio, attratto dai
colori resi particolarmente vivi appunto dall’acqua, approccia
insistentemente la femmina, prima seguendola per lungo tempo ed
annusandole la zona della coda, poi “sorpassandola”. Una volta arrivato
con la propria testa in prossimità di quella della femmina, inizia a
fare dei movimenti a scatti verso destra e verso sinistra. Questo
rituale si ripete per diverse volte, fino a quando il maschio si
decide, monta sul dorso della femmina e con l’estremità della coda
cerca di inserirsi nell’organo femminile per la copulazione. Se
la femmina è ben ambientata, giunto il periodo delle deposizioni,
inizierà ad avere comportamenti nervosi e diversi dal solito, scavando
negli angoli del recinto, arrampicandosi, percorrendo il perimetro del
suo recinto continuamente anche in orari insoliti…Tutto ciò nel
tentativo di trovare il miglior sito possibile per la deposizione.Se non dovesse trovarlo, potrebbe anche ritenere le uova, eventualità molto pericolosa per la salute dell’animale. Perciò è bene che chi alleva animali adulti provveda a creare un sito per la deposizione specifico.Il
sito della deposizione deve essere locato in una zona non troppo
disturbata e dovrebbe essere composto da terriccio morbido misto a
sabbia per facilitare le operazioni di scavo (la femmina impiega dalle
3 alle 5 ore mediamente per terminare tutte le operazioni e chiudere il
nido secondo il suo “gusto”).Dovrebbe
inoltre avere una profondità di almeno 40 cm, per fare si che la
femmina possa scavare senza arrivare a toccare il fondo (normalmente il
nido è profondo circa 30 cm). Tra
Agosto e Aprile, una femmina adulta, può arrivare a depositare 4/6
nidiate da 5 uova ciascuna, ad intervalli regolari di 30/60 giorni
l’una dall’altra. Esemplari particolarmente grossi e in salute possono
depositare anche 7 uova in una nidiata sola.Le
uova devono essere raccolte e maneggiate con cura (anche se per i primi
due tre giorni dopo la deposizione non si corrono particolari rischi
infatti l’embrione deve ancora formarsi),poi vanno messe in incubatrice ad una temperatura costante, che può variare dai 30°C ai 32°C ad un UHR dell’80%-90%.Il substrato che si consiglia di utilizzare è vermiculite idratata 1:1 con acqua ( 100g di Vermiculite 100g di acqua). Garantendo queste condizioni, ci si potrà aspettare la nascita dei piccoli dopo circa tre/quattro mesi.
N.B. Nel caso
alcuni piccoli nascessero ed altri no, non bisogna essere frettolosi
nel rimuovere le uova, infatti in alcuni casi certi embrioni hanno
tempi di sviluppo diversi, perciò è sempre meglio tenere le uova in
incubatrice per lunghi periodi dopo le date previste per la nascita.
Cura dei neonati: Appena
nati i piccoli sono estremamente vulnerabili, e se fossero in natura,
molti di loro morirebbero certamente, predati da uccelli, Lucertole,
roditori etc...E’
necessario lasciarli dentro l’uovo fino a che non riescono ad uscire
completamente, (eventualmente se notiamo che il liquido di cui è
composto l’interno dell’uovo diventa appiccicoso, possiamo rimuovere
momentaneamente i piccoli con tutto l’uovo e metterli dentro ad una
vaschetta con acqua tiepida, in modo da ammorbidire il liquido e
permettere ai piccoli di liberarsi). Una
volta che i piccoli si sono liberati dall’ingombrante protezione,
dobbiamo rimuoverli dall’incubatrice, lavarli sotto l’acqua tiepida,
per poi rimetterli nuovamente in incubatrice per altri due/tre giorni
dentro ad un vasetto riempito con un filo d’acqua (in modo da
permettere ai piccoli di rimanere idratati), fino a che il sacco
vitellino non si è riassorbito completamente.
N.B:
Se durante le operazioni di abbandono del guscio i piccoli dovessero
ferirsi il sacco vitellino, non dovrebbe essere un grosso problema, ma
bisogna provvedere a disinfettarlo con Betadine ben diluito con acqua.
Finalmente
è arrivato il momento di rimuovere definitivamente i piccoli
dall’incubatrice e metterli in una teca di adeguate dimensioni per
contenerli comodamente tutti.Molto importante ricordare che sia negli adulti che nei neonati il sovraffollamento è una delle principali cause di problemi. Perciò
bisogna fare molta attenzione per capire quali sono i soggetti che
mangiano e quelli che stentano a decollare ed eventualmente dividerli
in un'altra teca.La teca per i neonati, dovrà avere gli stessi requisiti di quella per gli adulti in termini di temperature, umidità etc.Se
allevati con cura, la crescita iniziale sarà entusiasmante, e le
piccole tartarughe arriveranno a raggiungere quasi il doppio delle loro
dimensioni iniziali dopo pochissimo tempo ripagandoci di tutte le
fatiche e le attenzioni a loro dedicate.
Giovanni Gaibazzi
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