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23/07/2009

Completate le sezioni video

Aggiunto articolo Illuminazione 

 

 01/01/2009

Il sito è attivo anche se incompleto,

contiamo di ultimarlo al più presto

intanto buon anno a tutti... 

 
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Geochelone (Chelonidis) Carbonaria
 Tassonomia: Geochelone Carbonaria, Chelonidis Carbonaria

 

 Informazioni generali:  L’areale di distribuzione di G. Carbonaria è molto vasto e si estende orizzontalmente lungo tutta la fascia equatoriale del Sud America, attraverso Colombia, Venezuela fino alla Guyana e verso sud attraversa il Brasile e il Paraguay. le caratteristiche morfologiche di questa specie, sono il carapace marrone scuro o nero con macchie gialle di forma tonda  più o meno estese al centro di ogni scaglia, il piastrone si presenta carba_map01.gifcompletamente giallo oppure con una macchia a forma di rombo, più o meno estesa, in coincidenza del cento del piastrone stesso, all’altezza delle scaglie addominali.La pelle è di color grigio scuro con scaglie di color rosso/arancio intenso sulle zampe sia anteriori che posteriori. La testa, anch’essa con fondo scuro presenta scaglie Gialle/arancio in tutta la zona superiore e laterale del cranio.Gli adulti normalmente non superano i 35/40 cm di lunghezza del carapace, anche se ci sono alcuni esemplari originari del Paraguay che possono raggiungere dimensioni molto più elevate (fino a 60 cm). E’ presente inoltre una variante morfologica  localizzata nella parte più meridionale dell’areale di distribuzione, ovvero il sud del Brasile, che presenta dimensioni più piccole, il colore del carapace nero intenso e il colore della testa completamente rosso, tale per cui negli U.S.A. dove è comunemente riprodotta in cattività viene chiamata “Cherry head” ovvero “testa di fragola” proprio per questa sua peculiarità. Da adulti il dimorfismo sessuale è estremamente evidente, infatti il maschio presenta una coda molto più sviluppata della femmina ed una forma del carapace che se osservato dall’alto è simile ad un “8”, nonché un piastrone evidentemente concavo.Nei giovani si può iniziare a distinguere con ragionevole certezza il sesso intorno ai 12cm di carapace, prima è risulta molto difficile individuarlo con sicurezza.   

 

Allevamento in cattività:  Molti pensano erroneamente che G. Carbonaria, debba essere allevata in condizioni di elevatissima umidità, in realtà anche in natura nei diversi areali in cui è presente e durante le diverse stagioni, il livello di umidità ottimale varia da medio ad elevato (50% al 80-90%). Per ottenere questo risultato in cattività, spesso basta chiudere parzialmente con un coperchio la teca che le accoglie, perciò non c’è bisogno di creare degli acquitrini inzuppando il substrato d’acqua, anzi ciò è dannoso per la salute degli animali perché facilita la diffusione di batteri e muffe.  Le temperature base diurne dovrebbero aggirarsi intorno ai 25/30°C,  con la presenza di uno “spot” di calore più elevato (40/45°C) per permetter loro di scaldarsi e raggiungere la temperatura di cui necessitano per attivare le loro funzioni vitali.Durante la notte il termometro può scendere tranquillamente fino a 15°C (anche se con esemplari piccoli o non ambientati è meglio mantenere almeno 20°C di minima), dimostrando una buona adattabilità a diverse condizioni ambientali, come del resto testimonia il loro esteso e variegato areale di distribuzione. Nella loro teca o recinto, deve essere sempre presente una fonte d’acqua (un sottovaso per es., molto importante è fornire carbonaria_img_1886res.jpgsempre recipienti bassi e larghi, in modo che non possano essere rigirati) all’interno dei quali possano entrare completamente e bere oltre che stare immerse nell’acqua per reidratarsi. Inoltre è molto importante provvedere al corretto apporto di luce sotto forma di raggi U.V.B., che permettono agli animali di simulare l’effetto del sole e di assimilare la vitamina D3, ciò è possibile grazie all’utilizzo di bulbi fluorescenti appositamente studiati per i rettili. Ovviamente, non appena possibile sarebbe ideale spostare gli animali all’aperto, nella ns. esperienza con questa specie (nel nord Italia)  è possibile farlo già verso fine Aprile/ Inizio Maggio, a patto che la zona in cui vengono allevati sia ben esposta al sole (preferibilmente a Sud / Sud-Est / Sud-Ovest), siano presenti ripari per la notte o ancora meglio delle “Green House” e che la temperatura non scenda sotto la minima notturna di 10°C. Perciò è buona abitudine tenere d’occhio le previsioni atmosferiche, specialmente in primavera, quando il freddo potrebbe fare improvvisate spiacevoli.Anche in Autunno bisogna prestare un occhio di riguardo alle temperature, anche se solitamente è più difficile avere sbalzi molto elevati e gli animali sono più acclimatati essendo all’aperto da diversi mesi.Tuttavia, nel caso in cui si preveda una perturbazione particolarmente duratura, bisogna essere pronti a ricoverare gli animali al chiuso per evitare di esporli a periodi di freddo troppo prolungati.  

 

Alimentazione: Per ciò che riguarda la dieta base per questa specie dovrebbe essere composta da erbe di campo il più possibile miste come trifoglio, tarassaco, plantago, etc…(fare attenzione a non offrire erba trattata con pesticidi raccolta ai bordi delle vigne o delle strade etc..) N.B.: Assolutamente da evitare è la tanto diffusa abitudine di offrire Lattuga, la quale non contiene nessun nutrimento e tanto meno fibre delle quali tutte le tartarughe hanno estremamente bisogno, perciò piuttosto di offrire questo alimento sarebbe meglio fare digiunare i vs. animali in attesa di poter offrire loro un nutrimento più consono, come sopra descritto.Se si ha difficoltà a reperire dell’erba fresca perché si vive lontani dalla campagna, un piccolo suggerimento può essere di fare una scorta una volta la settimana, poi stoccare l’erba raccolta in un frigorifero, in modo da avere una riserva sempre pronta all’uso.  provenendo da zone con una vegetazione molto abbondante, questa specie è in grado di assorbire una dieta abbastanza “ricca”, perciò potremo offrire loro come variante e complemento nutritivo: Carote, Finocchi, Pomodori, Zucchine, Fagiolini etc… ma anche frutta come Mele, Pere, Arance, banane (fate attenzione a non eccedere, perché diventeranno subito fin troppo ghiotte di questo cibo).
N.B.: questi alimenti particolarmente ricchi non dovrebbero essere offerti più di una volta a settimana.    In natura può capitare che G. Carbonaria si possa cibare della carogna di un animale, oppure possa trovare tra i resti di un tronco caduco, insetti, lombrichi o camole. Perciò occasionalmente e in quantità estremamente modiche, è possibile offrire questi alimenti per apportare un integrazione proteica.In assenza dei cibi vivi sopra descritti, i mangimi secchi per cani o gatti, somministrati in modiche quantità, possono rappresentare una valida alternativa, anche se per gli animali giovani lombrichi e camole sono molto più indicati.  
N.B: Molto importante è ricordarsi che questa aggiunta alla dieta base è un integrazione, in quanto tale, se si vogliono evitare le conseguenze già citate nel “foglio di cura generale”, riguardo agli eccessi alimentari, bisogna somministrare questi cibi con estrema parsimonia.  Un’altra cosa molto importante è integrare con “Calcio Carbonato” tutti gli alimenti almeno tre volte la settimana ed almeno una volta con la “Vitamina D3”.Ciò si rivela fondamentale per la corretta crescita degli animali, nonché per la produzione delle uova che necessitano di un grande sforzo da parte delle femmine, le quali durante il periodo della deposizione necessitano di molto calcio.

 

 

 Riproduzione: L’ accoppiamento avviene solitamente nei periodi di pausa tra i cicli di deposizione, infatti, quando la femmina è gravida il maschio non tenterà di accoppiarsi.Durante questi periodi, e specialmente dopo le piogge il maschio, attratto dai colori resi particolarmente vivi appunto dall’acqua, approccia insistentemente la femmina, prima seguendola per lungo tempo ed annusandole la zona della coda, poi “sorpassandola”. Una volta arrivato con la propria testa in prossimità di quella della femmina, inizia a fare dei movimenti a scatti verso destra e verso sinistra. Questo rituale si ripete per diverse volte, fino a quando il maschio si decide, monta sul dorso della femmina e con l’estremità della coda cerca di inserirsi nell’organo femminile per la copulazione. Se la femmina è ben ambientata, giunto il periodo delle deposizioni, inizierà ad avere comportamenti nervosi e diversi dal solito, scavando negli angoli del recinto, arrampicandosi, percorrendo il perimetro del suo recinto continuamente anche in orari insoliti…Tutto ciò nel tentativo di trovare il miglior sito possibile per la deposizione.Se non dovesse trovarlo, potrebbe anche ritenere le uova, eventualità molto pericolosa per la salute dell’animale. Perciò è bene che chi alleva animali adulti provveda a creare un sito per la deposizione specifico.Il sito della deposizione deve essere locato in una zona non troppo disturbata e dovrebbe essere composto da terriccio morbido misto a sabbia per facilitare le operazioni di scavo (la femmina impiega dalle 3 alle 5 ore mediamente per terminare tutte le operazioni e chiudere il nido secondo il suo “gusto”).Dovrebbe inoltre avere una profondità di almeno 40 cm, per fare si che la femmina possa scavare senza arrivare a toccare il fondo (normalmente il nido è profondo circa 30 cm). Tra Agosto e Aprile, una femmina adulta, può arrivare a depositare 4/6 nidiate da 5 uova ciascuna, ad intervalli regolari di 30/60 giorni l’una dall’altra. Esemplari particolarmente grossi e in salute possono depositare anche 7 uova in una nidiata sola.Le uova devono essere raccolte e maneggiate con cura (anche se per i primi due tre giorni dopo la deposizione non si corrono particolari rischi infatti l’embrione deve ancora formarsi),poi vanno messe in incubatrice ad una temperatura costante, che può variare dai 30°C ai 32°C ad un UHR dell’80%-90%.Il substrato che si consiglia di utilizzare è vermiculite idratata 1:1 con acqua ( 100g di Vermiculite 100g di acqua). Garantendo queste condizioni, ci si potrà aspettare la nascita dei piccoli dopo circa tre/quattro mesi.

N.B. Nel caso alcuni piccoli nascessero ed altri no, non bisogna essere frettolosi nel rimuovere le uova, infatti in alcuni casi certi embrioni hanno tempi di sviluppo diversi, perciò è sempre meglio tenere le uova in incubatrice per lunghi periodi dopo le date previste per la nascita.

  

 

Cura dei neonati: Appena nati i piccoli sono estremamente vulnerabili, e se fossero in natura, molti di loro morirebbero certamente, predati da uccelli, Lucertole, roditori etc...E’ necessario lasciarli dentro l’uovo fino a che non riescono ad uscire completamente, (eventualmente se notiamo che il liquido di cui è composto l’interno dell’uovo diventa appiccicoso, possiamo rimuovere momentaneamente i piccoli con tutto l’uovo e metterli dentro ad una vaschetta con acqua tiepida, in modo da ammorbidire il liquido e permettere ai piccoli di liberarsi). Una volta che i piccoli si sono liberati dall’ingombrante protezione, dobbiamo rimuoverli dall’incubatrice, lavarli sotto l’acqua tiepida, per poi rimetterli nuovamente in incubatrice per altri due/tre giorni dentro ad un vasetto riempito con un filo d’acqua (in modo da permettere ai piccoli di rimanere idratati), fino a che il sacco vitellino non si è riassorbito completamente.

carbo_02_-_001res.jpgN.B: Se durante le operazioni di abbandono del guscio i piccoli dovessero ferirsi il sacco vitellino, non dovrebbe essere un grosso problema, ma bisogna provvedere a disinfettarlo con Betadine ben diluito con acqua.

 Finalmente è arrivato il momento di rimuovere definitivamente i piccoli dall’incubatrice e metterli in una teca di adeguate dimensioni per contenerli comodamente tutti.Molto importante ricordare che sia negli adulti che nei neonati il sovraffollamento è una delle principali cause di problemi. Perciò bisogna fare molta attenzione per capire quali sono i soggetti che mangiano e quelli che stentano a decollare ed eventualmente dividerli in un'altra teca.La teca per i neonati, dovrà avere gli stessi requisiti di quella per gli adulti in termini di temperature, umidità etc.Se allevati con cura, la crescita iniziale sarà entusiasmante, e le piccole tartarughe arriveranno a raggiungere quasi il doppio delle loro dimensioni iniziali dopo pochissimo tempo ripagandoci di tutte le fatiche e le attenzioni a loro dedicate.    

 

 

 

Giovanni Gaibazzi