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23/07/2009

Completate le sezioni video

Aggiunto articolo Illuminazione 

 

 01/01/2009

Il sito è attivo anche se incompleto,

contiamo di ultimarlo al più presto

intanto buon anno a tutti... 

 
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Dipsochelys Elephantina
 
 
Tassonomia: Dipsochelys Elephantina, Aldabrachelys Gigantea, Geochelone Gigantea 
 
 
Provenienza Geografica e Storia: La storia di questa specie è stata molto tormentata e fu messa più volte a rischio di estinzione nel corso della sua esistenza, prima dagli eventi naturali e successivamente dall’uomo. Infatti, a partire da 150.000 milioni di anni fa, l’atollo di Aldabra si è visto sommergere dall’oceano Indiano per ben 3 volte in seguito alle glaciazioni nelle varie ere geologiche, fenomeni che ebbero durate di alcune migliaia di anni. Incredibilmente, tutte e tre le volte le tartarughe giganti riuscirono a ripopolare l’atollo. Curioso il fatto che dopo le prime due glaciazioni, coccodrilli e lucertole (che precedentemente come le tartarughe fecero sempre ritorno) non tornarono più, rendendo le tartarughe le uniche padrone dell’atollo assieme agli uccelli.   Dipsochelys Elephantina o come comunemente viene chiamata “tartaruga Gigante di Aldabra o delle Seychelles” è l’ultima superstite di una dozzina di specie che erano presenti in molte isole dell’oceano
Indiano e che sono state portate all’estinzione tra il XVIII e il XVIIII Secolo per colpa dei pirati e i navigatori dell’epoca che le caricavano a centinaia sui velieri come fonte di carne fresca durante i loro lunghi viaggi, sfruttando il fatto che questi animali possono restare senza cibo per periodi molto prolungati. L’unico motivo per cui la sottospecie che conosciamo oggi come una delle ultime superstiti di questo genere si è salvata dall’assurdo stillicidio, fu per il fatto che era originaria dell’atollo corallino di Aldabra, situato a circa 1.000Km a sud ovest delle isole principali dell’arcipelago delle Seychelles e lontano dalle tradizionali rotte commerciali delle navi. Inoltre, proprio perché l’atollo è di origine corallina, perciò brullo e inospitale, caratterizzato da forti piogge a intervalli irregolari, temperature elevate, mancanza di ripari e una vegetazione scarsa dato il fondo corallino dell’isola, l’uomo non l’ha mai trovato attraente per instaurarvi i propri insediamenti. All’inizio del XX Secolo la Royal Society, decretò illegale lo sfruttamento delle tartarughe giganti delle Seychelles vietandone la cattura. Successivamente con l’indipendenza il Governo delle Seychelles aumentò l’impegno nella protezione di questa meravigliosa specie, che oggi si può considerare fuori pericolo, dati i numerosi progetti dello stesso governo Seychellese, che ha introdotto a scopo riproduttivo gruppi di tartarughe giganti su alcune delle numerose isolette che compongono l’arcipelago. L’atollo di Aldabra, che possiamo considerare il serbatoio di sicurezza per questa specie, è una riserva naturale protetta sulla quale si può accedere soltanto con permessi scientifici.

aldabra_print.jpgAldabra è composto da 4 isole (Picard, Gran Terre, Malabar e Polymnie) che formano una grossa ellissi di circa 10x30 Km dando origine ad un grosso lago al centro. La più grande delle 4 isole, Grand Terre è formata da foreste di mangrovie, paludi e dune coralline è anche quella che ospita il maggior numero di esemplari con una densità per Km² tra le più alte al mondo (sulle altre isole sono presenti solo pochissimi esemplari. Data l’assenza di predatori e il gran numero di tartarughe, la selezione naturale qui è determinata esclusivamente dalle quantità di cibo a disposizione, ciò fa fluttuare il numero di esemplari ciclicamente, mantenendo sempre un perfetto equilibrio naturale. La vera fortuna di questa specie oggi è quella di essere una forte attrazione turistica per le isole,   perciò di rivestire un importante ruolo nella fertile industria del turismo Seychellese, che è anche la primaria fonte di sostentamento economico per il paese. Questo è il principale motivo per cui c’è tanto interesse nella loro protezione, ma almeno in questo caso gli interessi coincidono con una giusta causa. 
 
 
Descrizione Morfologica: Le tartarughe di Aldabra, sono assieme a quelle delle Galapagos (Geochelone Nigra) le più grandi al mondo, possono raggiungere dimensioni e pesi impressionanti con una lunghezza del carapace dagli 80 ai 120 cm e un peso dagli 80 Kg ai 150 Kg, in alcuni casi sono stati censiti esemplari che raggiungevano i 300 Kg. Il carapace è di colore grigio scuro ed è molto alto conferendo la caratteristica forma particolarmente bombata che contraddistingue la specie. La pelle è anch’essa di un grigio scuro uniforme ed è molto morbida e normalmente idratata. Le grandi zampe,che ricordano quelle degli elefanti (da qui il nome scientifico), presentano scaglie cornee poco sviluppate e hanno la peculiarità di essere molto lunghe, conferendo una certa eleganza nella deambulazione. Il collo è relativamente lungo e la testa è ben proporzionata e particolarmente arrotondata, con grandi occhi che le danno un aspetto molto simpatico e docile.  Il dimorfismo sessuale è determinato dalla maggior dimensione della coda del maschio, il quale raggiunge anche dimensioni sostanzialmente superiori rispetto alla femmina. E’ difficilissimo riuscire a distinguere il sesso in questa specie fin quando non raggiunge dimensioni considerevoli. 
 
Comportamento: Sicuramente le tartarughe giganti hanno capacità celebrali superiori rispetto a molte altre specie, in particolare sembra da recenti studi che le tartarughe di Aldabra abbiano sviluppato una sorta di interazione sociale per la quale eseguono rituali identici tutti i giorni e con perfetta sincronia fra decine di esemplari.  In particolare è stato notato che i loro spostamenti quotidiani dalle spiagge, luogo in cui si vanno a rifocillare data la presenza di una vegetazione più abbondante e le dune con gli alberi dove vanno a ripararsi, avvenga in maniera simultanea tra tutti gli animali del gruppo che si spostano in fila indiana, creando lunghe colonne con ordine quasi militare. Lo stesso fanno per il ritorno della sera. Si ipotizza che abbiano sviluppato un istinto emulatore dettato dal fatto che quella routine abbia garantito loro la sopravvivenza per milioni di anni. Una caratteristica unica di questa specie è la possibilità di bere aspirando l’acqua dal naso, e non dalla bocca come le altre specie, ciò le consente di poter bere anche da pozze con un livello bassissimo d’acqua. Questa abilità si è resa necessaria per sopravvivere data l’assenza di corsi d’acqua su Aldabra. L’unica possibilità che D. Elephantina ha per bere è approfittare dei temporanei ristagni dell’acqua piovana nei piccoli crateri formatisi nel corso di milioni di anni nella superficie corallina.  Vivendo un di un isola non sorprende che le tartarughe di questa specie siano delle ottime nuotatrici, il che spiega il fatto che fossero riuscite a ripopolare l’isola dopo le inondazioni che le avevano cacciate in precedenza. L’indole di questa specie è particolarmente tranquilla e pacifica e specialmente gli esemplari adulti non sono affatto intimoriti dalla presenza dell’uomo, anzi spesso interagiscono chiedendo cibo e dimostrando di gradire di essere grattate sul collo allungandolo quasi a chiedere una maggiore intensità del gesto. 
   
Allevamento in cattività: L’allevamento in cattività di Dipsochelys Elephantina non presenta particolari difficoltà, in quanto questa specie è particolarmente robusta ed adattabile a diverse condizioni. In particolare mi riferisco all’alimentazione, infatti qualsiasi tipo di vegetale viene consumato avidamente, anche il fieno (che solitamente bisogna mischiare con erba fresca perché sia accettato dalle specie non desertiche), viene accettato quasi subito. La loro dieta dovrebbe basarsi al 90% di erbe selvatiche miste e solo per un 10% di frutti e fiori misti, con il solo fine di apportare una maggiore varietà vitaminica. L’integrazione con calcio e Vit. D3 per questa specie è ancora più importante che per altre, data la velocità con qui cresce.

seychelles_005res.jpg
N.B: Durnate la stagione al chiuso, la sommisitrazione di un cibo più povero (come il fieno per cavalli) ed in quantità non eccessive è molto importante, in quanto, se alimentati in abbondanza e con un eccesso di erba fresca, gli esemplari di questa specie tendono a crescere troppo sviluppando una crescita piramidale. Infatti, al chiuso, difficilmente la loro velocità di crescita è supportata da un adeguato livello di raggi U.V.B. tale da eguagliare ciò che avviene in natura.
Al fine di migliorare al massimo il rapporto crescita e assimilazione del calcio un importante apporto di luci a spettro totale inclusi i raggi U.V.B. è fondamentale.


Per animali sopra i 20cm di carapace la soluzione migliore è adottare proiettori con lampade HQI, in grado di garantire un migliore livello di raggi U.V.B. oltre che scaldare.

 Le tartarughe giganti di Aldabra bevono molto, perciò una fonte d’acqua da mantenere cambiata giornalmente è essenziale. Almeno durante il periodo estivo, dove gli animali dovrebbero poter stare all’aperto, sarebbe corretto offrire alle tartarughe di questa specie una pozza grande abbastanza per permetter loro di rimanere immerse nell’acqua, attività che amano molto e che le aiuta a mantenere una temperatura ottimale nei giorni in cui le temperature sono molto elevate. Per l’allevamento al chiuso durante i mesi freddi, le temperature base dovrebbero aggirarsi intorno ai 25/30°C, mentre il livello di umidità può variare 50% al 90%. Ovviamente la presenza di uno spot di calore più elevato è sempre richiesto. Con riferimento alla loro adattabilità, possiamo tranquillamente
 
affermare che non si tratta di una specie sensibile alle malattie e in particolare a quelle respiratorie, infatti è raro che una tartaruga di Aldabra allevata con criterio in cattività si ammali. In particolare gli esemplari adulti sono in grado di sopportare sbalzi notturni di 15°C senza problemi.  L’unico grosso limite nell’allevamento di questa specie è la taglia che raggiunge (in breve tempo). Mediamente i piccoli raggiungono i 40/50 cm di carapace e i 20 Kg di peso in 4/6 anni di vita in cattività. Ciò richiede un impegno particolare da parte dell’allevatore nel reperire cibo a sufficienza, infatti questi animali consumano un incredibile quantità d’erba (anche se la possibilità di somministrare fieno nei periodi di scarsità d’erba è un grande aiuto). L’altro aspetto difficoltoso ed oneroso dell’allevamento delle Dipsochelys Elephantina è quello di offrire spazi adeguati e riscaldarli durante il periodo invernale.   
alde_27-01-03_0016_res.jpg
 
Riproduzione:  Nonostante l’allevamento di D. Elephantina sia semplice e queste tartarughe vivano egregiamente e a lungo in cattività, per ciò che riguarda la riproduzione, si è ottenuta raramente e solo nel caso di progetti in cui le condizioni ambientali fossero il più simile possibile a quelle del loro ambiente naturale. Inoltre sembra che per poter sperare in un successo riproduttivo, si debbano mettere insieme gruppi abbastanza numerosi al fine di far nascere le interazioni e le alle quali questa specie è abituata nell’ambiente naturale. Una curiosità che caratterizza questa specie è che il maschio durante l’accoppiamento, non emette nessun tipo di suono, come invece la maggior parte delle altre specie. Per il resto l’accoppiamento risulta essere estremamente tranquillo e pacifico come l’indole di questa specie.  
 



Giovanni Gaibazzi