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Tassonomia: Testudo Hermanni
Informazioni generali:
Testudo Hermanni si divide in due sottospecie, T. Hermanni Bottgeri, la cui distribuzione si estende in Europa, in gran parte della regione Balcanica comprendente Bulgaria, Romania, Ex Jugoslavia e T. Hermanni Hermanni, che trova invece il suo areale in Italia, in particolare nelle regioni del centro sud e la Liguria, fino ad estendersi in Francia nella zona della Costa Azzurra, che determina anche il suo limite territoriale verso ovest.
Le differenze morfologiche tra le due sottospecie non sono evidentissime, anche se un occhio esperto sarà sicuramente in grado di distinguerle agevolmente.Infatti la T. Hermanni Bottgeri, raggiunge dimensioni maggiori (femmine circa 20/22 cm maschi 15 cm), rispetto a T.Hermanni Hermanni (femmine circa 15 cm maschi 12cm) , inoltre un importante segno distintivo è la macchiatura del piastrone, che in T.H.Bottgeri può essere a sfondo giallo con macchie nere più o meno regolari, mentre in T.H.Hermanni è a sfondo giallo con grosse macchie nere uniformi a coprire quasi interamente ogni scaglia del piastrone.Un altro segno distintivo dovrebbe essere il colore, Giallo più intenso quasi, di color oro per T.H.Hermanni e giallo più chiaro per T.H.Bottgeri, ma questo è un termine di differenziazione molto variabile, perciò non molto attendibile. Per il resto le due sottospecie sono molto simili, infatti la forma del carapace è abbastanza bombata e di colore giallo chiaro/scuro con macchie più o meno diffuse di color nero.La testa è grigia con macchie gialle più o meno evidenti.Il dimorfismo sessuale è molto evidente ed è determinabile essenzialmente dalla dimensione della coda, che nel maschio è molto sviluppata. N.B: Questa specie, come la quasi totalità delle tartarughe da terra, rientra nella lista C.I.T.E.S. organizzazione a livello mondiale atta alla protezione e la conservazione delle specie animali e vegetali selvatiche a rischio di estinzione. Essendo questa una specie che possiamo quasi considerare “autoctona” (dico quasi perché almeno in nord Italia le condizioni climatiche sono al limite per il loro allevamento) in Italia è inserita all’interno dell’allegato A, che di fatto ne limita notevolmente la commercializzazione da parte di allevatori e negozianti.Ciò che di primo acchito potrebbe sembrare una giusta ed utile salvaguardia nei confronti di animali minacciati di estinzione, si rivela essere in realtà la loro disgrazia. Infatti proprio perché così semplice da allevare ed estremamente popolare tra gli appassionati, molta gente non si fa scrupoli a reperire in natura esemplari adulti che poi vengono rivenduti a prezzi elevati sul mercato nero.Ovviamente per animali che impiegano almeno 10/15 anni prima di essere riproduttivi, l’asportazione in grandi numeri degli adulti da una zona ne determina un declino veloce ed inarrestabile.Se questa specie fosse sottoposta ad una morsa protezionistica meno restrittiva (ad esempio come molte specie esotiche come G. Carbonaria, G. Prdalis etc…) sarebbe sicuramente più semplice per allevatori, amatori, negozianti soddisfare le richieste del mercato, che in questo caso diventerebbe completamente legale, evitando l’interesse degli appassionati verso il mercato nero che di fatto non avrebbe motivo di esistere in quanto nessuno sarebbe così stupido da rischiare quando ciò che vuole è facilmente reperibile presso il primo negozio di animali vicino a casa.Parallelamente, sarebbe fondamentale una opportuna politica di ripopolamento che dovrebbe essere organizzata con centri in grado di preservare gli esemplari tipici di ciascuna zona e riprodurli a scopo re-introduttivo. Ciò è molto importante poiché non tutti sanno che ciascuna specie a seconda della località di origine ha dei caratteri biologici ben precisi, determinabili solo tramite test del DNA. Inoltre esemplari provenienti da zone diverse o dalla cattività potrebbero essere portatori sani di virus per loro innocui, ma estremamente pericolosi in natura e potrebbero originare delle vere e proprie epidemie a danno delle popolazioni selvatiche.Per questi motivi la reintroduzione “amatoriale” in natura, di qualsiasi specie di tartaruga (animale in genere) è sbagliata, quindi questa attività deve essere affidata esclusivamente alle organizzazioni preposte.Il dato dolente è che in Italia questi centri non esistono (perlomeno non siamo a conoscenza di progetti seri al momento in cui scriviamo) perciò tutto quanto detto qui sopra diventa difficilmente applicabile.
Allevamento in cattività: L’allevamento di questa specie dovrebbe essere effettuato rigorosamente all’aperto tutto l’anno, vista la possibilità di affrontare il letargo. Tuttavia è doveroso fare alcune distinzioni, infatti nonostante l’aspetto di queste due sottospecie sia molto simile esteticamente, va ricordato che T.H.Bottgeri proviene dalle zone Balcaniche perciò molto più adattabile ai climi del nord italia. Infatti anche in caso di allevamento in terreni con esposizione solare non ottimale, riescono ad adattarsi discretamente bene senza mostrare particolari problemi di salute.T.H.Hermanni invece, provenendo da zone ben più meridionali e spesso in prossimità del mare, se allevata in Nord Italia si adatta meno bene e spesso non riesce a sopravvivere più di qualche anno se non allevata in un terreno esposto a sud. Una cosa importante da non sottovalutare è la costituzione dei gruppi degli animali che assolutamente non devono contenere più di un maschio, onde evitare che questi combattano continuamente finendo per ferirsi a vicenda. Il maschio dovrebbe essere comunque tenuto separato anche dalle femmine, ed unito al gruppo solo per gli accoppiamenti, infatti in questa specie è particolarmente cruento e rischia di ferire anche le femmine se rimane troppo tempo con loro.Per ciò che riguarda le femmine, anch’esse sono territoriali, anche se molto meno rispetto i maschi, e possono essere tenute insieme, ma a patto che lo spazio sia abbastanza per contenerle tutte comodamente. Soddisfatti questi requisiti, è importante offrire alle tartarughe una fonte d’acqua dalla quale potersi abbeverare ogni volta che lo desiderano ed una tana, che può essere una casa di legno o cemento, l’importante è che sia ben isolata e protetta dall’acqua e l’umidità, nemica di questa specie, che preferisce un ambiente mediamente secco. Provvedere all’allestimento di una buona tana sarà molto importante se alleviamo all’aperto, infatti questo rifugio sarà anche il posto in cui le tartarughe passeranno il letargo, una fase estremamente delicata della loro esistenza, durante la quale, rallentano tutto il loro metabolismo fino a non necessitare ne di bere ne di mangiare praticamente per 5/6 mesi.Per ciò dobbiamo evitare che la tana si possa allagare con le piogge favorendo la formazione del ghiaccio a diretto contatto degli animali, che durante il letargo si sotterrano più o meno a seconda della temperatura. Più questa si abbassa e più loro scendono, riuscendo a mantenere temperature corporee intorno ai 5°C che consentono loro di sopravvivere a temperature esterne al di sotto degli 0°C. Per il resto, non bisogna più preoccuparsi di niente, infatti se le condizioni sono ottimali questi animali potranno attingere a pieno dei benefici offerti dalla vita in cattività, protetti e controllati dall’occhio dei loro custodi, il sole e la vita all’aria aperta faranno il resto.
Alimentazione: Se il giardino o lo spazio in cui teniamo le nostre tartarughe è abbastanza grande ed è ricoperto da erba mista selvatica, l’alimentazione delle ns. tartarughe sarà molto semplice, infatti non dovremo fare assolutamente niente, loro penseranno da sole ad approfittare delle erbe del giardino, la miglior dieta possibile per le tartarughe di terra.Il ns. unico compito sarà quello di mantenere l’erba rigogliosa innaffiando per qualche minuto al giorno nei mesi più caldi, si consiglia di innaffiare da metà mattino fino alle prime ore dopo mezzo giorno, in modo che il sole asciughi bene il terreno prima che arrivi la notte e quindi non rimanga umidità eccessiva che potrebbe causare malesseri per le tartarughe, se possibile comunque mai innaffiare nella zona della tana. Assolutamente sconsigliabile la somministrazione di frutta e verdura, se non in maniera sporadica, infatti con un eccesso di questi alimenti può causare problemi gastrointestinali alle tartarughe. Magari si possono sfruttare questi alimenti particolarmente graditi per offrire una dose extra di calcio (spolverando gli alimenti con il carbonato di calcio). Il fattore che ci indicherà se i nostri animali stanno mangiando bene saranno le loro feci, infatti queste dovranno essere il più secche e piene di filamenti di erba possibile.Se al contrario si presenteranno liquide o comunque non ben formate, significa che qualcosa nella dieta non và. E’ possibile, che in natura T. Marginata si imbatta nella carogna di qualche animale morto, perciò è concesso offrire in maniera assolutamente occasionale una piccola integrazione proteica costituita da mangimi in pellet.Nell’allevamento di T. Marginata all’aperto l’integrazione con vit. D3 non è consigliata se non in quantità minime, infatti il sole sarà sufficiente a stimolarne la formazione naturale da parte dell’animale.
Riproduzione: Poche settimane dopo il risveglio dal letargo, la stagione degli accoppiamenti inizia in maniera intensa e il maschio si accoppia continuamente con tutte le femmine che ha a disposizione. Come brevemente accennato poco sopra, l’accoppiamento di T. Hermanni molto cruento e vede il maschio protagonista di vere e proprie violenze ai danni della femmina.Infatti, quest’ultimo segue la femmina, morsicandole le zampe posteriori, poi quando la raggiunge, le morde quelle anteriori e se riesce il muso.Dopo queste prime schermaglie inizia a cozzarla con il suo osso gulare, fino che la povera femmina sfinita decide di desistere e concedersi al corteggiatore, il quale esegue il rito dell’accoppiamento. Verso il mese di Maggio inizia il periodo delle deposizioni che continua fino ad Agosto, in questo lasso di tempo le femmine possono deporre fino a 3 covate da 3-4 uova (T.H.H.) oppure 6-8 (T.H.B).Un chiaro sintomo che ciò sta per accadere è il fatto che le femmine si aggirino nervosamente per il perimetro del loro recinto, anche ad orari in cui normalmente non lo farebbero, annusando il terreno e scavando con le zampe anteriori. Per riuscire a scavare nella terra secca, la femmina inizia ad orinare sul luogo prescelto, e poi a scavare con le zampe posteriori, fino a creare un nido solitamente profondo 10 cm nel quale verranno deposte le uova di forma sferica.Questa operazione può durare dalle 3 alle 5 ore, a seconda dell’individuo. In alcuni casi è sufficiente lasciare le uova al loro destino e aspettare che si schiudano, magari delimitando con una rete la zona della deposizione.Però non sempre i piccoli nascono se le condizioni non sono perfette, perciò chi dispone di un incubatrice per rettili, farebbe meglio a raccogliere le uova facendo attenzione a non capovolgerle (anche se per i primi due tre giorni dopo la deposizione non si corrono particolari rischi infatti l’embrione deve ancora formarsi) e metterle in incubatrice a 30°C 32°C, temperature che dovrebbero favorire la nascita di femmine. All’incirca dopo 60/80 giorni di incubazione possiamo aspettarci i primi piccoli che usciranno dall’uovo.
N.B. Nel caso alcuni piccoli nascessero ed altri no, non bisogna essere frettolosi nel rimuovere le uova, infatti in alcuni casi certi embrioni hanno tempi di sviluppo diversi, perciò è sempre meglio tenere le uova in incubatrice per lunghi periodi dopo le date previste per la nascita.
Cura dei neonati: E’ necessario lasciare i piccoli dentro l’uovo fino a che non riescono ad uscire completamente, (eventualmente se notiamo che il liquido di cui è composto l’interno dell’uovo diventa appiccicoso, possiamo rimuovere momentaneamente i piccoli con tutto l’uovo e metterli dentro ad una vaschetta con acqua tiepida, in modo da ammorbidire il liquido e permettere ai piccoli di liberarsi). Una volta che i piccoli si sono liberati dall’ingombrante protezione, dobbiamo rimuoverli dall’incubatrice, lavarli sotto l’acqua tiepida, per poi rimetterli nuovamente in incubatrice per altri due/tre giorni dentro ad un vasetto riempito con un filo d’acqua (in modo da permettere ai piccoli di rimanere idratati), fino a che il sacco vitellino non si è riassorbito completamente.
N.B: Se durante le operazioni di abbandono del guscio i piccoli dovessero ferirsi il sacco vitellino, non dovrebbe essere un grosso problema, ma bisogna provvedere a disinfettarlo con Betadine ben diluito con acqua.
Finalmente è arrivato il momento di rimuovere definitivamente i piccoli dall’incubatrice e metterli in una teca di adeguate dimensioni per contenerli comodamente tutti.Molto importante ricordare che sia negli adulti che nei neonati il sovraffollamento è una delle principali cause di problemi. Perciò bisogna fare molta attenzione per capire quali sono i soggetti che mangiano e quelli che stentano a decollare ed eventualmente dividerli in un'altra teca. La teca per i neonati, dovrà avere gli stessi requisiti di quella per gli adulti in termini di temperature, umidità etc…Se allevati con attenzione, la crescita iniziale sarà entusiasmante, e gli animali arriveranno a raggiungere quasi il doppio delle loro dimensioni iniziali dopo pochissimo tempo ripagandoci di tutte le fatiche e le attenzioni a loro dedicate. In merito al primo letargo ci sono due correnti di pensiero; alcuni sostengono che è meglio lasciare al proprio destino i piccoli fin da subito, in modo che la selezione naturale faccia il suo corso e che solo i forti sopravvivano (teoria che mi trova concorde), dall’altra parte c’è chi sostiene che in cattività sia giusto dare una possibilità in più anche agli esemplari meno forti.Tuttavia, nel caso si volesse tentare di tenere svegli i piccoli, il terrario dovrà avere la zona più estesa ad una temperatura di 25°C e uno spot di calore di 40°C sotto al quale i piccoli potranno termoregolare a piacimento.Dovremo provvedere a porre una fonte d’acqua nel terrario per permettere ai piccoli di abbeverarsi, e fare loro un bagno tiepido di circa 5 min una volta al giorno, prima di dar oro da mangiare, per evitare che si disidratino (eventualità estremamente facile per tutti i piccoli di tartaruga). Per ciò che riguarda la dieta, sarà la stessa già descritta per gli adulti.
Giovanni Gaibazzi
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