Astrocheys Radiata, Geochelone
Radiata. Non si conoscono sottospecie
Informazioni generali:
L'areale
di distribuzione dell'Astrochelys Radiata è piuttosto ristretto, limitato alla
parte sud del Madagascar, più specificamente ricoprendo una area idealmente
semicircolare delimitata ad est, dalla città di Fort Doufin e ad ovest, da
quella di Toulear.
L'habitat
della specie è principalmente desertico con foreste composte da arbusti
spinosi, rovi e piante grasse.
A.
Radiata, è facilmente riconoscibile per la caratteristica colorazione dal
carapace, che presenta un fondo di color nero, con un disegno radiale giallo,
più o meno fitto, che decora ogni singolo scudo.
Il
piastrone si presenta di color uniforme giallo paglia con delle macchie di forma
più o meno triangolari. Il colore della pelle è giallo, ad eccezione di una
piccola macchia nera che percorre verticalmente nella zona occipitale.
Le
dimensioni mediamente raggiunte da questa specie si aggirano intorno 40 cm di
lunghezza carapace, sia per le femmine che per i maschi.
Il
dimorfismo sessuale in età adulta o semiadulta è caratterizzato, come nella
maggior parte di cheloni terrestri dalla dimensione della coda, che nel maschio
è decisamente superiore e in parte dalla forma del carapace, che nella femmina
è più largo e massiccio, mentre nel maschio tende ad essere leggermente più
allungato; inoltre il maschio, ha il piastrone concavo e presenta un evidente
ispessimento nella parte posteriore in corrispondenza della coda.
Allevamento in cattività:
Premessa
fondamentale per comprendere come allevare A. Radiata in cattività è quella di
conoscere quelle che sono le condizioni climatiche del suo habitat naturale.
In base
ai rilevamenti climatici effettuati nell'areale di distribuzione di questa
specie risulta evidente che A. Radiata vive in una zona pre-desertica con
precipitazioni scarsissime che hanno un picco di 180 mm nei mesi più piovosi.
Ciononostante,
nei territori ove è distribuita la specie possiamo distinguere, anche se in
maniera meno evidente rispetto ad Elegans e Pardalis, due periodi climatici, uno caldo ed più umido in cui le
temperature medie che variano tra 23° e 30° gradi con precipitazioni
relativamente più abbondanti ed un tasso di umidità più elevato (corrispondente
all'incirca con i mesi che vanno da Novembre a Marzo), ed uno più fresco ed
assolutamente secco (che va all'incirca da Aprile ad Ottobre) in cui si possono
toccare minime medie attorno ai 10°C, con massime diurne intorno ai 20°-22°C e
precipitazioni completamente assenti che portano il livello di umidità
nell'aria a livelli bassissimi.
Il
ciclo biologico della specie è caratterizzato da un picco delle attività
durante il periodo umido, infatti grazie alle piogge più abbondanti, anche
il deserto diventa verde e la
vegetazione più rigogliosa ove le tartarughe ne approfittano per accumulare
quante più risorse possibili in vista del successivo periodo di siccità in cui
l'alimentazione diventa frugale composta prevalentemente da erba secca,
bastoncini e residui vegetali di ogni genere, affrontando anche lunghi periodi
senza bere.
Nel
periodo di maggiore attività, inoltre sono concentrate le attività riproduttive
e le schiuse delle uova, che di solito coincidono con la caduta delle prime
piogge. Ciò non avviene per caso, infatti nascendo all'inizio della stagione
umida, i piccoli avranno a disposizione maggior tempo per crescere il più
possibile diminuendo, in tal modo, il rischio di predazione.
Per
ottenere i migliori risultati in cattività, è opportuno simulare, per quanto
possibile, questo ciclo perciò, alla fine della stagione estiva Europea (nella
quale è consigliabile allevare questa specie all'aperto e che dovrebbe simulare
la stagione calda ed umida in natura), è opportuno riportare al chiuso le
tartarughe (Circa fine Settembre/Ottobre in nord Italia, e Dicembre al Sud,
fino a Marzo al sud ed Aprile/Maggio la nord) ove le si può stabulare in un
terrario con una temperatura media intorno ai 22 C° diurni e 15-18 C° notturni.
Naturalmente,
il terrario dovrà essere disposto in modo tale da garantire una zona più fresca
e ombreggiata, nonchè una zona più calda, illuminata e riscaldata da uno spot
luminoso per almeno 8h al giorno, ove l'animale potrà soggiornare onde poter
portare la propria temperatura corporea a 30 C°, in tal modo simulano l'effetto
riscaldante del sole.
Inoltre
questa specie ha bisogno di un ottima ed abbondante illuminazione, che può
essere offerta tramite bulbi fluorescenti a spettro completo , comprendendo
anche i raggi UVB o nel caso di allevatori più esigenti con proiettori che
portino lampade HQI a spettro solare,
in grado di riprodurre oltre che i raggi UVB gran parte delle caratteristiche
della luce solare con un notevole miglioramento del benessere degli animali. L'utilizzo di questi proiettori consente di
evitare lampade ad incandescenza per il riscaldamento in quanto sono in grado
di scaldare oltre che illuminare.
Quando
questa specie viene trasferita dalla propria dimora estiva in giardino,
all'interno, nel proprio alloggio invernale, anche la dieta dovrà essere
convertita gradualmente, fino a portarla totalmente, a fieno, infatti questi
mesi dovranno simulare l'inizio della stagione secca nella quale, anche in
natura, come detto è costituito da erbe ed arbusti secchi.
Particolarmente
importante è anche il ciclo dell'acqua, infatti, nella stagione secca, anche
questa dovrà essere notevolmente ridotta. Personalmente sconsiglio di offrire
acqua più di una volta alla settimana.
Offrire
questo tipo di dieta è molto importante, infatti, un'alimentazione
eccessivamente umida durante il periodo secco impone all'organismo di questi
animali uno sforzo innaturale per smaltire i liquidi in eccesso che si
ripercuote in una crescita abnorme e sovente deforme. Sarebbe come costringere
un animale che va in letargo a trascorrere tutto l'invero in una teca al caldo.
L'alimentazione
umida e l'eccesso di acqua è la principale causa delle deformità degli
esemplari cresciuti in cattività.
È
evidente che, per noi umani, privarsi dell'acqua e di alimenti succosi per
lunghi periodi, appare innaturale e crudele, tuttavia, quando alleviamo
rettili, non dobbiamo pensare come dei mammiferi e renderci conto che le nostre
esigenze sono totalmente diverse, a volte incompatibili, con quelle delle
tartarughe.
Inoltre,
dal punto di vista pratico, la somministrazione del fieno in inverno ricopre un
ruolo molto importante, infatti produce molto meno odore, posto che non
marcisce come l'erba fresca, è più comodo da somministrare in quanto, se la dose del giorno precedente è abbondante, può
essere consumata il giorno seguente senza che venga sprecata, le tartarughe
assumono molti meno liquidi perciò urinano meno e contribuiscono a tenere il
livello di umidità relativa basso.
Verso
la metà di Aprile, in caso di condizioni climatiche favorevoli si può iniziare
a riportare A. Radiata all'aperto, magari sfruttando delle Greenhouse
appositamente studiate per tartarughe, in grado di contrastare i forti cali
notturni, che almeno al nord, ad Aprile possono scendere ancora intorno a
5°C. Personalmente, abbiamo notato che,
animali sani, tollerano, senza particolari protezioni, anche le fresche
temperature notturne primaverili, purché seguite da giornate soleggiate.
Molto
importante nel riprodurre questi cicli, è tenere a mente che non bisognerebbe
mai fare subire agli animali degli sbalzi di temperatura, specialmente passando
dal caldo, al freddo.
Per
quanto riguarda l'allevamento di questa specie al sud, (Campania, Puglia,
Calabria ed Isole) soprattutto nelle zone vicino al mare, è possibile allevarla
all'aperto tutto l'anno, purché si osservino alcuni accorgimenti nella
realizzazione del rifugio invernale, che dovrà essere munito di lampade o altri
tipi di riscaldatori termostatati, affinché, nelle notti in cui la temperatura
scende sotto di 5°C, la temperatura all'interno della tana non scenda sotto i
10°C.
In
questo modo le tartarughe saranno in grado di affrontare i periodi più freddi
rifugiandosi nella zona riscaldata.
Nonostante
questo ciclo non riproduca esattamente le condizioni naturali, la vita all'aria
aperta consentiranno di ottenere ugualmente risultati eccellenti.
Alimentazione:
Come
detto, l'alimentazione di questi animali deve essere totalmente erbivora con
ingente apporto di fibre, infatti, il loro tratto digestivo, tollera male
alimenti ricchi di liquidi, perciò, è assolutamente da evitare qualsiasi tipo
di frutta o verdura succosa.
Bisognerebbe
offrire loro, come base della dieta, erba di campo mista e fieno (meglio fieno
per cavalli, rispetto a quello per bovini, in quanto più povero dal punto di vista proteico - assolutamente da evitare
l'erba medica), aumentando, di settimana in settimana, la percentuale di fieno,
portandola gradatamente a fieno nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, per
poi introdurre, nuovamente l'erba verde, fino ad aprile, quando le si riporta
all'aperto.
N.B. Per chi vive in città e fa
fatica a reperire erba di campo, si può organizzare raccogliendone un buon
quantitativo una volta la settimana in una zona periferica, per poi conservarla
in frigorifero in una borsa di plastica somministrandola quotidianamente alle
tartarughe.
Importante
è l'aggiunta di Carbonato di Calcio in polvere almeno due o tre volte alla
settimana e almeno una di concentrato vitaminico specifico per rettili
contenente vitamina D3.
Una
buona soluzione per offrire questi supplementi è quella di lasciare loro a
disposizione una fonte di carbonato di calcio a cui possano attingere
liberamente secondo il loro fabbisogno. All'uopo, si possono utilizzare ossi di
seppia, polvere di marmo, e pietre calcaree (di solito la vendono in sacchi da
kg 25 per mangimi). L'importante è che la
fonte del carbonato di calcio non sia di provenienza animale (quindi, di
solito, non vanno bene gli integratori per uso umano).
Il
fattore che ci indicherà se i nostri animali stanno mangiando bene saranno le
loro feci, infatti queste dovranno essere asciutte ricche si filamenti di fieno
e poco odorose.
Se al
contrario si presenteranno liquide o comunque non ben formate, significa che
qualcosa nella dieta non và.
Riproduzione:
La fase
di accoppiamento di A. Radiata è caratterizzata dal corteggiamento del maschio
che inseguirà le femmine prima di accoppiarsi.
Gli
accoppiamenti sono sollecitati se si tengono i maschi separati dalle femmine
per qualche settimana oppure se si mettono più maschi in competizione.
Se
l'accoppiamento è andato a buon fine e la femmina è ben ambientata, sarà pronta
per deporre le uova da Agosto in avanti fino a Gennaio / Febbraio.
La
femmina Inizierà a scavare negli angoli, arrampicarsi sulle pareti e ad essere
nervosa, nel tentativo di trovare un sito ideale per la deposizione.
Se non
dovesse trovarlo, potrebbe anche ritenere le uova, tale situazione, potrebbe
divenire pericolosa per la vita dell'animale.
E'
bene, infatti, provvedere a creare uno specifico luogo adatto ed idoneo alla
deposizione.
Tale
sito deve essere posizionato in una zona non troppo disturbata e dovrebbe
essere composto di terra, possibilmente compatta, in modo da consentire all'animale
di plasmare il terreno senza che lo stesso ricada continuamente all'interno del
nido (la femmina impiega dalle 3 alle 5 ore mediamente per terminare tutte le
operazioni e chiudere il nido secondo il suo "gusto").
Inoltre
dovrebbe avere una profondità di almeno 40 cm, per fare si che la femmina possa
scavare senza arrivare a toccare il fondo (normalmente il nido è profondo circa
30 cm).
Normalmente
una femmina adulta può deporre per ogni nidiata dalle 8 alle 10 uova, anche se
deposizioni sostanzialmente più abbondanti sono state registrate.
Le uova
devono essere raccolte e maneggiate con cura, anche se per i primi due tre
giorni dopo la deposizione non si corrono particolari rischi infatti l'embrione
deve ancora formarsi, successivamente vanno messe in incubatrice ad una
temperatura costante, che può variare dai 30°C ai 32°C ad una umidità relativa
pari all'80-90%.
Il
substrato che si consiglia di utilizzare è vermiculite idratata 1:1 con acqua (
100g di Vermiculite 100g di acqua).
Garantendo
queste condizioni, ci si potrà aspettare la nascita dei piccoli dopo circa
tre/quattro mesi.
N.B. Nel caso alcuni piccoli
nascessero ed altri no, non bisogna essere frettolosi nel rimuovere le uova,
infatti in alcuni casi certi embrioni hanno tempi di sviluppo diversi, perciò è
sempre meglio tenere le uova in incubatrice per lunghi periodi dopo le date
previste per la nascita.
Cura dei neonati:
E'
necessario lasciare i piccoli dentro l'uovo fino a che non riescono ad uscire
completamente.
Una
volta che i piccoli si sono liberati dall'ingombrante protezione, vanno rimossi
dall'incubatrice, lavarli sotto l'acqua tiepida, per poi rimetterli nuovamente
in incubatrice per altri due/tre giorni dentro ad un vasetto riempito con un
filo d'acqua (in modo da permettere ai piccoli di rimanere idratati), fino a
che il sacco vitellino non si è riassorbito completamente.
N.B: Se durante le operazioni di
abbandono del guscio i piccoli dovessero ferirsi il sacco vitellino, è
consigliabile disinfettarlo con Betadine® ben diluito con acqua.
Finalmente
è arrivato il momento di rimuovere definitivamente i piccoli dall'incubatrice e
metterli in una teca di adeguate dimensioni per contenerli comodamente tutti.
Molto
importante ricordare che sia negli adulti che nei neonati il sovraffollamento è
una delle principali cause di problemi, perciò bisognerà individuare una teca
abbastanza grande per contenerli tutti comodamente.
Importante
è fare molta attenzione per capire quali sono i soggetti che mangiano e quelli
che stentano a decollare ed eventualmente dividerli in un'altra teca.
La teca
per i neonati, dovrà avere gli stessi requisiti di quella per gli adulti in
termini di temperature, umidità etc..., nei primi mesi tuttavia, è opportuno
lasciare loro a disposizione l'acqua, infatti in natura, il periodo della
schiusa coincide con quello delle piogge.
Se
tenuti d'occhio, la crescita iniziale sarà entusiasmante, e gli animali
arriveranno a raggiungere quasi il doppio delle loro dimensioni iniziali dopo
pochissimo tempo ripagandoci di tutte le fatiche e le attenzioni a loro
dedicate.