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23/07/2009

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 01/01/2009

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Da 200 Milioni Di Anni Sulla Scena Del Mondo

1.      Prefazione

 

Questo testo è stato scritto circa a metà degli anni 80 da Pietro Campanini, allora giovane studente di giurisprudenza, motivato dalla sua grande passione per le tartarughe.  Mai pubblicato, nonostante il tempo passato, il libro si rivela estremamente attuale anche ai giorni nostri, tolte alcune inevitabili imprecisioni dovute al cambiamento della nomenclatura o altre piccole variazioni.

Per questo motivo abbiamo deciso di metterlo a disposizione di tutti gli appassionati che vogliano approfondire in maniera esigente le caratteristiche d'allevamento e le informazioni naturali-scientifiche delle tartarughe appartenenti al genere Testudo.

  

2.      da 200 milioni di anni sulla scena del mondo

 

        La tartaruga: un animale familiare a tutti. Eppure così profondamente ancestrale da essere il più antico vertebrato terrestre giunto ai nostri giorni.

Testimone impassibile della nascita e dell'estinzione dei dinosauri, la tartaruga ha sfidato intere ere geologiche grazie alla sua formidabile corazza, la più efficacie struttura di difesa mai posseduta da un vertebrato.

L'improvviso declino subito dalle tartarughe negli ultimi decenni mostra, purtroppo, come anche una robusta corazza non sia una protezione sufficiente contro il loro peggior nemico: l'uomo.

Le tartarughe del bacino del Mediterraneo sono minacciate sia dalla distruzione e dal degrado degli habitat, sia dalle catture indiscriminate.

La meccanizzazione dell'agricoltura, l'abuso di pesticidi, gli incendi e le cave sono tanto responsabili della scomparsa di testuggini terrestri per centinaia di chilometri di coste, quanto la raccolta e il commercio illegali (prima legali) delle stesse. Tra il 1946 e il 1984 sono state catturate ed esportate in Nord Europa ed in America circa 20.000.000 di tartarughe mediterranee: queste sono cifre confermate da diversi studiosi che si sono occupati del problema, come M.R.K. Lambert, P.W.B. Collins, K. Laurence  ed altri.

Circa l'80% morirono entro il primo anno, nonostante alcune sopravvissero, la vita media successiva si aggirava intorno ai tre anni. Se poche tenaci sono sopravvissute è stato solo grazie all'esperienza dei loro proprietari (previo sacrificio di altre sfortunate), alla fortuna di essere capitate in zone simili a quelle da cui provenivano, o infine grazie a persone che, per amore dei loro animali e rispetto della natura, si sono presi il disturbo di studiare la poca letteratura nazionale ed internazionale esistente.

Oltre ad integrare la letteratura nazionale che, se pure valida, è ancora scarsa, questi appunti tentano di spiegare nel modo più semplice possibile come far vivere degnamente ed a lungo questi meravigliosi animali in cattività per non sprecare questo patrimonio prezioso che abbiamo la fortuna di possedere ancora. Compito di ogni allevatore che si rispetti è, secondo me, oggi, quello di conservare a lungo ed in buona salute gli esemplari in suo possesso. Oltre a farli riprodurre, dovrebbe ostacolare il commercio illegale e la predazione, anche ponendo sul mercato i piccoli nati in cattività con gli appositi documenti in modo da annientare questa violenza contro natura. Dovrebbe, inoltre, favorire i progetti di salvaguardia e reintroduzione, ed in fine, cercare di sensibilizzare i nuovi allevatori e coloro che pur già possedendo queste bestie non hanno avuto modo di capire la "missione" a cui sono tenuti. Chi non si sente di affrontare questi discorsi, non vuole o non può soddisfare tutte le esigenze di questi animali, è meglio che si dedichi ad altri interessi.

Per concludere questa fase introduttiva, tengo a specificare che allevare tartarughe non è un delitto; anzi, se fatto secondo le regole qui descritte, può dare a noi grandissime soddisfazioni, ed a loro una vita lunga, tranquilla, agiata e piena di abbondanza; diversamente le costringeremmo ad un prigionia terribile in attesa della morte.

3.      Zoografia ed evoluzione

 

        Esiste una miriade di fattori che influenzano la distribuzione delle tartarughe nel mondo. Le più importanti sono la temperatura dell'aria, le ore di sole, la disponibilità di calcio, di cibo e l'attività dell'uomo. Fattori secondari sono l'altitudine, i predatori e la competizione tra esseri viventi.

Temperatura dell'aria

La temperatura dell'aria è di vitale importanza per le tartarughe tropicali che sono native di luoghi dove la temperatura media estiva ed invernale varia da 26 a 30 C°.

Le tartarughe mediterranee, invece, hanno adottato diverse strategie per superare le condizioni avverse invernali, tali strategie oggi sono diventate di vitale importanza per queste specie.

Una temperatura dell'aria tra i 18 e 28 C° è sufficiente, grazie al colore del carapace che assorbe i raggi infrarossi, per mantenere la loro temperatura corporea a circa 30 C° durante il periodo di attività, viceversa temperature tra +5 e -5 C° permette loro di mantenere la temperatura corporea a 4 C° durante il letargo. Le tartarughe mediterranee quindi non si adatteranno senza particolari accorgimenti in luoghi dove l'inverno è troppo mite (o eccessivamente freddo) o l'estate troppo calda (o troppo fredda): ad esempio il Nord Europa ha estati troppo fredde e inverni troppo miti, in misura meno vistosa anche il Nord Italia, il Sud della Francia ed il Nord della Spagna, eccettuate le zone costiere  hanno climi non del tutto corretti anche se compatibili; è per questo che chi abita in queste zone limite deve fare attenzione a rispettare scrupolosamente tutti gli altri parametri di corretto mantenimento ed avere sempre la massima attenzione per l'eventuale possibilità che insorgano malattie.

Chi vive in Nord Europa, in montagna o in paesi tropicali o subtropicali dovrà supplire artificialmente a ciò a cui madre natura non provvede; mentre chi vive i luoghi ideali, ugualmente non dovrà esentarsi dal rispettare tutte le esigenze base per mantenere questi animali in buona salute: alimentazione, spazio, rispetto delle specie, numero...ecc.

Sole

Tutte le tartarughe utilizzano il sole direttamente o indirettamente per mantenere la loro temperatura corporea adeguata durante tutto l'anno. Quelle mediterranee hanno bisogno di almeno 2500 ore di sole all'anno per resistere a lungo termine.

Dal Nord Africa all'Europa le ore di sole diminuiscono da sud a nord gradualmente e le tartarughe in Europa non esistono al di sopra della linea delle 2500 ore di sole (questa linea in Italia passa sugli Appennini Tosco-Emiliani, appena oltre le Alpi siamo già a 2000). Non solo, ma da Sud a Nord diminuisce l'angolo dei raggi rispetto alla terra, tutto ciò significa che tanto più a Nord ci troviamo tanto meno sole possono utilizzare, di conseguenza tutte le funzioni corporee sono diminuite, compreso l'assorbimento delle sostanze utili dal cibo.

Le tartarughe in buona salute al mattino andranno al sole nel punto più caldo fino a quando non raggiungeranno la temperatura ideale, poi cominceranno ad alimentarsi per poi riposarsi all'ombra di un cespuglio ed alla sera cercheranno un bell'angolo riparato per la notte. Diversamente una tartaruga malata si posizionerà in un luogo intermedio senza più muoversi fino a sera, una molto malata, infine, non si sposterà nemmeno per cercare di scaldarsi (forse per sentire meno dolore), addirittura negli stadi terminali tenterà di ibernarsi.

Quindi se abitiamo al di sopra della fatidica linea delle 2500 ore di sole dovremo provvedere a fonti radianti di calore supplementare come una lampada a faro emettente luce bianca (day light).

Calcio

Circa 40.000.000 di anni A.C. il Nord Africa e il Sud Europa erano coperti da un mare tropicale ricco di coralli e conchiglie, ritirandosi questo mare ha lasciato un deposito indefinito di calcare che col passare delle ere geologiche si è trasformato in carbonato di calcio; tutto ciò ha creato per le tartarughe una fonte  inesauribile di calcio ideale per la crescita del loro carapace.

Questa risorsa è essenziale per la loro vita tanto che ad esempio il Portogallo, che non è stato soggetto a questo fenomeno di evaporazione, pur avendo un clima ideale non è abitato da alcuna specie di tartaruga allo stato selvatico.

Disponibilità di cibo

Anche se le tartarughe possono esistere in zone particolarmente povere di cibo, un minimo ne deve esistere. Infatti il deserto Arabo, il Negev, ed il Sahara costituiscono il confine Sud delle tartarughe mediterranee.

Altitudine

Le tartarughe non possono vivere in alta montagna (per alta montagna si consideri la latitudine, è ovvio che tanto più ci spostiamo verso Sud tanto più in alto si possono trovare).

Naturalmente non è l'altitudine che le ferma ma la temperatura.

Predatori

Le tartarughe adulte potenzialmente non hanno predatori, eccetto l'uomo. Tuttavia, le uova ed i piccoli possono essere predati da moltissimi animali quali, in particolar modo, i ratti che possono uccidere in pochi minuti anche esemplari sub-adulti.

Le tartarughe in natura superano questo problema deponendo ogni anno circa una ventina di uova a testa in due o tre volte, in tal modo le perdite in gioventù non intaccano le popolazioni.

Competizione

Diversi animali competono con le tartarughe, come conigli e pecore, tuttavia quando il cibo scarseggia per siccità, le tartarughe possono vivere felicemente dove i mammiferi muoiono di fame.

Ciò può accadere solo grazie al loro formidabile sistema di risparmio di energie (per mantenere la temperatura corporea) e di liquidi.

3.1 EVOLUZIONE

Le tartarughe mediterranee (che vanno in letargo) si sono evolute dalle tartarughe tropicali (che non vanno in letargo). Originariamente vivevano in aree tropicali, ma le modificazioni avvenute in tempi geologici hanno creato i deserti africani imponendo ad un certo numero di esse la separazione e l'evoluzione in modo diverso rispetto alle loro sorelle, le modificazioni climatiche hanno compiuto il resto dell'opera.

Modificazioni più recenti come il formarsi di montagne, mari, fiumi hanno separato alcuni gruppi da altri dando origine a nuove specie e sottospecie: sono specie diverse quando l'incrocio è impossibile o da origine a individui sterili (Hermanni, Graeca ecc.), sono sottospecie, invece, quando le differenze sono tali da prevenire solo parzialmente l'incrocio (Graeca Graeca, Graeca Ibera).

4.      SPECIE E SOTTOSPECIE

 

        Nelle regioni adiacenti al bacino del Mediterraneo vivono cinque specie di tartarughe tutte appartenenti al genere Testudo. Osservandole attentamente non è difficile distinguerle.

Occorre, preliminarmente, notare che una differenza di specie non è cosa irrilevante, quindi, vuol dire che un individuo di una specie non si trova bene in compagnia di un altro individuo di una specie diversa: sarebbe come dire che un essere umano si trova bene con uno scimpanzé; quindi attenzione! non pensiate di fare loro cosa gradita se, ad esempio, regalate un compagno Hermanni ad una femmina Graeca!

Fatta questa premessa passiamo in rassegna le diverse specie:

 

Testudo Graeca

Il primo a descrivere la specie fu Carolus Linnaeus nel 1758. Nonostante il nome non è originaria della Grecia (oggi si può, tuttavia, trovare anche in Grecia ma solo a causa di introduzione da parte dell'uomo). Il nome invece deriva dal fatto che il suo carapace a Linneo sembrava un mosaico greco. In realtà l'areale originario delle Testudo Graeca va dalla Spagna, Nord Africa, Iran, Turchia, Romania, Bulgaria e Balcani, si è poi adattata in Grecia ed in Italia, soprattutto in Sicilia e Sardegna.

Caratteristica fondamentale di questa specie è che nell'area femorale, tra la coda ed il ginocchio, si trovano due tubercoli conici, corazza molto convessa, colore della pelle giallo-verde, testa massiccia, cinque unghie anteriori e quattro posteriori.

 

Testudo Hermanni

Descritte per la prima volta da Gmelin Hermann nel 1789. Rispetto alla Testudo Graeca vive in regioni più fredde, infatti è distribuita nelle regioni centrali e meridionali italiane, nella Ex-Iugoslavia, Albania, Grecia fino al Mar Nero e Francia meridionale, introdotta poi anche in Turchia e in Spagna.

Caratteristica fondamentale di questa specie è la scaglia sopracaudale divisa verticalmente a metà, e un tubercolo corneo sulla punta della coda, per il resto non si differenzia molto dalla Testudo Graeca se non per la testa e gli arti che sono un po' più snelli.

 

Testudo Marginata

Fu descritta per la prima volta da Schoepff nel 1792. È originaria della Grecia Meridionale e del Peloponneso, è stata però introdotta successivamente anche in Italia centrale ed in Sardegna dove pare essersi perfettamente naturalizzata tanto da aver assunto caratteristiche peculiari.

Caratteristica fondamentale è senza dubbio il margine posteriore del carapace particolarmente pronunciato, forma del guscio allungata, sul piastrone ci sono, inoltre, sei grosse macchie nere a forma di triangolo con vertice rivolto verso la coda e posizionati a coppie verticali parallele, dimensioni cospicue rispetto alle altre dello stesso genere (non sono rari i casi di individui che superino i 30 cm), colore della pelle nero sugli arti e la testa, mentre è bianco o arancione alla base del collo, spalle e inguini.

 

Testudo Horsfieldi

Descritta per la prima volta da Gray nel 1844. È la tartaruga terrestre che vive nelle latitudini più a nord (52°N) dalle fredde regioni del Kazakistan, le regioni intorno al Mar Caspio fino al Pakistan.

Dal momento che queste regioni sono soggette a climi estremi, sono dotate di una specie di liquido anticongelante naturale nel sangue che permette loro di sopportare durante il letargo temperature di diversi gradi sotto lo 0, durante l'estate invece sono costrette ad andare in estivazione, pare, infatti, che queste bestie abbiano solo tre o quattro mesi di attività all'anno. Questo loro particolare adattamento fa pensare di poter stabulare queste bestie ovunque, ma la realtà è ben diversa, infatti, fanno molta fatica ad adattarsi a climi umidi o in luoghi dove le condizioni non sono tali da costringerle ad andare in estivazione.

Caratteristiche fondamentali della specie sono: quattro unghie su tutte le zampe, guscio molto ribassato e con forma quasi circolare, le dimensioni non sono molto cospicue (max 15-20 cm) ed il colore del carapace è fondamentalmente marrone.

 

Testudo Kleinmanni

Descritta per la prima volta da Lortet nel 1883. L'areale dove è diffusa comprende: Sinai, Libia e principalmente Egitto. Caratteristica fondamentale di questa specie è la dimensione particolarmente ridotta degli adulti, i maschi, infatti, non superano i cm 9,5, mentre le femmine possono raggiungere i cm 12, il piastrone è di colore chiaro con due macchie scure triangolari simili a quelle della T. Marginata (alcuni esemplari provenienti dalla Libia sono privi di questa caratteristica), il carapace è di colore giallo pallido con ciascuna scaglia bordata di marrone scuro. È l'unica del genere Testudo a non trascorrere l'inverno in letargo infatti, nei luoghi d'origine  la temperatura non scende mai al di sotto dei 15 C° (intesa come media). Altra caratteristica peculiare di questa tartaruga è che durante gli accoppiamenti sia il maschio che la femmina sono particolarmente sonori paragonati agli altri dello stesso genere. Attenzione, questa specie non può assolutamente convivere con altre Testudo di diversa specie, infatti è molto sensibile, e viene facilmente colpita da infezioni di cui le altre sono portatrici sane.

 

4.1 SOTTOSPECIE

A differenza delle specie, le sottospecie non sono facilmente riconoscibili, infatti da un lato esistono diverse correnti scientifiche non del tutto concordanti, dall'altro le varie introduzioni dell'uomo hanno provocato la nascita di innumerevoli ibridi dando luogo a non pochi problemi di classificazione, da ultimo, forma e colore del carapace sono influenzate per un 50% da ambiente e alimentazione, tanto che due tartarughe sorelle, ma cresciute in luoghi molto diversi possono sembrare  di sottospecie diverse.

Quindi solo una analisi del DNA può stabilire con sicurezza l'appartenenza ad una sottospecie piuttosto che ad un'altra.

Ad ogni modo, la seguente classificazione è quella che preferisco e secondo me più facile da identificare ad occhio nudo.

 

Testudo Graeca

Prendendo spunto dalle differenti caratteristiche che assumono a seconda del territorio in cui vivono, si distinguono tra T. Graeca Graeca, T. G. Ibera, T. G. Terrestris e T. G. Zarudnyi (date le zone di provenienza, normalmente le Ibera e Zaridnyi sono predisposte per il letargo, mentre Graeca ed Ibera no) le quali, a loro volta, a causa dell'isolamento dovuto all'esistenza di barriere naturali dei loro territori d'origine, per ciascuna sottospecie si distinguono ulteriori sottocalssificazioni, ma per non complicare troppo un discorso già di per sè complicato ed impreciso, mi limito a descrivere le caratteristiche principali di ciascuna sottospecie, all'uopo introducendo, in modo estremamente sintetico, le ulteriori sottoclassificazioni in cui le sottospecie si estrinsecano.

 

Testudo Graeca Graeca (Sottospecie)

L'habitat di questa sottospecie si estende dalle pendici delle Atlas Mountains, Marocco, Parte della Tunisia, fino alla Libia, (quelle della Spagna, Sicilia e Sardegna sembrano appartenere a questa sottospecie). A seconda della zona di provenienza può, o non può, sopportare un periodo di latenza invernale.

Il colore di fondo del carapace è tendenzialmente giallo (più chiaro o più scuro a seconda della regione di provenienza), ogni scaglia di Testudo Graeca ha, poi un disegno a forma di C e un punto  al centro di colore marrone scuro. La T. Graeca Graeca oltre a questi ha un'altra serie di macchiette scure sparse casualmente su tutto il carapace, più o meno frequenti a seconda della zona di provenienza, la C è inoltre interrotta da linee radiali chiare.

Gli occhi di questa sottospecie sono leggermente sporgenti rispetto alle altre, e le unghie sfumano dal bruno alla base al chiaro sulle punte.

Della Testudo Graeca Graeca si distinguono ulteriori sottocategorie a seconda delle regioni di provenienza:

  • Testudo G. Soussensis: (originariamente anche Forculachelis Whitei) di taglia più grande - circa 30 cm - rispetto alla greca greca, vive nella parte sud-occidentale del Marocco, nella valle del Souss, isolata dalle altre popolazioni dalle montagne atlantiche;
  • Testudo G. Greca: Distribuita nella parte mediterranea nord del Marocco fino al confine della Tunisia, comprendendo le popolazioni del sud della Spagna e delle isole mediterranee (Sicilia, Sardegna e Baleari). Le dimensioni, di solito sono inferiori ai 25 cm e la colorazione varia dal verde chiaro al marrone tendente al giallo. Questa a sua volta assume ulteriori peculiarità secondarie nelle varie isole del mediterraneo dovute all'evoluzione in territori isolati;
  • Testudo G. Nebulensis: La zona di distribuzione geografica coincide essenzialmente con la Tunisia, di dimensioni ridotte tra i 15 e 18 cm, si presenta di colore più scuro rispetto alla G. Graeca ed il piastrone è quasi completamente nero.
  • Testudo G. Cyrenaica: è isolata rispetto alle altre appartenetti alla sottospecie Graeca Graeca, è distribuita nella zona Cyrenaica fino ai dintorni di Tripoli, è caratterizzata da una colorazione giallo chiaro punteggiata con macchie radiali nere (simile a quella della S. Pardalis). La dimensione media si aggira intorno ai 20 cm.

 

Testudo Graeca Ibera (sottospecie)

Questa sottospecie è originaria della Turchia, Romania, Bulgaria e Balcani, coprendo un areale così vasto è ben distinguibile una sottospecie occidentale da una orientale, infatti la prima sembra avere un colore di fondo del carapace di colore giallo-verde, mentre nella seconda tende al grigio-verde.

In entrambe invece gli occhi sono meno sporgenti che nella T.G. Graeca, mentre le unghie, al pari di essa sfumano dal marrone al giallo, mentre le singole scaglie oltre la "C" e il "punto" non hanno ulteriori segni distintivi.

Della Testudo Graeca Ibera si distinguono ulteriori sottocategorie a seconda delle regioni di provenienza:

  • Testudo Graeca Anamurensis: È una varietà della T. Ibera che proviene da una zona molto ristretta della Turchia meridionale (monte Anamur), si caratterizza per il carapace molto svasato e la colorazione piuttosto scura. Dimensione tra 21 e 22 cm.
  • Testudo Graeca Pallasi: Distribuita nella parte occidentale del mar Caspio, a nord del Caucaso, dal Makhatchkala alle terre basse del Primorskaya. La sua dimensione si aggira intorno ai 25 cm e la colorazione è molto scura, quasi completamente nera o grigia. Si caratterizza dall'Ibera e dalla Nikoloski in quanto, nel piastrone, tra le placche omerali e pettorali, esiste un ulteriore separazione.
  • Testudo Graeca Nikoloskii: è distribuita sulla costa nord-est del mar Nero fino all'altezza di 600 metri. Di dimensioni simili alla Pallasi dalla quale si distingue per il minor numero di placche del piastrone, con tubercoli femorali abbastanza piccoli. La colorazione varia molto da un individuo all'altro, simile all'Ibera.
  • Testudo Graeca Armenica: L'areale di distribuzione è situato a sud ovest del Mar Caspio, comprendendo l'Azerbaidjan ed il nord dell'Iran, comprendendo anche il Monte Ararat. Le dimensioni variano tra i 20 e 25 cm e, morfologicamente si distingue per avere un carapace piuttosto appiattito (la lunghezza del carapace è circa il doppio dell'altezza). Ricorda l'aspetto della T. Hosfieldii.

 

Testudo Graeca Terrestris (sottospecie)

Popola la Siria, il Libano e Israele. Il colore di fondo è simile all'Ibera, tuttavia la "C" è quasi inesistente o formata da linee radiali scure, conserva invece il "punto", le unghie sono caratterizzate dal fatto che in ogni zampa le due esterne sono marrone scuro mentre quelle interne sono chiare o parzialmente colorate.

  • Testudo G. Terrestris terrestris: Vive nella zona di confine tra il la Turchia e la Siria, fino al confine con l'Irak. Le dimensioni medie variano tra 17 e 19 cm con esemplari che possono arrivare a cm 25. Il carapace è corto e compatto. Sulla testa si trovano due caratteristiche scaglie di forma pentagonale. La colorazione del carapace è marrone chiaro e al centro di ogni placca si trova un piccolo punto nero.
  • Testudo Graeca Atakyensis: L'habitat è costituito da un'ideale linea verticale che passa nelle zone interne della Siria, Libano, Giordania ed Israele. Si distingue dalle altre Terrestris per le piccole dimensioni, variando tra 12 e 16 cm. Il disegno è particolarmente marcato con una colorazione a forma di C nera, con al centro un punto, su ciascuna placca dorsale.
  • Testudo Graeca Floweri: La distribuzione è localizzata lungo la costa orientale del mar mediterraneo strettamente adiacente alla striscia di Gaza, Israele e Libano. Di dimensio ni ridotte: 12, 13 cm (alcuni esemplari anche 15 cm), tuttavia di aspetto più massiccio rispetto alle altre due. La colorazione del carapace è chiara caratterizzata da un punto nero al centro di ciascuno scudo. Totalmente assente la macchia a forma di C.

 

Testudo Graeca Zarudnyi (sottospecie)

È originaria dell'Iran ed ha come caratteristica fondamentale di essere la più grossa della specie (raggiunge facilmente 30 cm) ed il suo colore di base è scuro. Le unghie sono tutte nere, la "C" è talmente estesa da comprendere quasi tutta la scaglia ed il "punto". Per completezza espositiva occorre notare che negli individui adulti provenienti dall'Iran orientale il carapace è piuttosto svasato sia davanti che dietro.

  • Testudo Graeca Zarudnyi: è distribuita in Iran e Afganistan all'altitudine di 1000 e 3000 metri. Supera tranquillamente i 28-30 cm e, come detto, possiede un carapace piuttosto scampanato. La colorazione pur essendo moto scura tende al giallo.
  • Testudo Graeca Perses: Localizzata nell'Iran centro-occidentale, ai piedi della catena montuosa dello Zagos. Tartaruga dall'aspetto molto robusto, notevolmente più piccola delle altre raggiungendo i 19 cm nei maschi e 16 nelle femmine. Si caratterizza rispetto alle altre testudo Graeche per avere la scaglia sopracaudale svasata all'esterno in entrambi i sessi e la scaglia dorsale centrale è particolarmente corta. Le placche anali del piastrone sono molto lunghe. Il colore di fondo è giallo-verde con ampie sfumature tendenti al rosso-arancio.
  • Testudo Graeca Buxtoni: Vive nella Zona sud del mar Caspio. Dimensione intorno ai 26-27 cm, la forma del carapace è trapezioidale piuttosto bassa rispetto alla lunghezza. La colorazione tende al marrone.

 

Testudo Hermanni

Anche qui un discorso prettamente scientifico imporrebbe una distinzione per ogni regione italiana, nonché per ogni zona di provenienza, tuttavia al fine di questa ricerca è sufficiente la distinzione delle sottospecie principali.

 

  • Testudo Hermanni Hermanni: Il suo habitat originario è quello della Sardegna, della Corsica e della fascia costiera tirrenica italiana. Ha un carapace molto più convesso e molto più piccolo rispetto alle altre della stessa specie, il colore di fondo  è giallo intenso con ciascuna placca ben segnata di nero con un "C" e un "punto" simile a quello della T. Graeca; tuttavia la caratteristica peculiare della sottospecie è rilevabile sul piastrone: infatti esso è contraddistinto da due macchie nere continue e parallele che si estendono dalle placche golari a quelle anali; ai lati della testa ha, inoltre, due macchie gialle intense ed in molti esemplari anche la pelle del corpo risulta essere piuttosto tendente al giallo.
  • Testudo Hermanni Bottgheri: Nel resto delle zone mediterranee abitate dalla Testudo Hermanni, eccettuati i Balcani, si trovano le diverse varietà di Testudo Hermanni Bottgheri. Rispetto alla precedente ha una colorazione di fondo giallo-verde ed il carapace un po' meno convesso, il colore della pelle va dal marrone molto chiaro al giallo pallido. Il piastrone a differenza della precedente ha una colorazione nera meno espansa e soprattutto con delle interruzioni.
  • Testudo Hermanni Hercegovinensis: Come facilmente desumibile dal nome questa sottospecie deriva dalla zona dei Balcani lungo il mare Adriatico. In realtà somiglia ad entrambe le altre due sottospecie, ma si distingue per la diversa combinazione delle caratteristiche. Facilmente distinguibile per l'assenza della scaglia inguinale del piastrone.

 

TESTUDO MARGINATA

I piccoli appena nati hanno le placche di colore giallo-arancione bordate da una "C" marrone scuro o nero, crescendo aumenta la parte scura restando invariata la parte chiara, pertanto, fatta eccezione per alcuni esemplari che mantengono questa colorazione anche in età adulta, gli esemplari più anziani sono completamente neri.

 

  • Testudo Marginata (greca): Abita la Grecia occidentale ed il Peloponneso, solitamente predilige le zone collinari fino a 1000 metri di altitudine. La colorazione è quella tipica nera ed il carapace è piuttosto convesso. Testudo Marginata (sarda): In realtà non è una vera e propria sottospecie ma una variazione di quella greca che in seguito ad importazioni avvenute in tempi molto lontani (pare che già gli etruschi avessero importato questo animale) si è naturalizzata ed assunto caratteristiche peculiari. Il carapace è più basso e di colorazione più chiara (grigia o marrone), mantiene un'areola  arancione piuttosto ampia al centro di ogni placca anche in età adulta e raggiunge dimensioni più grandi. Purtroppo però importazioni successive hanno confuso questi caratteri, peraltro ancora poco stabili, rendendo quindi possibile trovare anche in Sardegna esemplari del tutto identici a quelli greci.
  • Testudo Weissingeri: Il suo habitat è costituito dalla parte sud del Peloponneso nella zona di Kalamata. Questa è una nuova specie scoperta solo nel 1995 dal dott. Bour. Purtroppo le conoscenze relative a questa sono ancora molto scarse. Comunque, sembra essere simile alla Testudo Marginata (per questo ne è stata per secoli considerata una varietà e confusa con essa) con tinta di fondo più chiara tendente al giallo, di dimensioni medie più ridotte, circa cm 21. Pare che nel suo habitat naturale non faccia il periodo di latenza invernale.

 

TESTUDO ( Agrionemys) HORSFIELDI

        È caratterizzata da una forma molto particolare particolarmente ribassate e d'aspetto circolare, con colorazione di fondo marrone-giallo. Dimensioni ridotte, solitamente inferiori ai cm 20. L'areale di distribuzione è ad est del mar Caspio.

  • Testudo Horsfieldi Rustamovi: Si trova nella zona confinate con le ribe del Mar Caspio orientale. Ha un carapace basso ma regolarmente convesso di colore bruno.
  • Testudo Horsfieldi Kazachstana: è la specie di Testudo che vive più a nord del mondo, naturalmente l'areale è rappresentato dal Kazachistan. Ha un carapace basso con dorso quasi piatto, più larga nella parte posteriore e di colore giallo chiaro-verde, con chiazze nere abbastanza ben delimitate. Ha dimensioni inferiori ai 20 cm
  • Testudo Horsfieldi Horsfieldi: Si trova ad est del Caspio fino alla base della catena Himalayana. Carapace più alto di forma globosa ed i contorni moto arrotondati, il colore è bruno marrone con chiazze grigie non ben riconoscibili. Può superare i cm 28.

TESTUDO KLEINMANNI

        La più piccola del gruppo, Vive in nord Africa e non va in letargo.

  • Testudo Kleinmanni Kleinmanni: l'areale di distribuzione coincide col approssimativamente con l'Egitto fino ai confini con la Libia in un area costiera e secca. Di colorazione giallo pallido con margine scuro a forma di C (più o meno esteso) su ciascuno scudo. Ha inoltre due caratteristiche macchie a forma triangolare sul piastrone.
  • Testudo Kleinmanni Werneri: Specie scoperta solo nel 2001 Jarmo Perala. Distribuita lungo le coste del Mediterraneo sulla penisola del Sinai fino ad Israele. La colorazione di Fondo è giallo vivo, ha delle macchi scure ben definite ma più sottili che nella Kleinmanni, Inoltre le scaglie laterali hanno dei disegni triangolari. Nel piastrone mancano o sono appena accennati i le macchie a forma di triangolo

 

NOTA: A complicare ulteriormente le cose oltre agli incroci causati solo dall'uomo, esistono delle piccole malformazioni che possono creare confusione, tra le più comuni:

1.  T. Hermanni con una sola scaglia sopracaudale.

2.  T. Graeca con due scaglie sopracaudali.

3.  T. non Horsfieldi con 4 unghie sulle zampe anteriori.

4.  T. Graeca talmente grosse e scure da sembrare T. Marginate.

5.  T. Marginate con tubercoli conici come nelle T. Graeche.

In questi casi o si affida la decisione di determinare la specie o eventuale ibrido ad una analisi del DNA, o la si fa incrociare con altre della presunta stessa specie e si osserva se le uova vengono fecondate (è un metodo poco razionale e lungo, ma l'altro, allo stato attuale, non esistono molte persone in grado di farlo).

5.      determinazione del sesso

 

        La maggior parte della letteratura precedente a differenza dei più recenti studi, descriveva le femmine del genere Testudo con il piastrone piatto, mentre quello del maschio concavo. Questa descrizione, se pure vera in molti casi può essere fuorviante. Infatti per le specie Marginata e Horsfieldi non è affatto vero, ma anche in altre specie ciò potrebbe non corrispondere a verità, si tratta invece di un carattere sessuale secondario valido soprattutto nella T. Hermanni.

I giovani non mostrano alcuna differenza sessuale fino a 5 o 6 anni di età; tuttavia se ai maschi non viene data la possibilità di accoppiarsi, non si forma la caratteristica concavità del piastrone, infatti questa particolarità si sviluppa in conseguenza della normale attività sessuale quando il piastrone non è ancora giunto a completa ossificazione.

I segni distintivi primari sono: la lunghezza della coda che nella femmina è circa un quinto della zampa posteriore, mentre nel maschio è circa tre quarti. Quando la tartaruga è sollevata da terra e la coda disposta centralmente nella femmina l'orifizio è rivolto verso terra e la pelle piuttosto arricciata, nel maschio l'orifizio è rivolto in avanti e la pelle alquanto liscia.

6.      sensi

 

        Ci sono molte concezioni sbagliate sul modo in cui gli animali in generale, e in particolare le tartarughe, percepiscono il mondo ed interagiscono tra loro. Di solito, infatti, si tende a pensare che essi percepiscano e reagiscano nello stesso modo e con gli stessi istinti degli uomini.

Questo capitolo cerca di spiegare i sensi dal punto di vista delle tartarughe per permetterci di capire meglio le loro esigenze e per tentare di comunicare con loro.

Resta inteso che quanto segue riguarda solo gli animali sani e in condizioni termiche ideali; le tartarughe malate e al freddo diventano lente e le loro reazioni sono appena accennate.

 

Udito 

Le tartarughe hanno le orecchie posizionate appena dietro ciascun occhio. Nonostante la presenza di questo organo le tartarughe sono praticamente sorde. Alcuni possono avere l'impressione che le loro bestie vadano loro incontro quando le chiamano, in realtà riescono a percepire la nostra presenza attraverso altri sensi molto più sviluppati. Provate per esempio a fare le stesse cose quando le chiamate senza usare la voce e vedrete che le vostre bestie vi verranno incontro ugualmente.

Alcuni studi hanno dimostrato che esse sono in grado di percepire le basse frequenze come ad esempio i passi, ma non è del tutto chiaro se usino l'udito, il tatto, l'equilibrio, o chissà quale altro sistema ancora sconosciuto a noi uomini.

 

Orientamento ed Equilibrio

Questi sono sensi molto sviluppati nelle tartarughe, non solo per permettere loro di camminare efficientemente, ma anche per assicurare loro di scavare nella direzione giusta quando sono in letargo e gli altri sensi sono diminuiti.

Se voi alzate una tartaruga da terra e la muovete vedrete che con la testa e le gambe tenterà di riequilibrarsi spostandole nella direzione opposta.

 

Vista

Ci sono molteplici differenze tra la vista delle tartarughe e quella di noi uomini. Innanzitutto mentre nell'uomo è un senso primario, nella tartaruga gli occhi sono importanti ma sono secondari rispetto al senso primario: l'olfatto.

Gli occhi sono posizionati ai lati della testa in modo da permettere loro di vedere entro un angolo di 300 gradi rispetto ai nostri 160. Questo significa che è praticamente impossibile avvicinarsi ad una tartaruga senza essere visti e significa anche che di fronte la loro vista è decisamente peggiore della nostra; è infatti, facilmente osservabile che esse vedono meglio il cibo lontano che non quello proprio davanti "al loro naso".

Confronto all'occhio umano, l'occhio delle tartarughe vede bene le cose in movimento rispetto a quelle ferme, e sono poco sensibili al colore.

Se noi per esempio stiamo fermi di fronte ad una tartaruga diventiamo parte integrante di uno sfondo indefinito e praticamente invisibili ai suoi occhi.

 

Olfatto

È decisamente il senso più sviluppato di questi animali, infinitamente più sensibile del nostro, e per noi è quasi impossibile immaginare che cosa significhi. Il loro mondo è costruito di immagini olfattive (non esiste una parola per definirlo).

Quando una tartaruga vede qualche cosa muoversi si alza sulle gambe anteriori ed allunga il collo il più possibile respirando velocemente in modo da focalizzare olfattivamente l'immagine.

Attenti studi ed esperimenti hanno dimostrato che anche tartarughe cieche possono tranquillamente trovare il cibo ed addirittura distinguere le piante buone da quelle per loro nocive.

Addirittura pare che la femmina pronta per deporre trovi il sito ideale attraverso l'olfatto; ovvia conseguenza è che le tartarughe possano annusare la temperatura del suolo.

Questo senso così acuto permette loro di scoprire i predatori prima ancora che siano visibili e quindi di ritirarsi dentro la loro corazza inespugnabile, e di non uscirne fino a quando non ne sentano più l'odore (uscire per guardare potrebbe essere fatale).

Questo senso permette loro anche di trovarsi per l'accoppiamento in natura.

 

Tatto

Alcuni ritengono che le tartarughe non siano sensibili sulla corazza, ma se noi le osserviamo attentamente ci accorgiamo che il loro comportamento sessuale e territoriale è basato prevalentemente sul cozzare delle corazze. Il che significa che se non avessero sensibilità sarebbe del tutto inutile, invece le femmine vengono eccitate proprio attraverso questi battiti, d'altra parte nel comportamento territoriale, l'avversario viene messo in fuga attraverso colpi ben assestati. Dobbiamo quindi desumere che la corazza abbia una notevole sensibilità che se pur diversa dalla nostra non è meno efficacie e che anche se non siamo in grado di comprendere dobbiamo rispettare.

A questo punto possiamo ben capire quale crudeltà può esser fare loro un buco sulla corazza e metterle alla catena: la corazza è viva!

Nella pelle e nei muscoli sono sensibili come noi umani anche se non esprimono il dolore come noi urlando o piangendo, quindi tenete presente che quando fate loro una puntura soffrono esattamente come noi, .... ma se si tratta di salvare loro la vita vi ringrazieranno (questo per dire che se iniziate a fare loro una cura seguite scrupolosamente tutte le indicazioni senza saltarne delle parti o dimenticandovi un giorno, altrimenti avrete provocato a loro delle sofferenze inutili).

Se desiderate capire meglio i loro sensi e il loro comportamento, osservatele attentamente, ma contemporaneamente state fermi, sotto vento ed abbiate molta pazienza in modo che si dimentichino che voi siete lì ad osservarle.

Non vi potete certo aspettare che un animale si comporti spontaneamente quando vicino ha un essere 40 volte più grosso! Non aspettatevi nemmeno che un animale primitivo come la tartaruga capisca il comportamento dell'animale più evoluto del mondo quando questo stesso non riesce a capire lei!!

7.      COMPORTAMENTO

 

        Alcuni animali, come le antilopi, i lupi sono animali di gruppo che cooperano per sopravvivere, procurarsi il cibo ecc.; a noi uomini sembra del tutto normale la convivenza e la solitudine è motivo di depressione da evitare con tutte le nostre forze. Per questo capiamo perfettamente gli animali di branco e ci riesce molto difficile comprendere le vere esigenze delle nostre tartarughe, che invece sono animali solitari e territoriali.

Di solito, in natura, esse controllano un certo territorio e se un'altra tartaruga si permette di sconfinare viene messa in fuga dagli attacchi della padrona.

Gli uomini spesso continuano a credere che le tartarughe sole siano infelici, invece diversi esperimenti comparativi dimostrano che esse mangiano di più e sono generalmente in migliore salute che non quelle tenute in gruppo, e ciò è molto più evidente tanto più lo spazio a loro disposizione è piccolo.

Di seguito cercherò di presentare comprensibilmente il comportamento delle tartarughe mediterranee.

Comportamento esplorativo.

Prendiamo una tartaruga sola (ovviamente in buona salute) introdotta in una nuova area: comincerà ad annusare e cercare piante commestibili, i posti da nascondersi e soprattutto i posti più soleggiati e secchi. Questa fase di esplorazione dura circa un anno. Negli anni seguenti userà la sua memoria e sarà quindi sempre più efficiente a trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

Questo ha due conseguenze principali:

1.  Se viene spostata soffre, quindi se non è assolutamente necessario non spostatele dal loro territorio.

2.  Quando essa ha imparato tutti i posti giusti si affeziona molto al suo territorio e se in questo viene introdotto un nuovo ospite, il vecchio proprietario farà di tutto per farlo sentire il più a disagio possibile.

È quindi importante lasciare loro a disposizione un ambiente il più vasto  possibile.

 

Comportamento territoriale.

Di solito consiste nel rincorrersi, lottare e prendersi a colpi di guscio. Questo istinto è, ovviamente, più evidente nei maschi e soprattutto contro i nuovi, che non tra vecchi conviventi. Occasionalmente si capovolgono l'un l'altra, e questo è un chiaro tentativo di eliminare il concorrente, altre volte le più deboli subiscono pure l'umiliazione di essere montate. Ciò è molto più deprimente per i maschi, ai quali verrà inibita la possibilità di montare le loro compagne, che non per le femmine, per le quali rappresenta un problema solo nel periodo di ovodeposizione. Questi comportamenti vengono, spesso, male interpretati e alcuni possessori spesso vengono confusi nella determinazione del sesso dei loro animali, o si convincono di avere delle tartarughe omosessuali!

 

Comportamento gerarchico.

Nelle colonie indisturbate del mediterraneo la massima densità di tartarughe osservata è di circa 30 animali per ettaro. Il loro naturale comportamento territoriale le porta a suddividersi il territorio a seconda delle loro esigenze; in territori confinati come in un giardino le lotte territoriali si risolvono in gerarchie. Di solito, dominante diventa il maschio più grosso e più forte. Essi rinforzano la loro posizione cozzando contro le altre e montando gli inferiori. Ciò accade in maniera più pacata anche nelle femmine. La risposta a questo comportamento da parte degli altri è di lasciargli la prima scelta nel cibo, nei nascondigli, nei posti di esposizione al sole, nelle femmine ecc.

Di qua l'importanza di dare loro quanto più spazio ci è possibile e di non tenere mai troppi maschi insieme.

 

Comportamento sessuale.

In natura quando una tartaruga passa sul territorio di un maschio la prima reazione è quella di cacciarla, tuttavia le femmine mature emanano un odore che stimola i maschi, i quali cambiano atteggiamento e tentano di immobilizzarla e in fine si accoppiano. Mentre il maschio si accoppia, apre la bocca ed emette dei suoni mentre la femmina rimane ferma (la Marginata muove la testa a destra e a sinistra). Appena il maschio ha finito, la femmina se ne va.

Questo comportamento si ripete ad intervalli irregolari durante tutto l'anno, anche se è più frequente in primavera ed in autunno; comunque la femmina è sempre recettiva.

Il comportamento sessuale è molto simile a quello territoriale prima descritto, anche se più attente osservazioni ci rivelano alcune differenze: ad esempio quando si accoppiano il maschio morde prevalentemente le zampe posteriori cercando di trattenere la femmina, mentre nel comportamento territoriale i morsi sono dati ovunque, nel tentativo di scacciare il rivale, in particolare i morsi alla testa sono sintomo di comportamento territoriale.

 

7.1 COMPORTAMENTO IN CATTIVITÀ

Ovviamente i comportamenti prima descritti si verificano anche in cattività benché la convivenza tenda a modificarli.

I maschi in buona salute combattono ossessivamente finché non si forma una gerarchia (sempre che si formi) altrimenti combatteranno all'infinito, comunque i vinti faranno una vita molto grama subendo tutte le umiliazioni possibili. É molto dura per loro!

Le femmine, d'altra parte, lasceranno il loro odore dappertutto e saranno continuamente corteggiate dai maschi i quali impediranno a se stessi e ad esse di mangiare in quantità sufficiente e di scaldarsi al sole per tutto il tempo di cui hanno bisogno.

Questa aberrazione del comportamento naturale influisce direttamente sulla salute di tutto il gruppo.

A meno che lo spazio sia adeguato e le proporzioni tra i sessi siano corrette (almeno 2 - 3 o più femmine per ogni maschio) le condizioni del gruppo andranno in lento declino.

L'interazione comportamentale decresce mano a mano che la salute diminuisce. Finché il gruppo non vivrà "felicemente". Questa situazione sub-ottimale di salute, ma relativamente stabile, è molto comune in cattività e questo ci induce a pensare che le nostre bestie siano felici, in realtà è solo una prigionia ingiusta ed egoistica che alla lunga porta a scarsa resistenza alle malattie, fecondità ridotta, disturbi neurologici ecc. Ovviamente, il tutto va rapportato ai loro tempi: ricordatevi che una tartaruga ci può mettere 20 anni a morire!

L'unico modo oggettivo in cui si può dire che una tartaruga sia felice è quando il suo comportamento è tanto più simile a quello in natura.

I problemi comportamentali causati dalla cattività aumentano se si tengono insieme specie diverse: l'accoppiamento tra specie diverse è molto stressante e a volte causa lesioni nelle femmine.

Consigli: ampi spazi, pochi maschi e di piccole dimensioni, se non potete dedicare loro molto spazio separate le specie e i maschi tra loro e dalle femmine, e di tanto in tanto riunite un maschio alla volta con tutte le femmine della stessa specie.

Non crediate che solo perché sono 5 o 6 anni che non vi muore o non si ammala neanche una tartaruga state facendo tutte le cose correttamente (cosa sono pochi anni nella vita di un animale che può superare di molto i 100 anni?!): cerchiamo sempre di migliorare loro le condizioni ed impariamo ad osservarle cercando di capire esattamente quello che ci dicono e le loro esigenze, solo così potremo considerarci appassionati e pensare di contribuire alla conservazione della specie.

Ricordate, malattie e morte di tartarughe adulte in cattività è quasi sempre colpa nostra.

 

7.2 COMPORTAMENTO E PROBLEMI LEGATI ALLA RIPRODUZIONE

Quando una tartaruga ha completato le uova dentro di se, il suo comportamento cambia:

·      anche se apparentemente in buona salute mangia meno, perché le uova occupano buona parte dello spazio addominale.

·      Se tenuta con altre tartarughe, diventa aggressiva e tenta di stabilire una temporanea posizione di dominio. Di solito sceglierà la tartaruga più grande del gruppo e comincerà a battere sul suo carapace ed a montarla proprio come un maschio. Fa questo perché deve essere lasciata in pace durante l'ovodeposizione e così facendo le altre la lasceranno indisturbata. Dopo la deposizione passerà un certo periodo di riposo restando a dormire all'ombra. Una grave conseguenza di questo comportamento è che in presenza di grossi maschi in piccoli spazi, difficilmente riuscirà a deporre, perché non le permetterebbero di stabilire la sua posizione dominante. Un'altra conseguenza di tale comportamento è che una femmina appena introdotta in un'area, sia pure adeguata per la deposizione, difficilmente deporrà per gli stessi motivi di cui sopra. Di solito ci vuole circa 12 mesi ed addirittura 2 o 3 anni per quelle selvatiche perché una tartaruga si senta a casa e riesca a raggiungere quella posizione di dominio che le permetterà di deporre.

·      Aumenterà enormemente il suo comportamento esplorativo ed è facile che riesca a scappare da dove normalmente non scapperebbe.

·      Spesso la si vede scavare in diversi punti.

La femmina deporrà solo se concorreranno tutte le seguenti condizioni:

1.  Minimo un anno di ambientamento (salvo che non ne contenga prima dello spostamento).

2.  Possibilità di ottenere la posizione dominante.

3.  Che la produzione delle uova avvenga nel giusto periodo dell'anno (inadeguate condizioni climatiche, problemi di ibernazione).

4.  Suolo scavabile.

5.  Temperatura adeguata.

   Se non ricorrono le condizioni predette la femmina riterrà le uova fino all'anno successivo, ovviamente se esisteranno tutte le condizioni adeguate.

Le uova ritenute non presentano alcun problema per la tartaruga se la situazione non si ripete per più di due anni consecutivi, anche se ogni anno si formerà un ulteriore strato di guscio; il risultato è che se la condizione di impossibilità a deporre si protrae oltre tale periodo può essere tragico. Le uova possono rompere le tube e passare nella vescica, o causare delle cancrene interne.

 Quando ciò accade la femmina passa da apparenterete sana alla morte nel giro di 48 ore.

É molto importante se taluno non provvede a mantenere le tartarughe in condizioni tali da permettere loro una normale deposizione  che maschi e femmine siano tenute separate e che ogni 2 o 3 anni sia fatta una lastra alle femmine che non depongono.

Se invece avrete fornito loro condizioni ideali, tra la fine di aprile e gli inizi di giugno le femmine procederanno alla prima ovodeposizione, tra fine giugno e fine luglio alla seconda, ed eventualmente se sarete fortunati anche alla terza.

 

7.3 FERTILITÀ DELLE UOVA

        Il maggior problema che normalmente causa questa infertilità è l'incrocio fra specie e sottospecie diverse. In genere se si incrociano due specie diverse sono prodotte uova sterili e se anche successivamente la femmina viene coperta da un maschio adeguato continuerà a produrre uova sterili fintanto che non avrà esaurito lo sperma non compatibile (2 o3 anni).

        È molto interessante rilevare che questo problema è più frequente nei piccoli gruppi (da 2 a 12) che non nei grossi gruppi, presumibilmente perché è più facile che i maschi riescano a trovare le femmine compatibili.

          Occorre anche notare che la fertilità è notevolmente abbassata quando si incrociano diverse sottospecie (- del 10%).

          Come ormai dovrebbe essere chiaro per sapere esattamente chi è il padre delle uova occorrerà attendere almeno 3 o 4 anni ed ovviamente non introdurre maschi diversi.

Altre cause di sterilità sono:

·      Quando lo stato di salute della coppia è ridotto.

·      La dieta è inadeguata ed eccessivamente proteica

·      Il letargo è essenziale per la fertilità soprattutto dei maschi: meglio è trascorso (4 gradi ) più sono le possibilità di successo.

·      Alla lunga anche i pesticidi residui sulla frutta e la verdura.

          Ovviamente tanto più queste cause sono esasperate più i risultati saranno scarsi.

8.      Incubazione delle uova

 

        Difficilmente si riesce a comprendere perché nascano più o meno tartarughine o perché i nostri "trucchi" abbiano funzionato.

Per questo motivo sono stati fatti molteplici esperimenti sia da privati che da scienziati, i quali hanno dato i seguenti risultati:

1.  In primo luogo le uova devono pervenire da una femmina fecondata, questa potrebbe sembrare una puntualizzazione stupida, ma come dovrebbe essere emerso dalla lettura del capitolo precedente la femmina non è incinta per il semplice fatto di essersi accoppiata, ma bisogna che il maschio sia della stessa specie e possibilmente anche della stessa sottospecie, occorre inoltre che nei tre, quattro anni precedenti non sia stata fecondata da un maschio non compatibile (per specie o sottospecie) e perciò che produca uova sterili.

2.  Le uova devono essere recenti, ossia non devono essere sovracalcificate per essere state ritenute per oltre un anno.

3.  La femmina deve ricevere una quantità sufficiente di calcio durante il periodo di produzione delle uova, altrimenti l'embrione potrebbe soffrire di osteodistrofia e non essere in grado di rompere il guscio dell'uovo.

4.  La temperatura di incubazione dovrebbe essere costante tra i 26C° e i 34C°.

5.  L'aria di incubazione non deve superare il 95% di umidità per un periodo superiore a 15 minuti altrimenti l'acqua penetra nell'uovo: ciò non è critico all'inizio dell'incubazione.

6.  L'umidità d'altra parte non dovrebbe mai scendere al di sotto del 50% altrimenti l'uovo tende a seccarsi: se perde solo poca acqua il nascituro sarà più piccolo, se ne perde molta muore.

7.  L'uovo non dovrebbe mai essere girato da quando l'embrione ha cominciato a svilupparsi. Per la prima settimana circa (dipende dalla temperatura) l'uovo può, infatti, essere tranquillamente maneggiato. L'embrione si forma sulla parte superiore del sacco vitellino e se viene girato viene soffocato dallo stesso, il ché è al 80% letale.

In natura nei loro luoghi d'origine le condizioni di umidità e di calore dipendono parte dalla scelta della tartaruga e parte dalle condizioni ambientali e considerato che la natura non sbaglia i risultati sono assicurati. Quando, però, cerchiamo di raggiungere gli stessi risultati in luoghi diversi da quelli d'origine o artificialmente, il successo dipende solo da noi e dalle nostre conoscenze.

Per fortuna noi abitiamo in Italia e nella maggior parte dei casi è possibile lasciare incubare le uova naturalmente soprattutto nel centro-sud, al nord dipende un po' dalle annate, ma in linea di massima non ci sono grossi problemi. Tuttavia chi non vuole correre rischi o vuole controllare il sesso dei nascituri deve ricorrere ad un'incubatrice.

L'incubatrice può essere costruita artigianalmente con un acquario parzialmente riempito d'acqua riscaldata e termostatata con un termoriscaldatore per l'allevamento dei pesci tropicali. A questo punto immergete il contenitore con le uova a "bagnomaria" e portate la temperatura dell'aria sovrastante a quella desiderata, lasciate il coperchio dell'acquario parzialmente sollevato ed attendete i due o tre mesi necessari.

Più semplice ma forse meno economico è adottare un incubatore per uova d'uccelli, tuttavia considerato che dette uova vengono incubate a 37C°, quindi con evaporazione più elevata, quando incubiamo uova di tartaruga a circa 30C° dovremo aumentare la quantità d'acqua di circa tre volte per avere la stessa evaporazione e quindi la stessa umidità.

8.1 METODO DI INCUBAZIONE

1.  Accendere l'incubatore in modo che quando mettete le uova, umidità e temperatura siano già corrette.

2.  Tirate fuori dal nido le uova con molta attenzione il più presto che potete dopo la deposizione.

3.  Se volete essere molto zelanti pesate le uova una ad una.

4.  Utilizzando una matita molto tenera marchiate con una X la parte superiore.

5.  Seppellite le uova nella posizione in cui le avete trovate in un recipiente con vermiculite, sabbia o torba.

6.  Controllate giorno per giorno la temperatura e l'umidità

7.  Se avete utilizzato il metodo di incubazione con l'acquario coprite i recipienti con una rete altrimenti i neonati potrebbero uscire dal contenitore ed annegare.

8.2 CONTROLLI

I controlli possono essere fatti sia pesando le uova sia osservandole contro luce. ATTENZIONE: ogni controllo può essere potenzialmente dannoso quindi dovrebbero essere fatti il più raramente possibile.

Pesandole: Il guscio delle uova è parzialmente poroso e perde lentamente acqua: le uova sterili la perdono più velocemente di quelle fertili. Quindi quando un uovo perde più del 25% del peso è sicuramente sterile (occorre pesarle con bilance tarate a 1 g).

Con la luce: Se si posiziona un uovo su un fascio di luce sottile e potente in una stanza buia si può vedere perfettamente cosa c'è dentro. Ovviamente le uova non vanno girate e l'osservazione va fatta velocemente per non permettere variazioni di temperatura.

Le uova sterili rimangono liquide con una bolla d'aria in alto, oppure il contenuto si solidifica in una massa opaca sulla parte inferiore dell'uovo. Nelle uova fertili, invece, già entro i primi venti giorni si possono notare chiaramente i vasi sanguigni del sacco vitellino, successivamente l'embrione si forma trasversalmente all'uovo e sulla parte superiore del sacco vitellino.

Ciò significa brevemente che se l'ombra è in alto l'uovo è fertile, se l'ombra è in basso, l'uovo è sterile, ma se non avete un'esperienza ben assodata alle spalle attendete sempre che sia trascorso tutto il periodo necessario affinché sia portata a termine tutta l'incubazione, così non correte rischi.

8.3 DETERMINAZIONE DEL SESSO DEI NASCITURI

La determinazione del sesso dell'embrione nei rettili dipende da fattori del tutto diversi da quello di noi uomini o degli animali a cui siamo abituati.

I primi esperimenti effettuati in Francia dal Dr. Claude Pieau dimostrarono che le uova delle tartarughe quando vengono deposte sono prive di sesso, mentre esso viene determinato dalla temperatura di incubazione. Più specificamente stabilì che il sesso viene determinato nei primi 15-30 giorni successivi alla deposizione.

Con un buon grado di approssimazione si può certamente dire che a circa 30,5 C° la quantità di maschi e di femmine risulta al 50%, al di sotto di questa temperatura nascono percentualmente più maschi mentre al di sopra di questa temperatura tendono a nascere più femmine; diversamente se la temperatura è fluttuante nascono in maggioranza maschi, nelle zone mediterranee, invece, dove le uova arrivano a schiusa naturalmente, nasce una maggioranza di femmine. A temperature oltre i 35 C° o inferiori a 25 C° i risultati sono deprimenti.

Se siete nel dubbio, incubatele a circa 32 C° o 33 C° in modo da produrre più femmine possibile.

Il periodo di incubazione varia in base alla specie ed alla temperatura e può andare da 50 a 120 giorni.

8.4 SCHIUSA DELLE UOVA

Come già accennato in precedenza l'embrione si sviluppa sempre trasversalmente all'uovo, se si sviluppasse assialmente gli sarebbe impossibile romperlo.

Alla fine dello sviluppo il piastrone è piegato a metà ed il carapace è perfettamente aderente al guscio dell'uovo. Quando il sacco vitellino finisce il nutrimento, a causa di un riflesso condizionati il piccolo inizia ad aprire e chiudere la bocca, questo movimento permette lo sfregamento del dente da uovo contro la parete interna dello stesso causandone la rottura.

Questa piccola fessura permette all'aria di entrare, il carapace comincia ad asciugarsi, ed asciugandosi si stende rompendo definitivamente l'uovo. La cura delle neonate non si differenzia da quella necessaria per le adulte.

9.      Crescita e determinazione dell'età

 

          A differenza della maggioranza degli animali, uomini compresi, che crescono fintanto che l'ipofisi produce gli ormoni della crescita, le tartarughe continuano a crescere all'infinito, ovviamente ciò accade solo se le condizioni di mantenimento sono adeguate.

          La crescita avviene ai margini di ciascuna scaglia creando di volta in volta un nuovo "anello" intorno alla scaglia "fondamentale" che aveva al momento della nascita, normalmente, però, questa crescita risulta notevole nei primi cinque o sei anni di vita, mentre successivamente è di soli pochi millimetri, ciò, probabilmente a causa del fatto che l'animale passa più tempo a fare altre cose, come accoppiarsi, combattere, stabilire posizioni gerarchiche, girare per trovare il cibo necessario ora richiesto con maggiore abbondanza che non quando era piccola e così via.

          Quando la tartaruga va in letargo, poi, la crescita si interrompe e si viene a formare come una scalfittura tra un anello e l'altro, quindi ogni anello rappresenterebbe un anno; tuttavia sia in natura che in cattività miriadi di evenienze possono interrompere la crescita a questi animali: malattie, incidenti, cambi di alimentazione, cambi di temperatura, periodo di riproduzione, ecc., quindi stabilire l'età risulta piuttosto arduo, anche se con una certa approssimazione possiamo tentare.

          Diversamente è possibile, osservando questi anelli, avere un quadro della storia dell'animale: ad esempio possiamo stabilire con precisione quando ha raggiunto la maturità sessuale, quando è stata catturata, quando è stata trasferita da un padrone all'altro, quando ha sofferto, se tutti questi dati li mettiamo in relazione con tutte le "cicatrici" del carapace possiamo avere un chiaro quadro della sua vita.

          Il fatto che la crescita del guscio sia infinita comporta alcune conseguenze molto interessanti: infatti contestualmente crescono anche gli organi interni, il che vuol dire che se per una certa malattia noi fossimo costretti ad asportare una parte di un organo interno, come ad esempio il fegato, l'intestino o altri organi, possiamo stare certi che presto (se ne avremo lascito quel minimo necessario) sarà rigenerata la parte mancante. Inoltre tartarughe rimaste piccole per inadeguate condizioni di mantenimento possono sempre recuperare.

          Per concludere questo capitolo vorrei fare qualche cenno sulla longevità: in natura considerata la rigidità e la crudeltà delle leggi naturali la vita media si aggira intorno ai 30-40 anni, mentre in cattività se mantenute in condizioni ottimali possono superare agevolmente i 100 anni, tuttavia spesso in cattività sopravvivono molto meno a causa di incapacità dei loro padroni.

          In letteratura non si conoscono casi di morte di una tartaruga di vecchiaia!! Esse muoiono di incidente, malnutrizione, malattia, cattivo mantenimento, ma non di vecchiaia o per lo meno non si sa ancora quale sia il limite massimo. Esistono sia in natura che in cattività esemplari ultracentenari perfettamente attivi che crescono e si riproducono esattamente come quelle di vent'anni!

 

10.      IBERNAZIONE

 

        Nel loro ambiente naturale, le tartarughe mediterranee, quando l'inverno si avvicina cercano di mantenere la loro temperatura corporea a circa 30°C il più a lungo possibile. Comunque, quando le giornate si accorciano e il sole ha un angolo troppo basso, diventa sempre più difficile mantenere tale temperatura, cosicché esse rinunciano e cominciano a cercare aree fredde ed ombreggiate. Questo causa la caduta della loro temperatura corporea tra i 10 e i 15 °C e quindi la perdita dell'appetito.

Per circa 4 settimane esse non mangiano ma continuano a defecare e urinare. Alla fine di tale periodo hanno l'intestino e la vescica vuoti e sono pronte per andare in letargo.

Il suolo nelle loro aree d'origine è molto leggero, ben drenato, e molto calcareo, tutto ciò lo rende molto poco termoconduttore. Quindi durante l'inverno la terra in superficie ha una temperatura di circa 0°C ma solo pochi centimetri sotto il suolo mantiene tutto l'anno una temperatura media di circa 15°C, questo crea un gradiente di temperatura che le tartarughe utilizzano.

Così come è importante la temperatura d'estate, allo stesso modo è importante durante l'ibernazione, con l'unica differenza che qui la temperatura corporea ideale è di 4°C.

Esse raggiungono questo scavando verso l'alto o verso il basso a seconda dei casi.

Quando la loro temperatura corporea è a 30°C il loro metabolismo opera a ciclo aperto: mangiano, bevono, ed espellono gli scarti. Viceversa, a 4°C il loro metabolismo opera a ciclo chiuso: consumano il grasso accumulato ed immagazzinano i rifiuti nei reni. A questa temperatura la tartaruga rimane inerte e le sue funzioni corporee sono ridotte al minimo in modo tale che i consumi siano minimi e ciò le permette di restare a lungo in tali condizioni.

Diversi esperimenti provano che una tartaruga in buona salute mantenuta in letargo a 4°C perde circa l'1% del suo peso per ogni mese, ciò significa che a queste condizioni una tartaruga media potrebbe stare in letargo circa 19 anni; quindi se si provvede ad un buon letargo non ci si deve preoccupare che in 3 o 4 mesi una tartaruga, anche se neonata, corra il rischio di subire dei danni.

Tanto più la temperatura sale al di sopra di 4°C tanto più il metabolismo si alza ed il consumo di grassi aumenta (maggiore perdita di peso), aumenta anche il prodotto di rifiuto che non riesce più ad essere immagazzinato nei reni, e se questo innalzamento non è fisiologico, ossia legato alla bella stagione e quindi al risveglio, provoca un aumento eccessivo di urea nel sangue che alla lunga cagiona la morte dell'animale per avvelenamento. Ovviamente tanto più l'animale è piccolo tanto più velocemente rischia di morire.

D'altra parte se la temperatura scende al di sotto di 4°C possono essere causati danni da congelamento a cominciare dagli occhi fino alla morte. Per ovvie ragioni non ci sono esperimenti che ci dimostrino la temperatura soglia oltre la quale le tartarughe muoiono ma il mio consiglio è di non permettere che scenda al di sotto dei 2°C.

 

 

10.1 MALATTIE DURANTE IL LETARGO

In genere le malattie sono causate da organismi che vivono all'interno delle tartarughe stesse. Tali organismo vengono inibiti dal sistema immunitario stesso dell'animale, dalle buone condizioni ambientali e dalle regolari profilassi operate dagli allevatori.

Tartarughe attive, in condizioni climatiche ottimali, ben nutrite (non sovralimentate), difficilmente si ammaleranno durante il letargo, perché a 4°C anche questi microrganismi rallentano la crescita; d'altra parte tartarughe severamente ammalate durante il letargo possono morire soprattutto se questo non è effettuato in maniera ottimale (a soli 7°C crescono ad una velocità migliaia di volte superiore che non a 4°C. mentre il sistema immunitario dell'animale rimane praticamente invariato). Di solito permettere il letargo ad una tartaruga non in perfette condizioni  non causa alcun  problema, tutt'al più occorrerà qualche accorgimento in più in primavera.

Comunque i problemi vanno stroncati all'origine, non aspettate che peggiorino e si avvicini l'inverno, se la tartaruga ammalata tende a non ibernarsi naturalmente non forzatela, ma scaldatela (non semplicemente tenendola in casa) e continuate le cure finché non guarisce, poi permettetele di andare in letargo (non dimenticare mai le procedure del letargo naturale: (3 o 4 settimane di digiuno, temperatura in diminuzione e 4°C. durante tutto il periodo).

Cercate di non evitare del tutto il letargo perché questo può aggiungere problemi di anoressia, e danni renali, oltre che produrre, magari anche dopo qualche anno problemi sessuali e comportamentali.

10.2 PROCEDURE RACCOMANDATE

1.  Lasciarle ibernare naturalmente: date loro ampio spazio con cespugli, zone d'ombra e asciutte nonché terra friabile. L'ideale, un angolo di giardino ombreggiato da un grosso cespuglio. C'è un istinto naturale di noi uomini, che ci induce a pensare che se le lasciamo fuori non stiamo facendo del nostro meglio, invece se il luogo è asciutto, ombreggiato e con terra tenera, questo risulta essere il modo ideale. Quando sono interrate, al 99% non rischiano nemmeno l'attacco di animali selvatici (ratti ecc.). Se il suolo è ben secco, neanche temperature al di sotto dello 0°C. causano problemi. I problemi, invece, sorgono se la terra è umida, infatti essa conduce circa 100 volte di più che non quella asciutta.

A volte in cattività scelgono dei posti errati, per cui noi dobbiamo intervenire e coprirla tutta se è mezza fuori, o spostarla in un posto più adatto. Per fare ciò, occorre attendere qualche giorno in modo che si addormenti bene, e muoverla di notte quando c'è freddo evitando così di disturbarla, posizionandola successivamente nel luogo adatto a circa 10 15 Cm. di profondità nella terra secca e ben sminuzzata (magari alleggerita con torba) sia sopra che sotto.

 

2.  Mettere la tartaruga in una scatola e portarla in cantina, è il metodo più usato ma potenzialmente quello che può causare più problemi. Se taluno intende utilizzare questo metodo correttamente, una semplice scatola non è sufficiente. Se la temperatura cala troppo la tartaruga scava e arriva a contatto col pavimento freddo (condizione innaturale perché normalmente scavando trovano più caldo) e danni da congelamento sono probabili. La scatola dovrebbe, quindi essere doppia, e con un buono strato di isolante tra la prima e la seconda, sia sotto che ai lati. Questo, ovviamente, non le tiene calde ma evita il rischio predetto e le fluttuazioni repentine della temperatura ambientali. Questo metodo però determina l'impossibilità di utilizzare il loro istinto naturale di scavare e risalire a seconda della temperatura, trovando sempre quella ideale, per cui toccherà a noi trovare la stanza adatta, eventualmente aprendo le finestre di giorno e chiudendole di notte in modo tale da avere una temperatura media di 4 o 5°C. In casi estremi occorrerà un riscaldatore o un condizionatore ben termostatati. Non fidatevi se avete sempre utilizzato questo metodo senza alcun problema apparente, perché le tartarughe sono molto tenaci, lente a morire e soffrono in silenzio, e se non si rispettano le loro minime esigenze la  vita in cattività diventa una lunga agonia fin dal primo giorno e un giorno si ammaleranno o non si risveglieranno più.

 

3.  Questo è il metodo utilizzato dai più grandi Zoo internazionali e che consiglio a chi non ha la possibilità di farle ibernare naturalmente: sono stanze refrigerate costantemente a 4°C. In piccolo noi possiamo adibire un frigorifero: dopo il periodo di digiuno e lento abbassamento della temperatura naturale, le sistemiamo in scatole e le mettiamo nel frigorifero avendo l'accorgimento di rimuovere una piccola parte di guarnizione in alto e in basso per permettere una circolazione d'aria. Controllate inoltre la temperatura in tutti i punti considerando che i frigoriferi tendono ad essere più caldi in alto e più freddi in basso (l'ideale sono quelli da Bar con sportello in vetro in modo che siano controllabili senza aprire la porta). Anche se questo è il metodo più innaturale e dispendioso è quello che dà migliori garanzie di successo.

 

Qualunque sia il metodo utilizzato pesatele dopo il letargo: tanto meno peso avranno perso tanto più avrete fatto un buon lavoro.

 

 

10.3 LETARGO PER I NEONATI

Di solito si tende ad avere molta riluttanza ad ibernare i piccoli appena nati, tuttavia in natura nascono tra la fine dell'estate e l'autunno, di conseguenza vanno in letargo dopo poche settimane dalla nascita per tre mesi senza alcun problema.

Lasciarle ibernare naturalmente, quindi, non presenta rischi; l'unico accorgimento che consiglio, è soprattutto per i possessori di Testudo Graeca (originaria di zone più calde), al risveglio di portarle gradualmente ma velocemente a temperature estive in modo che riprendano in pieno le loro attività lasciando loro a disposizione abbondanza di acqua (facendo anche frequenti bagni tiepidi, eventualmente se durante i bagni non bevono forzarle col procedimento di alimentazione forzata finché non riprendono a mangiare), quindi, appena il clima lo permette, rimetterle in condizioni naturali all'aperto. Resta inteso che questo è un metodo che va ben oltre il naturale, il quale riduce le morti nel primo anno di vita praticamente a zero. Questo, è pure un buon metodo per risvegliare tartarughe malate. Ovviamente, qui il rispetto delle condizioni sopra descritte per l'ibernazione deve essere rigoroso, perché di vitale importanza.

Per fugare ogni dubbio al lettore convinto che le tartarughine neonate siano così delicate da non poter sopportare il letargo, tantomeno all'aperto in condizioni naturali vorrei fare un breve cenno ad un'esperienza vissuta in prima persona da un mio tartarughino: infatti, proprio nei giorni in cui sto scrivendo queste righe ho letteralmente scongelato un neonato di Testudo Hermanni sfuggito al mio controllo nel periodo in cui si approcciava per la prima volta al letargo e da tre giorni intrappolato nella terra congelata. INCREDIBILE MA VERO!! è vivo ed in perfetta forma pronto ad "addentare" la prima foglia di insalata del nuovo anno.

Per chi volesse, invece evitare il letargo, la cosa non presenta alcun rischio, purché si provveda a mantenerle in condizioni tropicali, tali da contrastare il loro naturale istinto all'ibernazione, e si fornisca un'alimentazione adeguata, come descritto nel paragrafo relativo alla dieta.

Mantenerle sveglie presenta il vantaggio che crescono molto alla svelta e raggiungono prima dimensioni tali da evitare rischi di eventuali predazioni o "incidenti di percorso vari". D'altra parte, una crescita così veloce provoca più spesso rischi di deformazioni della corazza.

Resta inteso che questo vale solo per il primo anno, continuare gli anni successivi porterebbe, sicuramente, a conseguenze indesiderate.

 

Alcuni potrebbero pensare che se una tartaruga è mantenuta correttamente in estate, le tecniche sopra descritte sono inutili. Questo non è affatto vero! Entrambe le condizioni sono "la loro" vita ed errori anche in una sola fase di essa, alla lunga è potenzialmente letale.

 

 

10.4 EVITARE IL LETARGO

Come per le neonate, se mantenute in condizioni tropicali, anche le adulte non andranno in letargo.

Questo non causa nessun problema nell'immediato futuro, ma crea diversi problemi a lungo termine: anoressia, problemi di reni, sconvolge il loro orologio biologico, causando comportamenti innaturali, senza contare la perdita della fertilità.

Tuttavia, evitare il letargo può risultare utile per cercare di salvare un animale che rischierebbe altrimenti di morire, ma deve essere valutata come misura d'emergenza e non come regola in caso di malattie non gravi. In ogni caso è sempre meglio accorciarlo piuttosto che evitarlo completamente.

11.      alimentazione

 

        Gli studi circa la dieta delle tartarughe mediterranee sono stati in continua evoluzione negli ultimi dieci anni. Per questo ciò che troverete scritto in queste pagine potrebbe essere molto diverso da quanto scritto soltanto due o tre anni fa'.

Il primo scienziato che si occupò in modo significativo di questa materia fu Don Reid, il quale, mediante una serie di esperimenti sui neonati di tartaruga al Costworld Wildlife Park, dimostrò che il 99% delle malattie e morti delle tartarughine erano dovute a carenze alimentari.

Il risultato di dieci anni di studio si può riassumere come segue: Innanzitutto, non sembra esserci alcuna differenza tra la dieta ottimale per gli adulti e per i neonati, eccettuata, ovviamente la quantità. C'è, invece, una enorme differenza circa gli effetti di una dieta errata. Se, per esempio, una tartaruga viene catturata adulta, quindi cresciuta con una dieta ottimale, gli effetti di una scorretta dieta in cattività saranno molto lenti: ci vorranno da 5 a 20 anni prima che si verifichino risultati irreparabili.

I neonati, invece, sono diversi; i risultati di una dieta scorretta saranno già evidenti dopo 2 o 3 settimane e la morte sopraggiunge di solito entro il 4° anno di vita.

La ragione di questa differenza sta nel fatto che gli effetti di una dieta scorretta si evidenziano soprattutto nelle ossa e nel carapace, è quindi ovvio, che una bestia già adulta ne risenta meno.

L'areale d'origine delle tartarughe mediterranee è povero di vegetazione e piuttosto arido, quindi, sono costrette a mangiare una vastissima quantità di foglie, fiori, frutti, e qualsiasi cosa commestibile a seconda della stagione. Tutto ciò gli permette di ottenere le vitamine e gli oligoelementi di cui hanno bisogno.

In cattività, invece, vengono spesso sovralimentate con succulente verdure e frutti, ciò le spinge per loro naturale pigrizia e opportunismo a non cercare altre erbe, bacche ecc. e quindi inevitabilmente a carenze alimentari.

Di solito, poi, defecano e urinano sulle piante che mangiano, questo ha l'importante ruolo di fertilizzare e bagnare le piante di cui si nutrono nei loro aridi luoghi d'origine, ovviamente lo stesso istinto lo hanno anche in cattività, ciò significa che i parassiti interni nelle tartarughe dei nostri giardini proliferano, e tanto più è piccolo lo spazio che mettiamo loro a disposizione maggiori sono i rischi di massive infestazioni (è quindi buona norma deparassitizzarle annualmente).

11.1 INFORMAZIONI SULLA DIETA

La dieta base dovrebbe consistere in un cibo scarsamente proteico, ricco di fibre, vitamine e oligoelementi, nonché un alto contenuto di carbonato di calcio. Di seguito darò suggerimenti per raggiungere una dieta ottimale.

·      Piante selvatiche.

La maggior parte della dieta dovrebbe consistere in: fiori, frutti, foglie, semi, germogli di piante  selvatiche, tra cui il Tarassaco, Trifoglio, Dicondra, foglie e frutti di Ulivo, Gelso, Bacche di Arum Italicum, Bacche di Biancospino, Smilax aspera, Fillirea, Corbezzolo, fiori di alcune Dipsacacee (Scabiosa o Knautia), fiori e foglie di Malva e Inula Viscosa, More, Lamponi (frutti e foglie), prugna selvatica ecc.

Di solito le tartarughe non si nutrono di erbe o piante che possono intossicarle, quindi ci si può permettere di provare ad offrire loro qualunque tipo di erba senza rischiare.

Per completezza espositiva vorrei riportare i risultati di una recentissima ricerca sull'alimentazione effettuata dal dott. Jordi Arias Ferreres (1995) la quale ci fornisce indicazioni precise sulla dieta base della Testudo Marginata in natura: Taraxacum Officinale, Plantago Logopus, Plantago Major, Leontodon Tuberosus, Virginea Maritima, Stellaria Media, Fumaria Officinalis, Soncus Oleraceus, Soncus Asper, Medicago Orbicularis, Trifolium Repens, Calendula Officinalis, Borago Officinalis, Erucastrum Nasturtifolium, Erodium Malacoides, Galium Aparine, Sisymbrium Irio, Sisymbrium Officinale, Crepis Capilloris, Acantus Mollis, Erba di St. Augusta (St. Augustine Grass).

·      Frutta.

La frutta è un'ottima integrazione alla dieta a base di piante selvatiche, occorre, però fare attenzione che alcune tartarughe sono attratte da frutti potenzialmente tossici per il loro organismo, quali gli agrumi e le pere, che a lungo andare possono generare disturbi del metabolismo.

Ideali sono: Fichi, Pesche, Meloni, Angurie, Papaia, Fichi d'india, Mele, Ciliege, Kiwi, Prugne, Albicocche, Ananas ecc.

Attenzione: con la frutta non bisognerebbe mai esagerare, infatti essa contiene un rapporto calcio/fosforo inadeguato al loro fabbisogno, per cui quando si somministra a questi animali della frutta bisognerebbe raddoppiare la dose di calcio che si fornisce normalmente. Il rapporto calcio/fosforo ideale per le tartarughe è di 2:1.

·      Verdure coltivate.

In aggiunta alle piante selvatiche si può nutrirle con  qualunque tipo di verdura comunemente usata dall'uomo. Ci si deve comunque ricordare che la digestione delle tartarughe lavora meglio sul cibo a basso contenuto di proteine e ricco di fibre, di solito invece, nelle verdure coltivate è vero il contrario.

Presto in primavera e tardi in autunno, quando le piante selvatiche scarseggiano, le verdure sono un utile supplemento.

·      Erba

Le tartarughe mediterranee non sono in grado di digerire la cellulosa che è ampiamente contenuta nell'erba. Ciononostante pur non essendo un nutrimento aiuta molto la loro digestione provvedendo ad un alto contenuto di fibra.

·        Piante grasse e succulente

Ottime in quanto ricche di calcio e fibra. Ideali l'Opunzia e Agavi.

·      Vitamine e oligoelementi

Le tartarughe adulte possono vivere a lungo anche con severe carenze di questo genere, comunque è buona regola di tanto in tanto aggiungerne sul loro cibo.

·      Prodotti da insalata

Lattuga, pomodori e cetrioli sono piante selezionate per l'uomo quindi sono belle, hanno un ottimo sapore e crescono velocemente. Ciò le rende economiche, figurano bene e sono poverissime di valori nutrizionali: ideali per soddisfare l'appetito e il gusto degli uomini, ma non per nutrire le tartarughe che ne sono attratte e non mangiano altre erbe più utili per il loro organismo. Possono, invece, essere usati per rendere più appetitoso l'altro cibo.

·      Latte e suoi derivati

Il latte è prodotto dai mammiferi per fare crescere i loro piccoli. I rettili non producono latte e il loro corpo non possiede quei meccanismi ed enzimi che servono per utilizzarlo. Quindi nutrire le tartarughe con latte e suoi derivati le porta potenzialmente alla morte per danni al fegato e/o all'apparato digerente.

·      Prodotti industriali

Il pane, la pasta, torte, marmellate ecc. non possono che danneggiare la loro salute; in ogni caso evitare ogni prodotto contenente sale e zucchero.

·      Carne

La carne è composta da un alto contenuto di proteine. Le tartarughe se abituate la mangiano avidamente soprattutto nella forma di croccantini per cani e gatti. Non è in assoluto dannosa se offerta in piccolissime quantità e molto raramente (una o due volte all'anno), infatti anche in natura capita loro di trovare chioccioline, lombrichi, carcasse ecc. che integrano in parte la loro dieta prevalentemente vegetariana.

Se offerta più spesso potrebbe causare disturbi a breve termine e sicuramente letali disturbi a lungo termine: infatti l'alto contenuto di proteine nell'intestino causa uno sproporzionato sviluppo di microrganismi interni, di conseguenza grossi problemi gastrointestinali, alla lunga vengono causati anche problemi renali, degenerazione del fegato e obesità.

Per la regolare crescita delle ossa e del carapace, inoltre, occorre una giusta dose di proteine e se la carne è offerta abbondantemente nella loro dieta, questa dose diventa impossibile da controllare, le conseguenze sono indebolimento delle ossa, distrofia, e crescita anormale del carapace.

·      Calcio

Il calcio nella alimentazione delle tartarughe è cibo e non un integratore: le Atlas Mountains in Marocco, Israele, Siria, Turchia, Grecia, Spagna, Iran, Libia, Italia meridionale, dove le tartarughe vivono, sono aree molto ricche di calcare o sono attraversate da corsi d'acqua molto dura la cui l'evaporazione lascia molto deposito calcareo. Le piante che crescono in queste aree di conseguenza sono anch'esse ricche di calcio. Mangiando ingeriscono, pure, moltissimi pezzetti di carbonato di calcio: granelli di sabbia, ecc.

Esse sono infatti composte per un terzo del loro peso di derivati di calcio, soprattutto fosfato.

Gli uomini ottengono il loro fabbisogno di calcio soprattutto dalla carne e dal latte che è fonte a cui le tartarughe non possono attingere.

Le tartarughe invece utilizzando il carbonato di calcio dal calcare, il fosforo dalle foglie verdi, con l'azione della vitamina D3 (parte ottenuta da frutta ed erba e parte sintetizzata dal loro organismo con i raggi ultravioletti), producono il fosfato di calcio utilizzabile direttamente dal loro organismo.

Se manca anche uno solo di questi ingredienti soffriranno necessariamente di carenze alimentari.

Sintomi negli adulti:

1.  Le unghie diventano curve.

2.  L'area di crescita intorno alle scaglie è leggermente rientrante.

3.  Sono soggette a fratture, rotture di unghie, le ferite tardano a rimarginarsi.

4.  Se tutti gli altri parametri sono buoni (dieta e temperatura) la tartaruga tende all'obesità.

5.  Crescita eccessiva del becco.

Sintomi nelle piccole:

·      Il guscio non si indurisce adeguatamente.

·      Il carapace cresce in maniera piramidale.

·      Il becco rimane tenero e non possono mangiare roba dura, il che causa problemi dietetici e in fine morte per malnutrizione entro i 18 mesi.

Se la tartarughina riesce a sopravvivere e non si eliminano le cause della malnutrizione le scaglie cresciute a piramide occuperanno spazio polmonare portandole necessariamente alla morte per problemi respiratori.

La maggior parte delle morti in cattività sono: per le neonate problemi nutrizionali, e per le adulte mancanza di comprensione da parte dei loro padroni delle esigenze termiche sia in letargo che in attività.

La quantità di calcio di cui necessitano è nettamente superiore di quanto noi riusciamo ad immaginare (per loro è cibo e non una medicina): dargliene poco le porta alla morte, dargliene troppo può solo causare una temporanea costipazione, dargliene una quantità pari al peso del resto del cibo non causa alcun problema.

Cominciate con l'aggiungerne il 10% del loro peso alla loro dieta quotidiana ed aggiungetene se la crescita del guscio non è soddisfacente.

La risorsa di carbonato di calcio più semplice da trovare è nei gusci d'uovo polverizzati e sparsi sul cibo. Un'alternativa valida è l'osso di seppia grattugiato sul cibo (questo può avere l'inconveniente, che se non è stato all'aria un periodo sufficiente  o trattato appositamente puzza di pesce e le tartarughe non lo mangiano). Inoltre è opportuno lasciare qualche osso di seppia e guscio d'uovo in giro per il giardino affinché possano integrare un loro eventuale maggior fabbisogno.

Un'altra buona risorsa di carbonato di calcio è la farina di calcare usata nell'industria alimentare, ad empio a rendere il pane bianco (di solito è venduta in sacchi da 25 kg).

Alcuni autori suggeriscono l'utilizzo di farina d'ossa (fosfato di calcio), però anche se le tartarughe la mangiano avidamente, i risultati non sono ottimali, infatti bevono eccessivamente e la loro crescita è innaturale. Ciò pare essere dovuto all'eccesso di fosforo.

Alcuni utilizzano preparati di calcio per uso umano, questi però di solito sono derivati del latte e sapendo quali sono gli effetti dannosi del latte su questi animali li sconsiglio energicamente.

·      Acqua

Le tartarughe sono adattate a vivere in ambienti aridi, quindi quelle sane NON BEVONO. Esse, infatti, non sudano, inoltre i loro reni dividono quello che è semplice acqua da una sostanza cremosa bianca composta prevalentemente da acido urico, quindi loro espellono oltre all'acido urico solo l'acqua in eccesso. Possono infatti ottenere tutta l'acqua di cui hanno bisogno dal cibo anche se a noi sembra secco.

Eccettuato il periodo del risveglio dopo il letargo e quando le femmine formano le uova, se le tartarughe bevono, è per eliminare qualche sostanza intossicante dal loro organismo, in caso di dissenteria o quando c'è una eccessiva concentrazione di urati nei loro reni dovuta ad una scorretto mantenimento (termale, alimentare, ecc.).

Ovviamente in questi casi l'acqua va  offerta loro con abbondanza.

 

Per completezza espositiva, mi sembra opportuno illustrare la pericolosità che presentano determinati vegetali come gli spinaci che se offerti occasionalmente non provocano alcun danno, ma possono in determinate dosi causare gravi disturbi, come ipocalcemia, demineralizzazione delle ossa e/o denutrizione.

Purtroppo, infatti, questi vegetali pur avendo delle qualità nutrizionali ottime, contengono anche degli antagonisti della nutrizione che in dosi eccessive possono causare gravi danni all'organismo dei nostri rettili.

Quindi quando formuliamo una dieta per i nostri animali dobbiamo sempre tenere presente le interrelazioni tra le varie componenti nutrizionali che possono intercorrere tra i vari cibi cercando di compensarle: ovviamente non dovremo diventare dei chimici ma sarà sufficiente offrire una grande varietà di erbe e frutti cercando di ridurre al minimo quelli che rientrano nelle due categorie che seguono:

1° categoria contenente una grande concentrazione di antagonisti nutrizionali: spinaci, agrumi, soia, broccoli, cavolini di Brixell, cime di rapa, cavolo, cavolfiore, verza, rape e senape.

2° categoria meno pericolosa ma da non sottovalutare: carote, pesche, pere, radicchio, fragole e miglio.

Una dieta povera di proteine, poi, fa aumentare gli effetti di questi elementi ed i rettili erbivori, come le tartarughe, richiedono una dieta povera di proteine, quindi il pericolo di danni al loro organismo è aumentato notevolmente.

 

12.      MALATTIE DELLE TARTARUGHE

 

        Questa sezione non vuole certo essere un trattato di medicina veterinaria o una lista completa di tutte le malattie che possono affliggere le tartarughe, ma più semplicemente una guida per aiutare a diagnosticare e curare le malattie più comuni per aiutare gli appassionati.

12.1 ANORESSIA

Questa malattia è direttamente o indirettamente la causa maggiore di morte nelle tartarughe adulte, spesso è letale proprio perché  viene male interpreta.

L'anoressia nei mammiferi è normalmente causata da problemi psicologici o avitaminosi, un veterinario non specializzato in rettili vi ordinerà una iniezione multivitaminica e/o di comprare un'altra tartaruga per compagnia. Queste soluzioni saranno sicuramente utili per la maggior parte dei mammiferi ma non porteranno alcun vantaggio se non addirittura un peggioramento alle tartarughe.

12.1.1 Cause:

La causa principale nelle tartarughe è un livello troppo alto di urea nel sangue. L'urea è un prodotto della chimica del corpo che viene eliminato attraverso l'urina. L'eccesso di questa sostanza nel sangue produce una serie di effetti, ma il primo e più vistoso è appunto la perdita di appetito.

Altre malattie spesso intervengono a peggiorare la situazione come ad esempio, le più comuni sono, il marciume della bocca e infezioni del naso. Prima di trattare l'animale per l'anoressia quindi controllate bene e curate le eventuali infezioni.

Una temperatura insufficiente, inoltre, peggiora la situazione. Quando la temperatura corporea è a 30°C la tartaruga mangia e il suo corpo è nelle condizioni ideali per digerire. Quando la temperatura scende durante la notte o quando si avvicina l'inverno, anche l'appetito diminuisce.

Tutto ciò è assolutamente naturale e fisiologico: di notte non viene loro fame ed in autunno svuotano l'intestino e si preparano per l'inverno.

Purtroppo, durante i mesi caldi, successivamente ad un violento temporale, per l'infiltrarsi di correnti d'aria fredda dal nord Europa, o perché abitiamo in montagna oppure troppo a nord ecc., può accadere che la temperatura scenda repentinamente e la conseguenza è l'anoressia: se questa è l'unica causa sarà sufficiente riportarle alla temperatura ottimale.

Tornando alla principale causa di tale patologia, ossia il livello troppo alto di urea nel sangue, è ormai accertato che è dovuta ad inadeguate condizioni di mantenimento sia in inverno che in estate (non bisogna mai dimenticare che il letargo è circa il 30% della loro vita). In condizioni ideali, quando una tartaruga va in letargo consuma lentamente i grassi corporei e immagazzina i prodotti di scarto (principalmente acido urico) nei reni. Questo processo fa aumentare l'urea nel sangue. Quando si risvegliano, viene aumentato temporaneamente il livello di glucosio nel sangue: ciò contrasta il tasso troppo alto di urea e provvede a dare energia sufficiente alla tartaruga per muoversi,  andare al sole e trovare cibo e acqua. Non appena la tartaruga mangia, e urina i valori del sangue ritornano normali.

I problemi nascono quando le condizioni termiche sono scorrette. Per esempio, se durante l'inverno la temperatura sale o scende di tre o quattro gradi oltre il loro ideale, in natura il sistema di autocontrollo permette loro di muoversi in su o in giù nel terreno a seconda dei casi, mantenendo così la temperatura corporea costante. Ma se si trovano in una scatola il loro movimento non produce miglioramenti anzi, produrrà un eccessivo consumo di tessuti corporei con il risultato che una enorme quantità di acido urico verrà immagazzinata nei reni ed il livello di urea nel sangue sarà centinaia di volte superiore alla normalità, ma il sistema di correzione mediante il glucosio può funzionare fino ad un tasso dieci volte superiori a quello normale; il risultato è quindi scontato: anoressia al risveglio.

Per evitare problemi di anoressia, quindi, è necessario mantenere le tartarughe in condizioni termiche ideali.

Un alto livello di urati nel sangue e conseguentemente l'anoressia può essere il risultato di: 1. Un solo anno di ibernazione errata. 2. Una somma di tanti anni di ibernazione non abbastanza buona o in fine di 3. diverse estati trascorse in condizioni inadeguate.

È molto importante rendersi conto che quando una tartaruga smette di mangiare, il suo corpo inizia ad operare a ciclo chiuso, il livello di urati nel sangue aumenta, peggiorando in questi modo sempre di più le cause dell'anoressia dando origine ad un ciclo a spirale con esito letale che va interrotto ad ogni costo.

Il processo di crescita di urati nel sangue, inoltre, aumenta notevolmente quando l'animale termina le sue riserve di grasso perché inizia a consumare proteine anziché grassi con conseguente aumento dei prodotti di scarto, ciò significa che se una tartaruga ha poche riserve muore prima (ovviamente ciò non vuol dire che bisogna mantenere le nostre tartarughe obese, questo infatti causa altri problemi non meno gravi).

 

12.1.2 Gravità dell'anoressia

In genere la gravità di questa malattia dipende dalla quantità dei prodotti di scarto dell'attività corporea immagazzinati nei reni  e dall'esaurimento dei tessuti del corpo.

Questi sono di solito, ma non necessariamente proporzionali.

La diminuzione dei tessuti corporei può essere controllata pesando la tartaruga (in grammi) e dividendo per la lunghezza (linea retta tra la scaglia sopranucale e quella sopracaudale) in centimetri cubi; il rapporto in una bestia sana e adulta deve essere tra 0.21 e 0.23. Ogni caso al di sotto di 0.20 dovrebbe essere controllato accuratamente. Sotto 0.18 è un caso estremamente urgente, e la morte sopraggiunge a circa 0.15. Ovviamente queste misure devono essere fatte con estrema precisione senza approssimazione alcuna, altrimenti sono inutili.

Quando l'anoressia è causata da un solo anno di ibernazione errata in una tartaruga di solito ben tenuta, la regola sopra descritta ci da una discreta diagnosi della gravità di anoressia. D'altra parte, se l'anoressia è causata dall'accumulo negli anni di sostanze di rifiuto nei reni, conseguenza di prolungate semi-adeguate condizioni di mantenimento, tale regola non ci sarà d'aiuto, perché durante l'estate la tartaruga rimpiazzerà i tessuti consumati, peserà dunque come una tartaruga in buona salute, ogni anno però, sarà sempre più vicina alla morte. ATTENZIONE - Questo tipo di anoressia è molto più dura e più lunga da curare, quindi se siete consapevoli che le vostre tartarughe non trascorrono un letargo adeguato, anche se sono anni che stanno apparentemente bene non aspettate a migliorare le loro condizioni che siano ad un passo dalla morte!

La quantità di urati nei reni non è molto facile da quantificare, questa però è direttamente proporzionale a quella di urea e acido urico nel sangue, mentre è inversamente proporzionale a quella di glucosio: se la concentrazione di urati nei reni è più alta del normale, sarà più alta anche l'urea nel sangue, mentre sarà più basso del normale il glucosio. Ciò può essere controllato con un'analisi del sangue (Valori normali: GLUCOSIO 78 mg/dl; UREA 30  mg/dl; ACIDO URICO 2 mg/dl).

Comunque questi test non sono molto precisi sui rettili perché sono tarati sul sangue dei mammiferi. A una persona attenta sarà molto più semplice, invece, osservare i cambiamenti comportamentali, per giudicare la gravità della malattia.

Quando una tartaruga è mantenuta in condizioni sub-ottimali, le cause dell'anoressia si formano molto lentamente, ma il problema in genere non è notato dal proprietario se non negli ultimi stadi.

           Di seguito cercherò di descrivere gli stadi progressivi della malattia; ovviamente le malattie non sono matematica, quindi consideratela come una indicazione di massima:

1.  La tartaruga mangia bene, però occasionalmente è noiosa e accetta solo cibi altamente proteici.

2.  La tartaruga mangia in quantità sufficiente ma è molto svogliata, dopo il letargo beve per diverse settimane e impiega diversi giorni prima di iniziare a mangiare.

3.  Mangia solo quando c'è caldo e non tocca cibo quando c'è nuvoloso, beve spesso anche durante l'anno. Impiega molte settimane prima di riprendere a mangiare dopo il letargo e perde peso.

4.  Smette di mangiare, però è ancora discretamente attiva e qualche volta può essere persuasa a mangiare qualche cosa. Perde peso.

5.  Non mangia, perde peso e tono muscolare. Si mette al mattino in una posizione al sole e ne va via alla sera invece di muoversi tra sole e ombra per mantenere la temperatura ideale.

6.  Sta sempre ferma nei posti più freddi e umidi.

7.  Stato comatoso. Spesso viene scambiato per letargo. Se non si interviene immediatamente questo stadio dura solo pochi giorni.

        Comunque ogni caso di anoressia è diverso. Ogni tartaruga reagisce in modo proprio alle condizioni termiche inadeguate, quindi quanto sopra è una guida non una regola assoluta.

ATTENZIONE: potenzialmente tutte le tartarughe che svernano in una scatola situata in una cantina, solaio o garage senza i predetti accorgimenti, mostrano i sintomi di questa malattia.

 

 

12.1.3 Trattamenti

             I trattamenti necessari dipendono dalla gravità della malattia. In casi estremi può volerci moltissimo tempo. Quindi nella cura è necessaria pazienza e perseveranza. Se particolarmente grave, l'anoressia può causare danni agli organi interni, ma nonostante i danni temporanei siano frequenti, i danni irreversibili sono rarissimi.

             Quando si tratta questa malattia prendere degli appunti è di vitale importanza. Quindi munirsi di carta e penna e marcare giorno per giorno i cambiamenti e le reazioni ai vari trattamenti; spesso, infatti se c'è qualche cosa che non va si capisce proprio da questi appunti.

1.  Negli stadi 1-2 è sufficiente adeguare le condizioni termiche invernali ed estive come già descritto in altra parte di questi appunti.

2.  Alimentazione forzata con aggiunta di acqua e soluzione glucosata una o due volte al giorno. Questo metodo replica il sistema autonomo delle tartarughe per contrastare l'urea nel sangue dopo il letargo. Può essere miracoloso in casi non troppo gravi soprattutto quando la causa è un solo letargo mal trascorso. Se funziona si devono vedere dei risultati entro 48 ore altrimenti è inutile continuare.

3.   Questo è il metodo più completo e può essere utilizzato in tutti i casi di anoressia compresi quelli più disperati, purché si usi sempre un po' di buon senso. La prima cosa che dobbiamo fare è di tenere la tartaruga calda e nutrirla regolarmente.

·      TEMPERATURA: la temperatura corporea dell'animale deve essere mantenuta a 30°C per circa 16-18 ore al giorno (costringerla se è talmente grave da allontanarsi dalle fonti di calore). Di notte lasciare calare la temperatura a 20-25 gradi.

·      NUTRIMENTO: deve essere nutrita forzatamente mediante una sonda gastrica usando ogni tipo di cibo che possa essere liquefatto. Per un attimo ci dobbiamo dimenticare delle regole auree per l'alimentazione delle tartarughe, infatti i cibi ad alto contenuto di fibre tendono ad intasare il catetere; il basso contenuto di proteine rallenta i risultati; e il calcio non è direttamente utile perché dobbiamo ripristinare i tessuti molli della tartaruga e non il guscio e le ossa: io, personalmente consiglio di usare omogeneizzati di frutta, o il "Raffi P.- SERA". Il contenuto di acqua non è critico, ma ritengo sia opportuno aggiungerne quanta necessaria per consentire al cibo di passare nel catetere. Importante è, invece, l'aggiunta nel cibo di un integratore vitaminico e di oligoelementi (ottimo anche per gli animali sani il BAYER-DETALUP o SERA-REPTOVIT). La quantità di cibo richiesta dovrebbe essere rapportata al pesa, ma dal momento che in una tartaruga anoressica il peso non è quello corretto è meglio utilizzare la formula suggerita dal Dott. Braian Pursall: LUNGHEZZA IN CENTIMETRI CUBI DIVISO 333 UGUALE GRAMMI O MILLILITRI DI CIBO DA FARE INGERIRE per ogni giorno, meglio se somministrato in due dosi: la prima dopo un'ora di riscaldamento e una dopo otto ore.

·      BAGNI: Bagni caldi giornalieri anche se non sono essenziali, sembrano provocare sensazioni di benessere oltre che facilitare il passaggio delle feci.

·      BERE: Di solito si introduce sufficiente acqua con l'alimentazione forzata, se però l'animale ne richiede di più si può convincerla a bere spontaneamente: spesso questo è sintomo di ripresa. Io comunque suggerisco di somministrare un paio di dosi d'acqua e zucchero nei primi giorni di cure.

·      PROGRESSI NEL PESO: Il cibo ci mette circa 2 o 3 settimane per passare dallo stomaco alle feci quindi una tartaruga anoressica che ha l'intestino vuoto dovrebbe aumentare di un grammo per ogni grammo di cibo introdotto. Dopo di ché  dovrebbe aumentare con l'ingestione e diminuire con la defecazione; qui le fluttuazioni possono essere molto abbondanti, ma dovrebbero diminuire a mano a mano che l'animale riacquista il controllo sul bilanciamento dell'acqua. Dopo le prime tre settimane il peso medio dovrebbe crescere lentamente ma costantemente finché il rapporto peso/lunghezza cubica non tornano normali.

·       ESCREMENTI: Le feci non sono prodotte finchè non sono passate due o tre settimane dall'inizio della cura, a volte anche prima se l'intestino non si era ancora completamente svuotato. Talvolta sono prodotte sostanze incolori, gelatinose: sono ciò che rimane dal consumo dei tessuti corporei. Altre volte le feci sono prodotte di un colore verdastro, il che significa che la digestione è incompleta, succede soprattutto quando l'animale è molto tempo che è malato e senza cure, perché l'assenza di cibo nell'intestino fa morire i microrganismi intestinali (può accadere anche in caso di trattamenti antibiotici); in questi casi è opportuno intervenire somministrando fermenti lattici attivi. Altre volte le feci possono essere troppo solide o troppo liquide, ciò accade per un imperfetto controllo dei liquidi. Tutti questi problemi di solito si risolvono in breve termine e le feci miglioreranno di giorno in giorno col proseguire della cura. L'urina non è meno importante delle feci anche perché è quella che "ripulisce" l'organismo. L'elemento più importante è la presenza di acido urico che di solito è chiaramente riconoscibile in una sostanza bianca all'interno dell'urina. All'inizio del trattamento l'acido urico è lento a muoversi uscendo in piccolissime quantità impercettibili o addirittura in soluzione. Continuando il trattamento l'acido comincia ad uscire in larga quantità sotto forma di sostanza cremosa a volte anche miscelata col resto del liquido. Altre volte viene espulso cristallizzato come un sasso anche di notevoli dimensioni (per questo occorre controllare che non ostruisca la cloaca impedendo la fuoriuscita dei prodotti di rifiuto, in questi casi è indispensabile rimuoverlo chirurgicamente). Continuando il trattamento anche l'urina si normalizzerà. Ricordarsi che in casi molto gravi il trattamento può essere indispensabile anche per a due anni! Ma sostanziali miglioramenti devono vedersi sin dalle prime settimane.

·      PROGRESSI  FISICI: Dopo un lungo periodo di anoressia trascurata una tartaruga diventa praticamente inerte. Di solito il declino è molto lento quasi impercettibile e la maggior parte dei possessori di questi animali non se ne accorge che all'ultimo stadio. Alcuni individui, in particolar modo i maschi, rimangono attivi e allerta consumando tutte le loro riserve corporee,  in fine diventano improvvisamente inerti senza più tono muscolare tanto da non riuscire più neanche a sorreggersi sulle gambe a volte non riescono neanche più a sorreggere la testa. Ma non solo, cessano anche di funzionare adeguatamente quei muscoli che aiutano la digestione e quelli che controllano la vescica. A mano a mano che si procede con le cure sopra descritte ritornano anche tutte le funzioni fisiche.

 

             Dovrebbe essere ovvio per ogni lettore di questo capitolo che i primi segni di anoressia si manifestano in primavera quando le tartarughe si risvegliano dal letargo. Se si corre subito ai ripari, la maggior parte dei casi anche gravi dovrebbe essere risolta prima dell'inverno successivo.

              Purtroppo però molti ritardano prima di cercare aiuto nella speranza che le cose migliorino da sole e questo non fa che peggiorare la situazione altri cercano aiuto da veterinari che pur essendo professionalmente ineccepibili non hanno dimestichezza con i rettili, ad altri meno attenti i sintomi primari passano inosservati, il che non fa altro che ritardare l'inizio delle cure adeguate e benché l'animale sia quasi sempre ricuperabile potrebbe sopraggiungere l'inverno senza che la nostra paziente sia pronta per affrontare il letargo.

              Se è il caso ritardiamo il letargo mantenendola in condizioni estive (non è sufficiente tenerla in casa a temperatura ambiente: deve stare tra i 26 e i 35°C per circa 14 ore al giorno).

              In questo modo si può evitare anche tutto il letargo ma questo potrebbe causare nuovi problemi tra cui una ricaduta durante l'estate successiva. Per ciò io consiglierei nel caso fosse necessario prolungare le cure durante tutto l'inverno di permettere un breve letargo di solo un mese o uno e mezzo in perfette condizioni come descritto nel paragrafo riguardante questo argomento e poi di riportarle velocemente ma gradualmente (nel giro di 24 ore) alle condizioni estive. In queste condizioni occorre accelerare il periodo di svuotamento e raffreddamento a tre settimane.

 

12.1.4 Riassunto dei punti più importanti

1.  Se la tartaruga mostra segni di leggera anoressia è sintomo di erroneo mantenimento; quindi scoprire la causa ed eliminarla.

2.  Se smette di mangiare correre ai ripari immediatamente: la situazione può solo peggiorare.

3.  Se la stai forzando a mangiare e vuoi tentare di farla riprendere spontaneamente, prova immediatamente dopo l'operazione col catetere. É contro ogni logica ma funziona! Non affamarla prima di offrirle del cibo da mangiare spontaneamente, non da risultati buoni!

4.  Preparatevi che le cure possono essere molto lunghe: anni di errori non si possono risolvere in cinque minuti. Di solito ci vuole un tempo pari a quello in cui la tartaruga è stata inappetente, salve le complicazioni.

Ma non disperate mai, se si seguono con buon senso e scrupolo queste indicazioni il successo è garantito nel 98% dei casi!!

 

12.1.5 Procedimento per alimentazione forzata

           Se la gravità dell'anoressia è leggera, spesso è sufficiente scaldare l'animale, aprirle la bocca e metterle una foglia d'insalata sulla lingua: se siete fortunati la mangerà tutta, poi ripetete l'operazione.

         Questo metodo ovviamente può andare bene per un breve periodo e se avete molto tempo a disposizione. Oltre a tutto, ciò può essere più stressante per il vostro animale che non il catetere stesso, è inoltre del tutto inutile per i casi più gravi. L'alternativa è appunto l'ingollamento forzato mediante catetere. Questo procedimento, inoltre, potrà tornarvi utile quando dovrete somministrare medicinali per bocca come nei trattamenti antiparassitari.

             Molti mostrano riluttanza a questa pratica, ma a differenza di ciò che sembra non è difficile e se è fatto correttamente sembra non causare particolari stress al paziente, anzi, in letteratura sono riportati casi di tartarughe trattate a lungo con questo metodo che aprivano la bocca spontaneamente alla vista del catetere. Ovviamente le prime volte è meglio farsi assistere da un esperto, ma personalmente ritengo che tutti gli allevatori di questi animali dovrebbero imparare personalmente questa tecnica perché può salvare molte vite e in fine può servire per tenere i vostri animali liberi da parassiti.

¨    Ovviamente è più semplice farlo in due, comunque è sempre meglio saperlo fare da sé perché non sempre si può contare su gli altri.

¨    Tagliare un catetere standard per cani (chiedetelo ad un veterinario) ad una lunghezza adeguata per una tartaruga e mettetelo su una siringa delle dimensioni necessarie.

¨    Riempite la siringa ed il catetere con la giusta dose di "pappetta" preparata come sopra.

¨    Sedetevi in un luogo tranquillo.

¨    Posizionate la tartaruga tra le vostre ginocchia con il muso rivolto verso l'alto e col corpo a circa 45° rispetto al pavimento. In questo modo potete trattenere l'animale in posizione restando con le mani libere. Inoltre, la posizione provoca un istinto naturale di tirare fuori le zampe e la testa per bilanciarsi.

¨    Aprite la bocca con l'unghia del pollice tenendo l'altro lato con l'indice e con l'altra mano spingete il catetere fino allo stomaco che si trova esattamente negli angoli di incontro delle seconde e terze scaglie del piastrone partendo dalla coda. Il catetere dovrebbe scendere senza problema: solo in due casi potrebbero esserci delle difficoltà: 1. se la tartaruga è stata circa un anno senza aprire la bocca e la saliva essiccata ha incollato le fauci, in tal caso occorre fare leva con le unghie. 2. Quando tentate di deparassitizzare una tartaruga sana (sicuramente avrete bisogno di un aiutante: ogni trucco è buono purché il buon senso sia sempre al primo posto).

¨    Quando il catetere è in posizione spingete lo stantuffo della siringa lentamente ma con decisione; il tutto dovrebbe essere compiuto in 10-15 secondi, se la cosa viene prolungata la tartaruga reagisce ed il tutto diventa più difficile.

¨    Quando fate queste operazioni non fate mai movimenti bruschi perché rischiate di spaventare l'animale inutilmente rendendo le cose più difficili.

 

 

12.2 OSTEODISTROFIA

Questa è una malattia piuttosto comune. Circa il 99% delle tartarughe cresciute in cattività ne presentano i sintomi, alcuni molto leggeri, altri particolarmente gravi.

La suddetta malattia è causata da carenza di calcio nella dieta. Teoricamente potrebbe essere causata anche da carenze di fosforo o vitamina D, ma nella quasi totalità dei casi la giornaliera aggiunta di carbonato di calcio nella dieta (circa il 50% ) porta notevoli miglioramenti fin dalle prime settimane.

Modificare altri parametri, nella mia esperienza non sembra avere effetti apprezzabili.

In casi particolarmente gravi, la percentuale di calcio offerta nella dieta giornaliera può essere portata fino al 70% per un breve periodo.

Tengo a precisare che i valori percentuali che ho riportato sono reali e non frutto di un errore di battitura.

 

 

12.3 DEFORMITÀ DEL BECCO

A causa di aberrazioni alimentari, talvolta il becco può crescere a dismisura, tanto da compromettere la possibilità di alimentarsi. Per correggere questa deformità occorrerà limarlo con una limetta da unghie e soprattutto migliorare l'ALIMENTAZIONE!

 

 

12.4 MICOSI E MARCIUME DELLA CORAZZA

Queste sono malattie molto comuni: circa il 75% delle tartarughe tenute in cattività presentano i sintomi di questa malattia, ma anche se praticamente universalmente irriconosciute o trascurate sia dai proprietari che dai veterinari non va trascurata.

Il carapace  e il piastrone sono formati da una serie di strati: lo strato esterno è composto da un materiale duro simile alle unghie umane, lo strato successivo è molle e serve ad assorbire gli urti e in fine l'ultimo strato è composto dello stesso materiale di cui sono composte le ossa.

Quando per un qualsiasi motivo si rompe lo strato protettivo esterno, i batteri penetrano e cominciano a "mangiare" lo strato molle. Questi batteri sono per lo più anaerobi e quindi fra questi strati trovano la condizione ideale, se poi il guscio è sporco o ricoperto di olio gli effetti sono accentuati.

Una leggera infezione del guscio è riconoscibile guardando attentamente ad occhio nudo soprattutto i lati e la parte posteriore del carapace: si potranno scorgere delle macchie scure sotto lo strato esterno, che se schiacciate con forza si dimostreranno parzialmente fluide, in altri casi sullo strato esterno si verificheranno delle screpolature di colore biancastro o addirittura il distacco di alcune squame a volte anche del solo primo strato. Come comune denominatore presentano un cattivo odore.

Se trascurate, col tempo, possono anche guarire spontaneamente, ma nella maggior parte dei casi peggiorano ed arrivano ad intaccare lo strato osseo provocandone l'erosione per finire poi in setticemia. Per fortuna questo processo è molto lungo e nella maggior parte dei casi viene scoperto e curato prima che sia troppo tardi.

 

Prevenzione

A parte le solite raccomandazioni riguardo al mantenimento ed all'alimentazione, prevenire queste malattie è molto semplice: lavate spesso le vostre tartarughe con acqua tiepida ed uno spazzolino da denti (usando anche sapone se sono unte) e non dovrete mai preoccuparvi di queste malattie.

 

Cure

Se il problema è sotto lo strato esterno, con un coltello incidete e asportate la copertura sopra al punto interessato, pulitelo bene e spennellatelo con di tintura di iodio un paio di volte alla settimana fino a guarigione avvenuta.

Se il danno è, invece, già avanzato (ha intaccato lo strato osseo) o addirittura sanguina sarà indispensabile intervenire con iniezioni e pomate antibiotiche; all'uopo io uso l'AUREOMICINA DERMICA: tale pomata può essere utilizzata anche per le infezioni meno gravi purché non si debbano trattare zone molto estese, altrimenti all'influsso benefico dell'antibiotico si aggiunge l'effetto dannoso dell'unto che impedisce la traspirazione ed attira lo sporco.

 

12.5 INFEZIONI

Quando una tartaruga è tenuta in condizioni climatiche-ambientali ideali ed è nutrita correttamente il sistema immunitario è estremamente efficacie e le infezioni sono praticamente impossibili. Prova ne è che tartarughe rosicchiate da ratti, spessissimo guariscono senza riportare infezione alcuna.

Negli altri casi una ferita sporca può provocare infezione. Il trattamento è lo stesso utilizzato per i mammiferi: si pulisce e disinfetta,  se è il caso si provvede anche a fare alcune iniezioni d'antibiotico.

A differenza di come si credeva in passato le iniezioni si fanno sulle zampe anteriori, perché quelle posteriori hanno i vasi sanguigni che vanno direttamente ai reni i quali diminuiscono notevolmente l'efficacia dei principi attivi.

È opportuno ricordare che un trattamento antibiotico va continuato per almeno 7 giorni ininterrottamente altrimenti è completamente inutile, non può nemmeno essere prolungato troppo a lungo (max 14 giorni) altrimenti può causare fenomeni di resistenza batterica, non si deve nemmeno dimenticare che gli effetti collaterali indesiderati degli antibiotici sono legati ai reni, quindi non bisognerebbe mai abusarne.

 

 

12.6 ASCESSI

Un'infezione non trattata può trasformarsi in ascesso, se l'ascesso non si cura, alla lunga intacca il sistema immunitario e la morte è inevitabile.

Gli ascessi più comuni possono colpire il timpano, la gola, le estremità delle zampe e le giunture delle ossa. Per accertarne la dimensione occorre una radiografia. Successivamente sotto anestesia generale va tagliata la zona infetta, eliminato il pus, ripulita accuratamente, disinfettata e ricucita. Una cura antibiotica successiva è raccomandata.

Se l'ascesso ha colpito le giunture delle ossa creando osteolisi, può essere necessario amputare l'arto, ma in questo caso è indispensabile consultare un veterinario specializzato.

 

 

12.7 SETTICEMIA

Si tratta di un'infezione batterica massiva negli organi interni. Il fattore scatenante può essere una ferita in un animale con sistema immunitario depresso da cattivo mantenimento.

I sintomi sono: apatia, inappetenza ecc., ma una diagnosi sicura può essere fatta solo con analisi del sangue (formula leucocitaria).

La cura si effettua con somministrazioni sottocutanee di antibiotici ad ampio spettro come descritto al paragrafo "Polmonite", con somministrazione di alimentazione forzata e terapia fluida.

 

 

12.8 PARASSITI

Tutti i rettili che vivono in natura sono insidiati dai parassiti. Nella maggior parte dei casi, però, i parassiti vivono in armonia con i loro ospiti. Infatti, essi sfruttano nutrimento e protezione dell'animale che li ospita senza dare ad esso niente in cambio. Ciò, ovviamente non è assolutamente indolore, infatti la presenza di questi organismi indebolisce la salute dell'ospite, tuttavia non ne causa la morte, altrimenti estinguerebbero sé stessi.

Questo delicato equilibrio che rimane tale in natura può facilmente essere compromesso in cattività.

Infatti, lo stress, la cattiva alimentazione, le diverse condizioni climatiche la scarsa igiene, ecc. portano ad un indebolimento del sistema immunitario e dunque il sopravvento dei parassiti; è quindi indispensabile il nostro intervento per ripristinare la situazione a vantaggio dei i nostri amici.

I parassiti infestano gli animali in diverso modo: possono colpire dall'esterno come le Zecche o i Mites e Ticks o dall'interno come le varie forme di vermi e flagellati.

12.8.1 Ectoparassiti - parassiti esterni

Ticks e Mites

Sono dei piccoli insetti di colore rosso-bruno appena visibili ad occhio nudo che infestano la pelle dei rettili infiltrandosi sotto le squame causando la cosiddetta "Rogna": ossia un'eruzione cutanea, purulenta ed appiccicaticcia.

Fortunatamente non è una malattia comune sulle tartarughe, comunque un buono spray insetticida per animali (FRONTLINE evitando occhi e bocca) in due volte a distanza di 20 giorni sarà sufficiente per liberarci da questi insidiosi animaletti.

Se l'animale non vive in un ambiente grande sarà opportuno trattare anche questo facendo attenzione a non dargli da mangiare se non dopo aver accuratamente ripulito il tutto.

Zecche,

Esse si insinuano nelle pieghe della pelle: ascelle, spalle, inguine, coda ecc.; il trattamento è molto semplice: sarà sufficiente fare cadere una goccia d'olio o di insetticida localmente sul parassita e dopo 24 ore se non si è già staccato da solo, rimuoverlo con una pinzetta.

Miasi

È l'infestazione causata dalle larve di mosca carnaria: essa, infatti, può deporre le sue uova (soprattutto in primavera ed in autunno) su ferite o pieghe della pelle di animali debilitati. Se non è presa in tempo l'erosoine può essere tale da consumare completamente l'animale. È dolorosissimo e l'intervento tempestivo è di vitale importanza.

Pulire perfettamente la ferita con Betadine o acqua ossigenata e rimuovere materialmente tutte le larve, lasciare asciugare per qualche minuto, spruzzare con Neo Spray-CAF ( per la cura dei piedi dei bovini a base di Tiamfenicolo) una volta alla settimana per tre settimane e ricoprire con pomata cicatrizzante. Per la prima settimana lavare due volte al giorno con acqua ossigenata e ricoprire con pomata cicatrizzante; continuare, poi, una volta al giorno fino a guarigione avvenuta. Tenere l'animale lontano dai maschi che potrebbero "aggredirlo".

 

12.8.2 Endoparassiti - Parassiti interni

Vermi intestinali

Come già preventivamente accennato, tutte le tartarughe di questo mondo soffrono di infestazione da vermi, quindi è buona norma sverminarle di tanto in tanto. Quanto spesso sia opportuno sverminarle dipende dal modo in cui sono mantenute. In particolare saranno richiesti più frequenti trattamenti se:

1.  Le tartarughe sono tenute in gruppo: tanto più il gruppo è largo tanto più i trattamenti devono essere frequenti.

2.  Le tartarughe sono tenute in piccole aree: tanto più è piccola tanti più trattamenti sono richiesti.

3.  Le tartarughe non mangiano correttamente: se mangiano poche fibre le feci rimangono più a lungo nell'intestino ed i  vermi hanno più tempo per svilupparsi.

Io consiglio di sverminarle almeno una volta all'anno a chi le tiene nelle condizioni sopra descritte, e una volta ogni tre anni a chi le tiene in condizioni ideali.

Per verificare se le vostre tartarughe sono infestate da vermi non è sufficiente controllare le feci ad occhio nudo (in tal modo non è sempre possibile riscontrare la presenza di parassiti) ma occorre raccogliere le feci e trasportarle nel più breve tempo possibile (24 ore) dal veterinario e farle analizzare col microscopio. Ovviamente sarà sufficiente portare le feci di una sola tartaruga, perché se sono tenute in gruppo la presenza di parassiti in un solo individuo determina automaticamente la infestazione anche delle altre.

Il farmaco più idoneo è il Mebendazolo (LEN GOCCE) in ragione di 20-25 mg/kg, che corrispondono a 0,1 cc di LEN per kg di peso dell'animale somministrato oralmente dosandolo con una siringa. Il trattamenti va ripetuto a distanza di 15 gg. Questo farmaco è efficacie anche contro i NEMATODI che sono vermi di dimensioni molto superiori e visibili ad occhio nudo, se però dovessero persistere, occorrerà somministrare una dose doppia una volta alla settimana per tre settimane oppure utilizzare il Tiabendazolo in ragione di 40 mg/kg una volta alla settimana per tre settimane. Equivalente il Fenbendazolo (Panacur in pastiglie da 250 mg in ragione di 1 ogni 2,5 kg), questo prodotto è più recente e probabilmente più efficace.

Oggi esistono prodotti che permettono di sverminarle con un solo trattamento ma i metodi sopra descritti garantiscono una disinfestazione più completa e duratura nel tempo.

NON FIDATEVI MAI AD USARE FARMACI PER CANI E GATTI OD ALTRI ANIMALI SENZA AVER SENTITO ALTRI CHE L'HANNO GIÀ USATO PRIMA PERCHÉ MOLTI POSSONO ESSERE LETALI (in special modo quelli a base di Ivermectina).

La maggior parte dei parassiti intestinali può essere combattuta con il farmaco sopracitato; la maggior eccezione sono i Flagellati.

 

Protozoi e Flagellati

Se i vermi non sembrano causare grossi disturbi alle tartarughe, ed anche in alta concentrazione l'animale può continuare a sopravvivere (fintanto che sia talmente indebolito da permettere ad altre malattie di prendere il sopravvento), con i flagellati il discorso cambia.

Sono piccoli ed invisibili ma sono potenzialmente letali. La maggior parte dei parassiti interni consuma il contenuto dell'intestino: i flagellati distruggono le pareti dell'intestino ed entrano nel sangue, distruggendo tutto quello che incontrano e la morte dell'animale ospite è inevitabile.

Per fortuna le tartarughe riescono a tenerli sotto controllo piuttosto efficacemente e gravi infestazioni di questi parassiti non sono frequentissime.

Tuttavia una piccola quantità di questi parassiti è presente in tutte le tartarughe, le quali spendono moltissime energie per tenerli sotto controllo: è per questo che la disinfestazione da questi parassiti determina spesso la guarigione da altre piccole sindromi che ricorrono in certi individui.

Una grave infestazione da flagellati è facilmente riconoscibile da una rapida perdita di appetito con l'associazione di feci scure e liquide. Se la diagnosi è confermata dall'analisi delle feci con la massiva presenza dei parassiti (al microscopio la vista di solo pochi parassiti ne dimostra la presenza di una grande quantità) il trattamento deve essere effettuato immediatamente, ogni ritardo significa più danni agli organi interni e relative conseguenze.

Hexamita: è un flagellato presente nel sistema urinario e può portare a gravi disfunzioni renali sia in forma acuta che cronica; questo parassita può facilmente essere visto analizzando le urine appena raccolte di un animale infestato. La prognosi per questa malattia è buona se presa all'inizio, diversamente i risultati spesso non sono buoni.

Il trattamento contro ogni tipo di protozoo va effettuato con Metronidazolo 250 mg/kg ossia una pastiglia di Flagil per kg dissolta in poca acqua e somministrata con un catetere direttamente nello stomaco (come descritto nel capitolo dell'alimentazione forzata).

Purtroppo però i Flagil uccide anche i microrganismi intestinali, quindi anche se una dose è sufficiente ad uccidere i flagellati spesso l'animale non riprende a mangiare perché non digerisce più. Occorre quindi somministrare fermenti lattici attivi e provvedere per un certo periodo ad alimentazione forzata. I fermenti lattici vanno somministrati finché le feci non ritornano normali.

È opportuno somministrare una seconda dose dopo 15 gg., comunque  durante tutto il periodo di cure, l'animale va tenuto sotto stretto controllo perché il sistema immunitario in queste condizioni è molto compromesso e spesso sopravvengono infezioni secondarie.

Prevenzione

Di norma i flagellati sono presenti nell'organismo di tutte la tartarughe, ma come ho già detto prima, il loro numero è normalmente tenuto sotto controllo dal sistema immunitario stesso.

Quindi i problemi ricorrono quando proliferano: Ciò accade quando tartarughe in buona salute sono mantenute in uno spazio troppo piccolo con inadeguate condizioni igieniche tali da essere costrette a mangiare dove sporcano.

La soluzione al problema non è altro che ampliare lo spazio a loro disposizione e provvedere di tanto in tanto ad una cura preventiva: fate un obiettivo esame di coscienza su come tenete le vostre tartarughe e provvedete se necessario una volta all'anno, altrimenti una volta ogni due, tre e così via. Attenzione non costringetevi a farlo troppo spesso, proprio per le conseguenze negative che questo farmaco ha sulla microfauna intestinale.

        

         NOTA: Il FLAGIL, nonostante l'effetto collaterale di uccidere i microorganismi intestinali, viene spesso utilizzato nell'allevamento dei rettili non solo per disinfestare gli organi interni da quegli insidiosissimi parassiti quali sono i flagellati, ma anche come cura contro alcuni casi particolari di anoressia: infatti è statisticamente provato che molti rettili in tali condizioni (spesso quelli appena catturati) se trattati con questo farmaco riprendono ad alimentarsi normalmente.

Una spiegazione scientifica non esiste, ma spesso funziona.

 

 

12.9 FRATTURE

Fondamentalmente non ci sono molte differenze fra il trattamento delle ferite, tagli e fratture nei rettili e nei mammiferi.

Le ferite possono essere semplicemente trattate pulendole accuratamente, disinfettandole (mai con alcool: usate sempre acqua ossigenata o Betadine), cospargendole poi con una pomata antibiotica ed in fine coprendole in modo che non si sporchino.

La rottura di ossa delle zampe può essere sistemata e steccata esattamente come nei mammiferi. Purtroppo in passato, ma non solo, è prevalsa una tendenza veterinaria che invitava a curare le fratture degli arti fissandole al guscio: da una parte è vero che questo garantisce l'immobilizzazione dell'osso, ma troppo spesso causa delle deformazioni alla gamba sana, quindi cercate di evitare questa pratica, se la frattura, tuttavia, è troppo interna, sarà opportuno intervenire chirurgicamente con l'aiuto di un veterinario.

Sfortunatamente il carapace, in passato è stato sottovalutato e trattato anche da veterinari alla stessa stregua della carrozzeria delle macchine ricoprendone i buchi e saldandolo con resina epossidica.

Questa resina pur dando ottimi risultati nell'immediato, alla lunga crea un substrato ottimale per la crescita di batteri che causano marciume, funghi ed altre infezioni della corazza; oltre a tutto impedisce l'effettivo risaldarsi del guscio che, come sappiamo, è parte viva dell'animale.

Nella maggior parte dei casi, il carapace ed il piastrone possono essere tranquillamente steccati e risistemati esattamente come tutte le ossa, ovviamente qui, rispetto alla colla, saranno richieste maggiori attenzioni ed un periodo di convalescenza relativamente lungo, ma i risultati saranno decisamente migliori.

Una buona riparazione può anche essere fatta con la resina epossidica (viene usata anche per aggiustare gli zoccoli dei cavalli), ma qui è richiesta molta esperienza ed un alto grado di specializzazione, infatti la parte che andrà ricoperta dalla resina dovrà essere perfettamente ripulita da ogni, anche minimo, inizio di patologia e perfettamente sterile. Le fratture dovranno essere riempite da una pomata antibiotica in modo da impedire che la resina si infiltri tra le parti da risaldare impedendone la corretta ricongiunzione.

Questa resina è d'altra parte ideale per chiudere quei buchi effettuati nelle scaglie sopracaudali da qualche "idiota" per metterle alla catena, che oltre ad essere antiestetici, spesso sono rotti lasciando sporgere spigoli taglienti che possono causare ferite ai maschi che cercano di accoppiarsi ecc. Anche qui occorre pulire bene la parte che andrà ricoperta.

Comunque ogni riparazione non è che metà del lavoro. É indispensabile, successivamente, mantenere l'animale in perfette condizioni di salute, calore e alimentarlo con cibo ricchissimo di calcio.

Mi sembra il caso di ricordare che non è possibile la ricalcificazione durante il letargo, quindi in tal caso consiglio un letargo brevissimo (due o tre settimane).

 

 

12.10 MALATTIE RESPIRATORIE

Data la configurazione anatomica dei Cheloni quando la testa, il collo, e le gambe sono parzialmente estese, il volume dell'apparato respiratorio occupa circa il 50% dello spazio nella cavità celomatica. Con le gambe e la testa ritirate nel guscio, lo spazio occupato dai polmoni viene ridotto a circa il 22-35%. Questa compressione, ovviamente, riduce la disponibilità di ossigeno inspirato e anidride carbonica espirata; è per questo motivo che madre natura le ha dotate della capacità di compensare impiegando parzialmente l'anaerobiosi muscolare, metabolizzando i polisaccaridi presenti nell'apparato muscolare e sfruttando come fonte di energia l'acido lattico.

Questa respirazione glicogena viene spesso utilizzata quando si spaventano, nei brevi periodi di stress e nelle tartarughe acquatiche durante le immersioni e durante il lungo letargo invernale sott'acqua.

Questa breve discussione, per spiegare alcune delle ragioni per cui le tartarughe possono sopravvivere a lungo con gravi affezioni respiratorie che potrebbero uccidere in breve tempo qualunque vertebrato superiore.

D'altra parte, purtroppo, a causa di un sistema respiratorio principale molto semplice ed assenza di diaframma le tartarughe sembrano essere particolarmente predisposte a malattie respiratorie piuttosto gravi.

Senza dubbio, poi, condizioni precarie di mantenimento in cattività giocano un ruolo importante nella insorgenza di questo tipo dipatologie.

12.10.1 Rinite

Ciò che apparentemente si mostra come scolo nasale, se esaminato clinicamente può essere distinto i cinque tipi di malattie diverse e non tutte portano necessariamente ad una polmonite.

1.  Sinusite: di solito, anche se non necessariamente, lo scolo si presenta ad una sola narice e il muco è piuttosto denso; col tempo si forma del pus nelle narici  e iniziano a lacrimare gli occhi. La cura è semplice: è sufficiente schiacciare energicamente (con buon senso) tra pollice e l'indice la testa dell'animale e pulire il muco che fuoriesce con un fazzoletto il più spesso possibile (3-4, anche più volte al giorno). Meglio ancora sarebbe schiacciare col pollice il palato dall'interno, ma ovviamente questo richiede notevole esperienza ed inoltre con le tartarughine piccole è impossibile, quindi se non vi fidate, fatelo dall'esterno. Successivamente fate cadere qualche goccia di antibiotico (non importa molto la dose, la concentrazione o il tipo di antibiotico usato) nelle narici stesse. Io all'uopo utilizzo una siringa da insulina con ago tagliato molto corto e con la testa ben salda fra le dita, lo inserisco in ciascuna narice iniettandovi l'antibiotico.

2.  Eccesso di salivazione: siccome le narici sono collegate direttamente con la bocca, un eccessiva salivazione  può causare scolo nasale: la caratteristica dello scolo è di essere molto liquido e di essere presente solo di tanto in tanto. Ovviamente qui non bisogna curare il naso, ma la salivazione: 50 mcg/kg di SOLFATO DI ATROPINA con iniezione sottocutanea una volta al giorno fino a guarigione.

3.  Ipovitaminosi di vitamina A: la carenza di vitamina A causa il distacco della dell'epitelio dalle narici e dalla faringe provocando uno scolo nasale simile alla Rinite, spesso, questo, è anche accompagnato da malattie oculari. La cura consta in una iniezione intramuscolare di vitamina A una volta alla settimana fino a guarigione. Le tartarughe che vivono all'aperto con esposizione solare non possono avere questa malattia.

4.  Allergia: se il fatto si presenta in tarda primavera potrebbe essere causato da allergia ai pollini in particolar modo quello delle Acacie, ma questa è una eventualità molto rara che guarisce da sola col finire della stagione dei pollini. In letteratura sono riportati dei casi di guarigione utilizzando gli stessi spray antiallergici utilizzati dagli uomini.

5.  Runny Nose Syndrome (RNS): questa è l'unica vera e propria Rinite e l'unica che se trascurata può trasformarsi in Polmonite (a volte se si va in contro all'estate può anche guarire da sola). I sintomi sono chiari: scolo nasale acquoso spesso anche con bolle, sempre bilaterale, la respirazione è rumorosa e frequentemente con la bocca aperta. Fino a poco tempo fa era considerata incurabile e anche forti dosi di antibiotico davano risultati ambigui. Questo accadeva soprattutto perché se presa agli inizi, essendo colpita soprattutto l'estremità del sistema respiratorio sulle mucose, l'antibiotico non può agire correttamente per lo scarso  contatto col sistema sanguigno. Oggi la cura è la stessa descritta sopra (sub 1 continuata per almeno sette giorni 4 volte al giorno più due giorni dopo la guarigione) con l'avvertimento che essendo la RNS una malattia molto infettiva è facile la reinfezione dello stesso individuo proprio dal contatto con i suoi propri germi. Quindi nel trattamento di questa sindrome bisogna osservare le massime norme igieniche con l'ovvia raccomandazione dell'isolamento. Occasionalmente l'antibiotico utilizzato trova resistenza, in tal caso, attendete quattro o cinque giorni (sorprendentemente spesso in questa interruzione l'animale guarisce), poi cambiate semplicemente antibiotico e ripetete l'operazione. Quando guarisce siamo solo a metà della cura: occorrerà osservare ancora due settimane di igiene totale per evitare reinfezioni (come al solito se l'animale è tenuto in un grande giardino, così rigorose regole d'igiene non sono necessarie perché la natura si sostituisce a noi). Può comunque accadere che dopo 15 giorni di trattamento, nonostante abbiamo rispettato tutte le regole sopra descritte, il naso della nostra paziente sia ancora bagnato: in tal caso, consiglio di interrompere ugualmente la cura (mantenendo sotto controllo l'animale) perché spesso la tartaruga è già guarita e quello che a noi sembra ancora RNS non è altro che l'antibiotico residuato nelle cavità nasali. Resta inteso che a distanza di 25, 30 giorni dall'interruzione della cura se la sintomatologia è ancora presente occorre riprenderla.

6.  Erpes virus: questa forma è incurabile e porta l'animale ad una rapida morte. L'unica difesa è la rigorosa quarantena da effettuarsi su ogni animale di nuova acquisizione.

 

12.10.2 Polmonite

Come già accennato, i rettili hanno un sistema respiratorio molto semplice senza il diaframma, di conseguenza possono essere facilmente colpiti da questa malattia.

I sintomi sono: apatia, perdita di appetito, respiro affannoso e rumoroso spesso anche con la bocca aperta o bava, ma una diagnosi certa si può ottenere solo con una radiografia presa lateralmente, frontalmente e dorsoventralmente.

Costituisce una delle malattie più gravi che possano capitare ad una tartaruga e se non è trattata immediatamente l'esito è sicuramente letale.

Un trattamento antibiotico è indispensabile, i più indicati sono: Cloramfenicolo - Tiamfenicolo (20 mg/kg ogni 12 ore a 30 C° per 7-14 gg. intramuscolo); Ampicillina (5 mg/kg ogni 48 ore a 30 C° per 14 gg. intramuscolo); Tilosina (5 mg/kg ogni 24 ore a 30 C° per 10 gg. intramuscolo); tutti questi dati sono calcolati compreso il peso del guscio dell'animale; particolarmente indicato anche per gli animali debilitati è l'Enrofloxacina (Baytril 5%-Bayer 1cc/kg) nella seguente dose: 5 mg/kg intramuscolo ogni 24 ore per 7 gg a 30 C°, la seconda settimana, la stessa dose ogni 48 ore.

Se dopo 6 o 7 giorni di trattamento non si iniziano a notare miglioramenti significa che i batteri coinvolti nella malattia oppongono resistenza, occorrerà quindi attendere un paio di giorni e riprendere il trattamento con un tipo diverso di antibiotico.

La terapia va supportata con vitamine e acqua in abbondanza, se l'animale non collabora bisogna forzarlo come già descritto nel capitolo dell'anoressia; occorrerà anche costringerla a mangiare se dopo una settimana o dieci giorni non ha ripreso spontaneamente.

In casi estremi si dovrà ricorrere anche all'ossigeno od eventualmente al cortisone come broncodilatatore.

Per concludere l'argomento, ricordo al lettore che se la polmonite non è completamente guarita l'animale non deve andare in letargo.

 

12.10.3 Bronchite

Sintomi e cure sono sostanzialmente identici a quelli della polmonite, tuttavia ad un esame radiologico l'aspetto è notevolmente diverso, infatti qui l'organo implicati sono i bronchi.

 

Procedura per effettuare iniezioni

Innanzitutto occorre acquistare delle siringhe da insulina (in particolare quelle con la doppia gradazione in U.I. e centesimi di millilitro), diluire il farmaco con soluzione fisiologica o acqua distillata secondo le dosi sopra specificate (si possono effettuare punture, senza pericoli, anche ad animali neonati), ed in fine effettuare la puntura nella parte superiore del muscolo della zampa anteriore. Se l'iniezione deve essere effettuata sottopelle è più semplice farlo nelle zampe posteriori.

 

 

12.11 INFEZIONI DELLA BOCCA

La bocca delle tartarughe dovrebbe essere esaminata tutte le volte che c'è sospetto di una malattia, ma non sarebbe male un controllo di routine. L'interno di essa è ricoperto con una mucosa trasparente, la forma, benché diversa dalla nostra, ha un colore simile.

Essendo la frequenza cardiaca dipendente dalla temperature esterna, la lingua dovrà essere chiara e di un bel rosa quando la temperatura è a 30 C°, diversamente al freddo la lingua è di un rosa pallido.

Se la lingua è pallida quando la tartaruga è calda significa che qualche cosa non va. Purtroppo molte malattie mostrano questo problema, quindi bisognerà cercare altri sintomi per diagnosticare esattamente la malattia che sicuramente insidia il nostro amico.

La possibilità di causare delle infezioni alla bocca crescono vertiginosamente quando somministriamo all'animale alimentazione forzata, in parte perché di solito il sistema immunitario è indebolito per la malattia che stiamo curando e in parte perché col tubo possiamo introdurre dei germi e ferire la mucosa interna.

Una infezione comune della gola si manifesta con una salivazione appiccicosa che fuoriesce dalla bocca, tale che quando la apre rimangono dei filamenti attaccati al palato ed alla lingua.

La cura è piuttosto semplice, tuttavia non bisogna tardare perché questa malattia si estende velocemente alle orecchie, occhi ed ai polmoni trasformandosi in polmonite.

La cura si effettua sciacquando un paio di volte al giorno la bocca con del BETADINE diluito con acqua continuando fino a due giorni dopo la sparizione dei sintomi.

12.11.1 Marciume della bocca

È  un termine generale per indicare una varietà di problemi batterici, virali e micotici. L'aspetto della bocca cambia in base alla causa, tuttavia l'esistenza di una di queste infezioni è chiaramente osservabile anche da un inesperto.

Solitamente si manifesta dopo il letargo e comincia dal dorso della lingua. Per questo un ispezione della bocca di ogni animale deve essere fatta ad ogni risveglio. Isolare i malati è indispensabile in quanto è una malattia molto infettiva e potenzialmente letale.

La prima pulizia va fatta con una soluzione iodata, successivamente ci dovremo appoggiare ad un veterinario esperto affinché con un tampone orale possa stabilire di che origine è l'infezione e provvedere con l'antibiotico adeguato se si tratta di batteri, con un antivirus o con soluzione antimicotica se si tratta di funghi. Comunque sciacqui con soluzioni iodate, una terapia fluida, ed alimentazione forzata sono in ogni caso indispensabili.

 

 

12.12 MALATTIE DEGLI OCCHI

Esistono solo tre ragioni che possono danneggiare gli occhi: gelo, infezioni o deficienza di vitamina A. Gli occhi sani sono lucidi, perfettamente puliti, sferici e sembrano splendente vetro nero. Quando gli occhi sono ammalati oltre a non avere più le predette caratteristiche sono spesso socchiusi ed hanno una forte lacrimazione; nei casi di danni da gelo solitamente la pupilla mostra una piccola area decolorata, d'altra parte nei casi di deficienza da vitamina A si presentano coperti da una spessa patina bianca. La diagnosi: mentre nel primo e nel terzo caso è semplice, nel secondo occorre utilizzare uno strumento apposito od osservare attentamente la pupilla alla luce del sole con l'aiuto di una lente d'ingrandimento.

Quando una tartaruga fatica a trovare il cibo, appare spesso disorientata, gira in tondo o fatica a trovare il sole di solito un'attenta indagine dimostra una cecità monoculare.

Le infezioni degli occhi delle tartarughe possono essere curate nello stesso modo e con gli stessi prodotti dei mammiferi. Se la malattia è recente la guarigione dovrebbe essere totale, tuttavia se la malattia è rimasta incurata per lungo tempo gli occhi rimarranno danneggiati. Ciononostante, in questa meravigliosa creatura se mantenuta in condizioni ideali e con una dieta ricca di vitamina A c'è la possibilità reale che l'occhio danneggiato si rigeneri. Ciò può accadere solo in casi di danni causati da infezione o da gelo. Il trattamento per le malattie oculari causate da carenza di vitamina A si fa con somministrazione intramuscolare nel quadricipite superiore di vitamina A a 5.000-50.000 U.I. ad intervalli settimanali per 4 settimane, vale anche la pena rimuovere la patina bianca con un "cottonfiock" imbevuto in acqua e sale.

Quando si somministra questo tipo di vitamina bisogna stare attenti a non superare le dosi consigliate, in quanto il sovradosaggio può causare danni.

Nel caso che durante la sua lunga vita una tartaruga diventi ceca sarà indispensabile aiutarla per un po' a trovare il proprio cibo, i posti più caldi, e i luoghi dove ibernarsi, in modo da non permetterle di indebolirsi troppo prima che il suo olfatto riesca potenziarsi a sufficienza da sostituire completamente la sua vista.

 

 

12.13 OSTRUZIONI INTESTINALI

La manifestazione esterna più evidente di questa malattia è il blocco delle zampe posteriori e assoluta perdita di appetito, ma una diagnosi sicura è possibile solo attraverso un esame radiologico.

Può capitare, infatti, che le tartarughe ingollino sassi di grosse dimensioni o che in seguito ad errato mantenimento o errate convivenze ingeriscano quantità tali di peli di altri animali da ostruire l'intestino o anche solo la cloaca.

In quest'ultimo caso sarà sufficiente rimuovere l'oggetto con una apposita pinzetta, nel primo caso, invece, si potrà tentare con un clistere, ma se non funziona sarà indispensabile intervenire chirurgicamente.

 

 

12.14 PROBLEMI DI GESTAZIONE

Una lettura attenta del capitolo sul comportamento riproduttivo dovrebbe far rendere conto il lettore che è perfettamente possibile per le tartarughe portare dentro di sé delle uova anche senza aver visto un maschio per molti anni

L'unico modo per essere sicuri che una tartaruga non porti uova dentro di sé. è che non abbia visto un maschio per almeno 6 anni e che non vi siano uova ritenute o sovracalcificate all'interno (ciò è solo possibile saperlo attraverso i raggi X). Dopo averle rimosse con induzione forzata nel primo caso e chirurgicamente nel secondo, occorrerà attendere un altro anno per vedere se ne produce ancora; solo allora sarete sicuri che la femmina è libera e che il maschio che le darete sarà il padre dei nascituri.

Quando le uova rimangono ritenute nella femmina per più di 2 anni sussiste un serio pericolo che una degeneri e la morte è quasi assicurata: di solito il primo sintomo è la debolezza delle gambe posteriori , il che è già troppo tardi; il metodo migliore è la prevenzione: se un anno una femmina non depone, e non esistono ragioni evidenti (recente importazione, malattia ecc.) è opportuno fare immediatamente una radiografia ed eventualmente indurla forzatamente.

Procedimento:

1.  Contare le uova sulla radiografia.

2.  Controllate che non ci siano altre cause di ostruzione.

3.  Mettere la femmina in una scatola con una lampada sopra.

4.  Iniettate OXITOCINA nella quantità di 2 unità per 100 grammi di peso.

5.  Attendete circa 30 o 60 minuti e contate le uova.

6.  Se ne mancano attendete una settimana e riprovate, a volte le uova sovracalcificate non escono con questo metodo, dovrete allora, provvedere chirurgicamente.

7.  Le uova deposte con questo metodo forzoso non hanno fertilità compromessa.

Altri problemi possono sorgere quando la femmina non assume calcio a sufficienza, in questo caso le uova possono rompersi durante le contrazioni: le conseguenze sono gravi solo per le uova, tuttavia è un sintomo di carenza alimentare a cui è opportuno porvi rimedio, nell'immediato per salvare la deposizione la soluzione più semplice è la somministrazione forzata di carbonato di calcio.

12.15 PROLASSO DEL PENE

Dal momento che i maschi estroflettono di molto il pene potrebbe capitare, che a causa di qualche disfunzione dovuta a scorretto mantenimento, non siano più in grado di retrarlo. Di solito questa disfunzione è associata a osteodistrofia, parassitosi, micosi o da altre infezioni batteriche. Se il prolasso è recente, l'organo può essere lavato, lubrificato e risistemato in loco, trattenuto con un elastico intorno alla cloaca. Mentre se il pene è gravemente danneggiato, l'amputazione è necessaria. È un'operazione semplice sotto anestesia generale. Non è richiesta quasi alcuna convalescenza, e non viene condizionata la capacità urinaria e la attività sessuale, tuttavia non potrà più accoppiarsi efficacemente.

 

 

12.16 MALATTIE A LUNGO TERMINE

Quando le tartarughe sono mantenute a lungo in condizioni tali che impediscono al loro fisico di funzionare perfettamente, sono appunto causati problemi a lungo termine.

Di solito progrediscono così lentamente che il proprietario non si accorge del progredire della malattia. Quando ci si accorge del disastro spesso è troppo tardi, infatti sono difficili da individuare per la presenza di altre malattie secondarie, le cure sono lunghe ed i risultati incerti. È quindi fondamentale prevenirle.

Carenze alimentari

Sono particolarmente difficili da diagnosticare sugli adulti, comunque se una tartaruga non cresce o le unghie assumono forme strane è probabile che esista questo tipo di problema. Prevenite morti inspiegabili somministrando la giusta alimentazione!

Problemi renali

Se una tartaruga viene mantenuta per molti anni a temperature inadeguate, la funzione renale peggiora lentamente ed improvvisamente si blocca, o diventa insufficiente.

Quando accade, il sangue non fluisce più correttamente nelle zampe posteriori e nella coda. Ciò fa perdere forza ai suddetti organi che non saranno più in grado di svolgere correttamente le rispettive funzioni, in particolare le gambe se toccate verranno ugualmente ritratte (questo dimostra che il disturbo non è nervoso), ma non saranno in grado di sorreggere il peso.

Ovviamente l'animale diventa pure anoressico e perde gli istinti sessuali.

Il trattamento per questa malattia è lo stesso utilizzato per guarire l'anoressia, solo che i tempi possono essere molto più lunghi!

 

Problemi del fegato

Se sono alimentate con cibi troppo ricchi di proteine o con prodotti derivati del latte il risultato è sicuro: danni al fegato!

Il sintomo principale è l'ANORESSIA, ma a differenza di quella cosiddetta "normale" (precedentemente descritta), la tartaruga non perde peso anzi il suo peso sarà superiore alla media di specie, e anziché diventare apatica è spesso iperattiva.

La cura consiste nell'alimentazione forzata povera di proteine, mantenimento della bestia attiva anche durante l'inverno, somministrazione di ormoni tiroidei (20 mg ogni 48 ore), anabolizzanti (0,5 mg settimanalmente) per mantenere corretto il metabolismo ed aiutare la ricrescita degli organi danneggiati oltre a 250 mg di Methionina per aiutare la funzione epatica. Il trattamento deve durare almeno un anno.

Tutte le malattie a lungo termine hanno un punto di non ritorno oltre il quale qualunque cura sarà inutile.

 

 

12.17 IMMUNODEFICENZA

Se una tartaruga è tenuta a lungo da sola in condizioni sub-ottinmli ma sufficientemente pulite, non cresce e le sue difese immunitarie si abbassano. Se noi improvvisamente la trasportiamo con altre in un posto dove sono tenute in condizioni ideali, potrebbe essere soggetta ad una serie di malattie tale da ucciderla in brevissimo tempo.

Per questo se noi acquistiamo un animale vissuto in casa di qualche "sprovveduto" anche se in apparente buona salute dovremo tenerlo isolato per un bel po' di tempo.

Spia di questa malattia è, proprio, la crescita annuale (se manca). Tuttavia quando, nel corso della quarantena, ricomincerà a crescere, potrà essere introdotta con le altre senza alcun rischio.

 

NOTA: Qualsiasi cura sarà inutile se le condizioni di mantenimento non saranno immediatamente migliorate.

Come dovrebbe risultare chiaro dalla lettura delle pagine precedenti le tartarughe sono animali particolarmente tenaci e robusti purché siano osservate quelle poche regole base ma indispensabili descritte in questi appunti.

Negli animali ammalati vale sempre la pena tentare il recupero a vi assicuro che le soddisfazioni non mancheranno, d'altra parte chi si permetterebbe di adoperare eutanasia su un animale così prezioso e con così grandi capacità di recupero?

Per concludere l'argomento mi sembra doveroso spiegare un'obbiezione che spesso mi viene rivolta: a tutti infatti sarà capitato di conoscere qualcuno che mantiene da anni una tartaruga in condizioni aberranti che "gode di ottima salute"!

Prima di tutto verifichiamo l'ottima salute: crescita, aspetto della corazza, occhi, ecc.

In secondo luogo, se non si è mai ammalata non è detto che non si ammali, ricordiamoci sempre che le tartarughe ci possono mettere decine di anni ad ammalarsi pur iniziando a soffrire dal primo giorno di cattività.

In fine, ricordiamoci che le tartarughe che sono nelle nostre case oggi, sono quello che è rimasto di 20.000.000 di povere bestie strappate dalla libertà per soddisfare le richieste di mercato; se rileggete le prime pagine di questi appunti vi renderete conto che hanno subito una selezione ben superiore all'80%!!!

Non meravigliamoci dunque se quei pochi rimasti sono ormai in grado di sopportare qualsiasi "tortura"!

13.      esami del sangue ed anestesia

 

        L'esame del sangue alle tartarughe può essere fatto esattamente come agli esseri umani. Il metodo migliore per il prelievo è tagliare un unghia vicina alla carne dopo averla ben disinfettata.

Ovviamente questa procedura causa un certo stress all'animale, e le tabelle da confrontare spesso sono incomplete o imprecise, è questo il motivo per cui nella pratica veterinaria si è piuttosto riluttanti ad usare questo tipo di diagnosi.

Ciononostante, il risultato di un esame di questo tipo è di grande utilità per diagnosticare alcune malattie e per scopi scientifici. I seguenti risultati riguardano delle Testudo Graeca in perfette condizioni fisiche a 30 C°.

 

 

Test

medio

massimo

commento

Urea (mmol/l)

1.8

2.6

maggior indicatore di problemi renali

Acido urico (mmol/l)

599

965

 

 

ALT (U.I/l)

8.0

21.2

maggior indicatore delle finzioni del fegato

AST (U.I/l)

251

517

 

Proteine (g/l)

65.8

84.9

 

 

In una Testudo anoressica il livello di acido urico può crescere di due o tre volte, mentre quello di urea può crescere fino a due o trecento volte.

Nel modo di prelevare il sangue alle tartarughe esiste un reale rischio di contaminarlo, occorre quindi una effettiva esigenza di igiene, al fine di evitare risultati non corrispondenti al reale.

Occorre fare anche attenzione che in determinati casi possono esserci differenze se il prelievo viene effettuato sulle zampe posteriori piuttosto che in quelle anteriori (caso dei sopraccennati problemi renali).

Modificazioni possono, in fine, intervenire a causa di un prelievo effettuato quando l'animale è freddo, in questo caso infatti la chimica del sangue può essere alterata a causa di una diminuita pressione sanguigna.

Concluso il prelievo, va da sé che l'unghia va ricoperta con pomata antibiotica per scongiurare ogni rischio.

13.1 ANESTESIA

L'anestesia si rende necessaria negli interventi chirurgici, eventualmente in casi dove si deve estrarre corpi estranei conficcati nella muscolatura, riduzione di fratture o in casi di Miasi.

Si raccomanda , innanzitutto 18 ore di digiuno, da questo momento in poi l'animale va tenuto a temperatura tra 25 e 30 C° fino ad un giorni successivo all'intervento.

L'anestesia va somministrata intramuscolo nel quadricipite superiore o endovena (nella linea mediana sul dorso della coda).

I tipi di anestesia più adeguati sono i seguenti:

Katamine: Questo anestetico non può essere utilizzato su cheloni debilitati o con malattie epatiche.

Dose iniziale di 50 mg/kg intramuscolarmente, l'animale va aiutato a respirare con maschera ad ossigeno o tubo endotracheale (miscela di halothane e ossigeno).

 

Alphaxalone / alphadolone: Decisamente più consigliabile del precedente, viene iniettato intramuscolo ad una dose iniziale di 12-18 mg/kg o 9 mg/kg endovena. Se l'intervento viene prolungato oltre 20 minuti occorre la maschera ad ossigeno o il tubo endotracheale (miscela di halothane e ossigeno).

14.      La legge  italiana

        L'articolo 727 del Codice Penale Italiano punisce maltrattamenti e crudeltà effettuate sugli animali. Esistono inoltre numerosi casi giurisprudenziali di condanne a commercianti, importatori e ristoratori aventi come parti lese proprio le tartarughe.

Anche se i casi di maltrattamenti o crudeltà effettuati da parte di singoli privati sono più rari, non sono comunque esclusi. Tuttavia, la rarità è dovuta soprattutto al fatto che non è ancora ben definito cosa si intenda per crudeltà nei confronti delle tartarughe.

All'uopo ho fatto un elenco di comportamenti che secondo la mia opinione costituisce crudeltà:

1.  Fare buchi o scalfitture sulla corazza senza una apposita anestesia e per motivi diversi da quelli necessari per la salute dell'animale.

2.  Legarle alla catena attraverso buchi sulla corazza o con una corda stretta ad un piede: non si abitueranno mai nemmeno dopo 20 anni di questo "inferno".

3.  Tenerle chiuse in un luogo con pavimento di cemento tale che le unghie si consumino oltre il normale. Le unghie consumate oltre il limite massimo non ricresceranno più.

4.  Non permettere loro di ibernarsi correttamente.

5.  Tenere una tartaruga con un cane. Anche se la maggior parte dei cani le ignora, portano loro malattie, fanno loro ingerire quantità di pelo inaccettabili, rovinano l'erba, le portano fuori dai recinti, le rovesciano e a volte causano loro grosse ferite o traumi....ecc.

6.  Tenerle ammucchiate in un recinto stretto.

7.  Tenerle sul pavimento di un appartamento.

8.  Non tentare di curare o ritardare l'inizio delle cure ad un animale ammalato.

9.  Tenere molti maschi e poche femmine.

 

LEGGI internazionali - C.I.T.E.S.

        Esiste un trattato internazionale chiamato C.I.T.E.S. (Convention on Trade in Endangered Species) fermata a Washington, D.C., il 3 Marso 1973, modificata Amended at Bonn, on 22 June 1979.

I paesi firmatari come l'Italia, sono obbligati a varare leggi sul commercio, lo scambio e la detenzione di animali appartenenti alle specie incluse nelle varie appendici.

Tutte le Testudo mediterranee sono comprese nell'appendice II e probabilmente presto passeranno all'appendice I.

Ciò significa che ogni singolo animale annoverato in questa convenzione può essere mantenuto, venduto, comprato, importato o esportato solo se munito di apposito certificato, rilasciato dopo appositi controlli del Corpo Forestale dello stato, solo se richiesto entro i termini di legge (per i neonati entro 10 giorni dalla nascita in cattività).

            Alla stessa si devono aggiungere i regolamenti europei dei quali ne riportiamo un elenco rinviando al sito del Corpo Forestale per i dettagli:

  • REGOLAMENTO (CE) n° 1332 del 09/08/2005 che modifica il REGOLAMENTO (CE) n° 338/97 del CONSIGLIO relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio. SOSTITUISCE IL REGOLAMENTO (CE) n° 1497/2003

 

  • REGOLAMENTO (CE) n° 338/1997 del  CONSIGLIO Del  9 dicembre 1996 alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.

 

  • REGOLAMENTO (CE) n° 2724/2000 del  CONSIGLIO Del  30 novembre 2000 che modifica il REGOLAMENTO (CE) n° 338/9 del CONSIGLIO relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.

 

REGOLAMENTO (CE) n° 1808/2001 della COMMISSIONE del  30 agosto 2001 recante mmodalità d'applicazione del REGOLAMENTO (CE) n° 338/1997 del  CONSIGLIO relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.

Dal tentativo di applicare in Italia le sacrosante regole imposte dai trattati internazionali e i regolamenti comunitari i vari Governi hanno, di volta in volta, emanato una serie di leggi e regolamenti attuativi, di dubbi efficacia, che complicano molto la vita degli allevatori onesti senza, d'altra parte, colpire efficacemente il commercio illegale quale, ad esempio l'istituzione del registro ovvero le ultime regole sullo spostamento.

Pietro Campanini

15.      BIBLIOGRAFIA

 

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