Provenienza Geografica e Storia: La storia di
questa specie è stata molto tormentata e fu messa più volte a rischio di
estinzione nel corso della sua esistenza, prima dagli eventi naturali e
successivamente dall’uomo. Infatti, a partire da 150.000 milioni di anni
fa, l’atollo di Aldabra si è visto sommergere dall’oceano Indiano per ben 3
volte in seguito alle glaciazioni nelle varie ere geologiche, fenomeni che
ebbero durate di alcune migliaia di anni. Incredibilmente, tutte e tre le volte
le tartarughe giganti riuscirono a ripopolare l’atollo. Curioso il fatto che
dopo le prime due glaciazioni, coccodrilli e lucertole (che precedentemente
come le tartarughe fecero sempre ritorno) non tornarono più, rendendo le
tartarughe le uniche padrone dell’atollo assieme agli uccelli.
Dipsochelys Elephantina o come comunemente viene chiamata “tartaruga
Gigante di Aldabra o delle Seychelles” è l’ultima superstite di una dozzina di
specie che erano presenti in molte isole dell’oceano
Indiano e che sono state portate all’estinzione
tra il XVIII e il XVIIII Secolo per colpa dei pirati e i navigatori dell’epoca
che le caricavano a centinaia sui velieri come fonte di carne fresca durante i
loro lunghi viaggi, sfruttando il fatto che questi animali possono restare
senza cibo per periodi molto prolungati. L’unico motivo per cui la
sottospecie che conosciamo oggi come una delle ultime superstiti di questo
genere si è salvata dall’assurdo stillicidio, fu per il fatto che era
originaria dell’atollo corallino di Aldabra, situato a circa 1.000Km a sud
ovest delle isole principali dell’arcipelago delle Seychelles e lontano dalle
tradizionali rotte commerciali delle navi. Inoltre, proprio perché l’atollo è
di origine corallina, perciò brullo e inospitale, caratterizzato da forti
piogge a intervalli irregolari, temperature elevate, mancanza di ripari e una
vegetazione scarsa dato il fondo corallino dell’isola, l’uomo non l’ha mai
trovato attraente per instaurarvi i propri insediamenti. All’inizio del XX
Secolo la Royal Society, decretò illegale lo sfruttamento delle tartarughe
giganti delle Seychelles vietandone la cattura. Successivamente con
l’indipendenza il Governo delle Seychelles aumentò l’impegno nella protezione
di questa meravigliosa specie, che oggi si può considerare fuori pericolo, dati
i numerosi progetti dello stesso governo Seychellese, che ha introdotto a scopo
riproduttivo gruppi di tartarughe giganti su alcune delle numerose isolette che
compongono l’arcipelago. L’atollo di Aldabra, che possiamo considerare il
serbatoio di sicurezza per questa specie, è una riserva naturale protetta sulla
quale si può accedere soltanto con permessi scientifici.
Aldabra è composto da
4 isole (Picard, Gran Terre, Malabar e Polymnie) che formano una grossa ellissi
di circa 10x30 Km dando origine ad un grosso lago al centro. La più grande
delle 4 isole, Grand Terre è formata da foreste di mangrovie, paludi e dune
coralline è anche quella che ospita il maggior numero di esemplari con una
densità per Km² tra le più alte al mondo (sulle altre
isole sono presenti solo pochissimi esemplari. Data l’assenza di predatori e il
gran numero di tartarughe, la selezione naturale qui è determinata
esclusivamente dalle quantità di cibo a disposizione, ciò fa fluttuare il
numero di esemplari ciclicamente, mantenendo sempre un perfetto equilibrio
naturale. La vera fortuna di questa specie oggi è quella di essere una
forte attrazione turistica per le isole, perciò di rivestire un
importante ruolo nella fertile industria del turismo Seychellese, che è anche
la primaria fonte di sostentamento economico per il paese. Questo è il
principale motivo per cui c’è tanto interesse nella loro protezione, ma almeno
in questo caso gli interessi coincidono con una giusta causa.
Descrizione Morfologica: Le
tartarughe di Aldabra, sono assieme a quelle delle Galapagos (Geochelone Nigra)
le più grandi al mondo, possono raggiungere dimensioni e pesi impressionanti
con una lunghezza del carapace dagli 80 ai 120 cm e un peso dagli 80 Kg ai 150
Kg, in alcuni casi sono stati censiti esemplari che raggiungevano i 300 Kg. Il
carapace è di colore grigio scuro ed è molto alto conferendo la caratteristica
forma particolarmente bombata che contraddistingue la specie. La pelle è
anch’essa di un grigio scuro uniforme ed è molto morbida e normalmente
idratata. Le grandi zampe,che ricordano quelle degli elefanti (da qui il nome
scientifico), presentano scaglie cornee poco sviluppate e hanno la peculiarità di
essere molto lunghe, conferendo una certa eleganza nella deambulazione. Il
collo è relativamente lungo e la testa è ben proporzionata e particolarmente
arrotondata, con grandi occhi che le danno un aspetto molto simpatico e docile.
Il dimorfismo sessuale è determinato dalla maggior dimensione della coda
del maschio, il quale raggiunge anche dimensioni sostanzialmente superiori
rispetto alla femmina. E’ difficilissimo riuscire a distinguere il sesso in
questa specie fin quando non raggiunge dimensioni considerevoli.
Comportamento: Sicuramente le tartarughe giganti
hanno capacità celebrali superiori rispetto a molte altre specie, in
particolare sembra da recenti studi che le tartarughe di Aldabra abbiano
sviluppato una sorta di interazione sociale per la quale eseguono rituali
identici tutti i giorni e con perfetta sincronia fra decine di esemplari.
In particolare è stato notato che i loro spostamenti quotidiani dalle
spiagge, luogo in cui si vanno a rifocillare data la presenza di una vegetazione
più abbondante e le dune con gli alberi dove vanno a ripararsi, avvenga in
maniera simultanea tra tutti gli animali del gruppo che si spostano in fila
indiana, creando lunghe colonne con ordine quasi militare. Lo stesso fanno per
il ritorno della sera. Si ipotizza che abbiano sviluppato un istinto emulatore
dettato dal fatto che quella routine abbia garantito loro la sopravvivenza per
milioni di anni. Una caratteristica unica di questa specie è la
possibilità di bere aspirando l’acqua dal naso, e non dalla bocca come le altre
specie, ciò le consente di poter bere anche da pozze con un livello bassissimo
d’acqua. Questa abilità si è resa necessaria per sopravvivere data l’assenza di
corsi d’acqua su Aldabra. L’unica possibilità che D. Elephantina ha per bere è
approfittare dei temporanei ristagni dell’acqua piovana nei piccoli crateri
formatisi nel corso di milioni di anni nella superficie corallina.
Vivendo un di un isola non sorprende che le tartarughe di questa specie
siano delle ottime nuotatrici, il che spiega il fatto che fossero riuscite a
ripopolare l’isola dopo le inondazioni che le avevano cacciate in
precedenza. L’indole di questa specie è particolarmente tranquilla e
pacifica e specialmente gli esemplari adulti non sono affatto intimoriti dalla
presenza dell’uomo, anzi spesso interagiscono chiedendo cibo e dimostrando di
gradire di essere grattate sul collo allungandolo quasi a chiedere una maggiore
intensità del gesto.
Allevamento in cattività: L’allevamento in cattività di Dipsochelys
Elephantina non presenta particolari difficoltà, in quanto questa specie è
particolarmente robusta ed adattabile a diverse condizioni. In particolare mi
riferisco all’alimentazione, infatti qualsiasi tipo di vegetale viene consumato
avidamente, anche il fieno (che solitamente bisogna mischiare con erba fresca
perché sia accettato dalle specie non desertiche), viene accettato quasi
subito. La loro dieta dovrebbe basarsi al 90% di erbe selvatiche miste e solo
per un 10% di frutti e fiori misti, con il solo fine di apportare una maggiore
varietà vitaminica. L’integrazione con calcio e Vit. D3 per questa specie è
ancora più importante che per altre, data la velocità con qui cresce.
N.B: Durnate la stagione al chiuso, la
sommisitrazione di un cibo più povero (come il fieno per cavalli) ed in
quantità non eccessive è molto importante, in quanto, se alimentati in
abbondanza e con un eccesso di erba fresca, gli esemplari di questa specie
tendono a crescere troppo sviluppando una crescita piramidale. Infatti, al
chiuso, difficilmente la loro velocità di crescita è supportata da un adeguato
livello di raggi U.V.B. tale da eguagliare ciò che avviene in natura.
Al fine di migliorare al massimo il
rapporto crescita e assimilazione del calcio un importante apporto di luci a
spettro totale inclusi i raggi U.V.B. è fondamentale.
Per animali sopra i 20cm di carapace la
soluzione migliore è adottare proiettori con lampade HQI, in grado di garantire
un migliore livello di raggi U.V.B. oltre che scaldare.
Le tartarughe giganti di Aldabra bevono
molto, perciò una fonte d’acqua da mantenere cambiata giornalmente è
essenziale. Almeno durante il periodo estivo, dove gli animali dovrebbero poter
stare all’aperto, sarebbe corretto offrire alle tartarughe di questa specie una
pozza grande abbastanza per permetter loro di rimanere immerse nell’acqua,
attività che amano molto e che le aiuta a mantenere una temperatura ottimale
nei giorni in cui le temperature sono molto elevate. Per l’allevamento al
chiuso durante i mesi freddi, le temperature base dovrebbero aggirarsi intorno
ai 25/30°C, mentre il livello di umidità può variare 50% al 90%. Ovviamente la
presenza di uno spot di calore più elevato è sempre richiesto. Con riferimento
alla loro adattabilità, possiamo tranquillamente
affermare che non si tratta di una specie
sensibile alle malattie e in particolare a quelle respiratorie, infatti è raro
che una tartaruga di Aldabra allevata con criterio in cattività si ammali. In
particolare gli esemplari adulti sono in grado di sopportare sbalzi notturni di
15°C senza problemi. L’unico grosso limite nell’allevamento di questa
specie è la taglia che raggiunge (in breve tempo). Mediamente i piccoli
raggiungono i 40/50 cm di carapace e i 20 Kg di peso in 4/6 anni di vita in
cattività. Ciò richiede un impegno particolare da parte dell’allevatore nel
reperire cibo a sufficienza, infatti questi animali consumano un incredibile
quantità d’erba (anche se la possibilità di somministrare fieno nei periodi di
scarsità d’erba è un grande aiuto). L’altro aspetto difficoltoso ed oneroso
dell’allevamento delle Dipsochelys Elephantina è quello di offrire spazi
adeguati e riscaldarli durante il periodo invernale.
Riproduzione: Nonostante
l’allevamento di D. Elephantina sia semplice e queste tartarughe vivano egregiamente
e a lungo in cattività, per ciò che riguarda la riproduzione, si è ottenuta
raramente e solo nel caso di progetti in cui le condizioni ambientali fossero
il più simile possibile a quelle del loro ambiente naturale. Inoltre sembra che
per poter sperare in un successo riproduttivo, si debbano mettere insieme
gruppi abbastanza numerosi al fine di far nascere le interazioni e le alle
quali questa specie è abituata nell’ambiente naturale. Una curiosità che
caratterizza questa specie è che il maschio durante l’accoppiamento, non emette
nessun tipo di suono, come invece la maggior parte delle altre specie. Per il
resto l’accoppiamento risulta essere estremamente tranquillo e pacifico come
l’indole di questa specie.