Questo
testo è stato scritto circa a metà degli anni 80 da Pietro Campanini, allora
giovane studente di giurisprudenza, motivato dalla sua grande passione per le
tartarughe.Mai pubblicato, nonostante
il tempo passato, il libro si rivela estremamente attuale anche ai giorni
nostri, tolte alcune inevitabili imprecisioni dovute al cambiamento della
nomenclatura o altre piccole variazioni.
Per
questo motivo abbiamo deciso di metterlo a disposizione di tutti gli
appassionati che vogliano approfondire in maniera esigente le caratteristiche
d'allevamento e le informazioni naturali-scientifiche delle tartarughe
appartenenti al genere Testudo.
2.da 200
milioni di anni sulla scena del mondo
La tartaruga: un animale familiare a tutti. Eppure così
profondamente ancestrale da essere il più antico vertebrato terrestre giunto ai
nostri giorni.
Testimone
impassibile della nascita e dell'estinzione dei dinosauri, la tartaruga ha
sfidato intere ere geologiche grazie alla sua formidabile corazza, la più
efficacie struttura di difesa mai posseduta da un vertebrato.
L'improvviso
declino subito dalle tartarughe negli ultimi decenni mostra, purtroppo, come
anche una robusta corazza non sia una protezione sufficiente contro il loro
peggior nemico: l'uomo.
Le
tartarughe del bacino del Mediterraneo sono minacciate sia dalla distruzione e
dal degrado degli habitat, sia dalle catture indiscriminate.
La
meccanizzazione dell'agricoltura, l'abuso di pesticidi, gli incendi e le cave
sono tanto responsabili della scomparsa di testuggini terrestri per centinaia
di chilometri di coste, quanto la raccolta e il commercio illegali (prima
legali) delle stesse. Tra il 1946 e il 1984 sono state catturate ed esportate
in Nord Europa ed in America circa 20.000.000 di tartarughe mediterranee:
queste sono cifre confermate da diversi studiosi che si sono occupati del
problema, come M.R.K. Lambert, P.W.B. Collins, K. Laurenceed altri.
Circa
l'80% morirono entro il primo anno, nonostante alcune sopravvissero, la vita
media successiva si aggirava intorno ai tre anni. Se poche tenaci sono
sopravvissute è stato solo grazie all'esperienza dei loro proprietari (previo
sacrificio di altre sfortunate), alla fortuna di essere capitate in zone simili
a quelle da cui provenivano, o infine grazie a persone che, per amore dei loro
animali e rispetto della natura, si sono presi il disturbo di studiare la poca
letteratura nazionale ed internazionale esistente.
Oltre
ad integrare la letteratura nazionale che, se pure valida, è ancora scarsa,
questi appunti tentano di spiegare nel modo più semplice possibile come far
vivere degnamente ed a lungo questi meravigliosi animali in cattività per non
sprecare questo patrimonio prezioso che abbiamo la fortuna di possedere ancora.
Compito di ogni allevatore che si rispetti è, secondo me, oggi, quello di
conservare a lungo ed in buona salute gli esemplari in suo possesso. Oltre a
farli riprodurre, dovrebbe ostacolare il commercio illegale e la predazione,
anche ponendo sul mercato i piccoli nati in cattività con gli appositi
documenti in modo da annientare questa violenza contro natura. Dovrebbe,
inoltre, favorire i progetti di salvaguardia e reintroduzione, ed in fine,
cercare di sensibilizzare i nuovi allevatori e coloro che pur già possedendo
queste bestie non hanno avuto modo di capire la "missione" a cui sono tenuti.
Chi non si sente di affrontare questi discorsi, non vuole o non può soddisfare
tutte le esigenze di questi animali, è meglio che si dedichi ad altri
interessi.
Per
concludere questa fase introduttiva, tengo a specificare che allevare
tartarughe non è un delitto; anzi, se fatto secondo le regole qui descritte,
può dare a noi grandissime soddisfazioni, ed a loro una vita lunga, tranquilla,
agiata e piena di abbondanza; diversamente le costringeremmo ad un prigionia
terribile in attesa della morte.
3.Zoografia
ed evoluzione
Esiste una miriade di fattori che
influenzano la distribuzione delle tartarughe nel mondo. Le più importanti sono
la temperatura dell'aria, le ore di sole, la disponibilità di calcio, di cibo e
l'attività dell'uomo. Fattori secondari sono l'altitudine, i predatori e la
competizione tra esseri viventi.
Temperatura dell'aria
La
temperatura dell'aria è di vitale importanza per le tartarughe tropicali che
sono native di luoghi dove la temperatura media estiva ed invernale varia da 26
a 30 C°.
Le
tartarughe mediterranee, invece, hanno adottato diverse strategie per superare
le condizioni avverse invernali, tali strategie oggi sono diventate di vitale
importanza per queste specie.
Una
temperatura dell'aria tra i 18 e 28 C° è sufficiente, grazie al colore del
carapace che assorbe i raggi infrarossi, per mantenere la loro temperatura
corporea a circa 30 C° durante il periodo di attività, viceversa temperature
tra +5 e -5 C° permette loro di mantenere la temperatura corporea a 4 C°
durante il letargo. Le tartarughe mediterranee quindi non si adatteranno senza
particolari accorgimenti in luoghi dove l'inverno è troppo mite (o
eccessivamente freddo) o l'estate troppo calda (o troppo fredda): ad esempio il
Nord Europa ha estati troppo fredde e inverni troppo miti, in misura meno
vistosa anche il Nord Italia, il Sud della Francia ed il Nord della Spagna,
eccettuate le zone costierehanno climi
non del tutto corretti anche se compatibili; è per questo che chi abita in
queste zone limite deve fare attenzione a rispettare scrupolosamente tutti gli
altri parametri di corretto mantenimento ed avere sempre la massima attenzione
per l'eventuale possibilità che insorgano malattie.
Chi
vive in Nord Europa, in montagna o in paesi tropicali o subtropicali dovrà
supplire artificialmente a ciò a cui madre natura non provvede; mentre chi vive
i luoghi ideali, ugualmente non dovrà esentarsi dal rispettare tutte le
esigenze base per mantenere questi animali in buona salute: alimentazione,
spazio, rispetto delle specie, numero...ecc.
Sole
Tutte
le tartarughe utilizzano il sole direttamente o indirettamente per mantenere la
loro temperatura corporea adeguata durante tutto l'anno. Quelle mediterranee
hanno bisogno di almeno 2500 ore di sole all'anno per resistere a lungo
termine.
Dal
Nord Africa all'Europa le ore di sole diminuiscono da sud a nord gradualmente e
le tartarughe in Europa non esistono al di sopra della linea delle 2500 ore di
sole (questa linea in Italia passa sugli Appennini Tosco-Emiliani, appena oltre
le Alpi siamo già a 2000). Non solo, ma da Sud a Nord diminuisce l'angolo dei
raggi rispetto alla terra, tutto ciò significa che tanto più a Nord ci troviamo
tanto meno sole possono utilizzare, di conseguenza tutte le funzioni corporee
sono diminuite, compreso l'assorbimento delle sostanze utili dal cibo.
Le
tartarughe in buona salute al mattino andranno al sole nel punto più caldo fino
a quando non raggiungeranno la temperatura ideale, poi cominceranno ad alimentarsi
per poi riposarsi all'ombra di un cespuglio ed alla sera cercheranno un
bell'angolo riparato per la notte. Diversamente una tartaruga malata si
posizionerà in un luogo intermedio senza più muoversi fino a sera, una molto
malata, infine, non si sposterà nemmeno per cercare di scaldarsi (forse per
sentire meno dolore), addirittura negli stadi terminali tenterà di ibernarsi.
Quindi
se abitiamo al di sopra della fatidica linea delle 2500 ore di sole dovremo
provvedere a fonti radianti di calore supplementare come una lampada a faro
emettente luce bianca (day light).
Calcio
Circa
40.000.000 di anni A.C. il Nord Africa e il Sud Europa erano coperti da un mare
tropicale ricco di coralli e conchiglie, ritirandosi questo mare ha lasciato un
deposito indefinito di calcare che col passare delle ere geologiche si è
trasformato in carbonato di calcio; tutto ciò ha creato per le tartarughe una
fonteinesauribile di calcio ideale per
la crescita del loro carapace.
Questa
risorsa è essenziale per la loro vita tanto che ad esempio il Portogallo, che
non è stato soggetto a questo fenomeno di evaporazione, pur avendo un clima
ideale non è abitato da alcuna specie di tartaruga allo stato selvatico.
Disponibilità di cibo
Anche
se le tartarughe possono esistere in zone particolarmente povere di cibo, un
minimo ne deve esistere. Infatti il deserto Arabo, il Negev, ed il Sahara
costituiscono il confine Sud delle tartarughe mediterranee.
Altitudine
Le
tartarughe non possono vivere in alta montagna (per alta montagna si consideri
la latitudine, è ovvio che tanto più ci spostiamo verso Sud tanto più in alto
si possono trovare).
Naturalmente
non è l'altitudine che le ferma ma la temperatura.
Predatori
Le
tartarughe adulte potenzialmente non hanno predatori, eccetto l'uomo. Tuttavia,
le uova ed i piccoli possono essere predati da moltissimi animali quali, in
particolar modo, i ratti che possono uccidere in pochi minuti anche esemplari
sub-adulti.
Le
tartarughe in natura superano questo problema deponendo ogni anno circa una
ventina di uova a testa in due o tre volte, in tal modo le perdite in gioventù
non intaccano le popolazioni.
Competizione
Diversi
animali competono con le tartarughe, come conigli e pecore, tuttavia quando il
cibo scarseggia per siccità, le tartarughe possono vivere felicemente dove i
mammiferi muoiono di fame.
Ciò
può accadere solo grazie al loro formidabile sistema di risparmio di energie
(per mantenere la temperatura corporea) e di liquidi.
3.1EVOLUZIONE
Le
tartarughe mediterranee (che vanno in letargo) si sono evolute dalle tartarughe
tropicali (che non vanno in letargo). Originariamente vivevano in aree
tropicali, ma le modificazioni avvenute in tempi geologici hanno creato i
deserti africani imponendo ad un certo numero di esse la separazione e
l'evoluzione in modo diverso rispetto alle loro sorelle, le modificazioni
climatiche hanno compiuto il resto dell'opera.
Modificazioni
più recenti come il formarsi di montagne, mari, fiumi hanno separato alcuni
gruppi da altri dando origine a nuove specie e sottospecie: sono specie diverse
quando l'incrocio è impossibile o da origine a individui sterili (Hermanni,
Graeca ecc.), sono sottospecie, invece, quando le differenze sono tali da
prevenire solo parzialmente l'incrocio (Graeca Graeca, Graeca Ibera).
4.SPECIE E
SOTTOSPECIE
Nelle regioni adiacenti al bacino del
Mediterraneo vivono cinque specie di tartarughe tutte appartenenti al genere
Testudo. Osservandole attentamente non è difficile distinguerle.
Occorre,
preliminarmente, notare che una differenza di specie non è cosa irrilevante,
quindi, vuol dire che un individuo di una specie non si trova bene in compagnia
di un altro individuo di una specie diversa: sarebbe come dire che un essere
umano si trova bene con uno scimpanzé; quindi attenzione! non pensiate di fare
loro cosa gradita se, ad esempio, regalate un compagno Hermanni ad una femmina
Graeca!
Fatta
questa premessa passiamo in rassegna le diverse specie:
Testudo
Graeca
Il
primo a descrivere la specie fu Carolus Linnaeus nel 1758. Nonostante il nome
non è originaria della Grecia (oggi si può, tuttavia, trovare anche in Grecia
ma solo a causa di introduzione da parte dell'uomo). Il nome invece deriva dal
fatto che il suo carapace a Linneo sembrava un mosaico greco. In realtà
l'areale originario delle Testudo Graeca va dalla Spagna, Nord Africa, Iran,
Turchia, Romania, Bulgaria e Balcani, si è poi adattata in Grecia ed in Italia,
soprattutto in Sicilia e Sardegna.
Caratteristica
fondamentale di questa specie è che nell'area femorale, tra la coda ed il
ginocchio, si trovano due tubercoli conici, corazza molto convessa, colore
della pelle giallo-verde, testa massiccia, cinque unghie anteriori e quattro
posteriori.
Testudo
Hermanni
Descritte
per la prima volta da Gmelin Hermann nel 1789. Rispetto alla Testudo Graeca
vive in regioni più fredde, infatti è distribuita nelle regioni centrali e
meridionali italiane, nella Ex-Iugoslavia, Albania, Grecia fino al Mar Nero e
Francia meridionale, introdotta poi anche in Turchia e in Spagna.
Caratteristica
fondamentale di questa specie è la scaglia sopracaudale divisa verticalmente a
metà, e un tubercolo corneo sulla punta della coda, per il resto non si
differenzia molto dalla Testudo Graeca se non per la testa e gli arti che sono
un po' più snelli.
Testudo
Marginata
Fu
descritta per la prima volta da Schoepff nel 1792. È originaria della Grecia
Meridionale e del Peloponneso, è stata però introdotta successivamente anche in
Italia centrale ed in Sardegna dove pare essersi perfettamente naturalizzata
tanto da aver assunto caratteristiche peculiari.
Caratteristica
fondamentale è senza dubbio il margine posteriore del carapace particolarmente
pronunciato, forma del guscio allungata, sul piastrone ci sono, inoltre, sei
grosse macchie nere a forma di triangolo con vertice rivolto verso la coda e
posizionati a coppie verticali parallele, dimensioni cospicue rispetto alle
altre dello stesso genere (non sono rari i casi di individui che superino i 30
cm), colore della pelle nero sugli arti e la testa, mentre è bianco o arancione
alla base del collo, spalle e inguini.
Testudo
Horsfieldi
Descritta
per la prima volta da Gray nel 1844. È la tartaruga terrestre che vive nelle
latitudini più a nord (52°N) dalle fredde regioni del Kazakistan, le regioni
intorno al Mar Caspio fino al Pakistan.
Dal
momento che queste regioni sono soggette a climi estremi, sono dotate di una
specie di liquido anticongelante naturale nel sangue che permette loro di
sopportare durante il letargo temperature di diversi gradi sotto lo 0, durante
l'estate invece sono costrette ad andare in estivazione, pare, infatti, che
queste bestie abbiano solo tre o quattro mesi di attività all'anno. Questo loro
particolare adattamento fa pensare di poter stabulare queste bestie ovunque, ma
la realtà è ben diversa, infatti, fanno molta fatica ad adattarsi a climi umidi
o in luoghi dove le condizioni non sono tali da costringerle ad andare in
estivazione.
Caratteristiche
fondamentali della specie sono: quattro unghie su tutte le zampe, guscio molto
ribassato e con forma quasi circolare, le dimensioni non sono molto cospicue
(max 15-20 cm) ed il colore del carapace è fondamentalmente marrone.
Testudo
Kleinmanni
Descritta
per la prima volta da Lortet nel 1883. L'areale dove è diffusa comprende:
Sinai, Libia e principalmente Egitto. Caratteristica fondamentale di questa
specie è la dimensione particolarmente ridotta degli adulti, i maschi, infatti,
non superano i cm 9,5, mentre le femmine possono raggiungere i cm 12, il
piastrone è di colore chiaro con due macchie scure triangolari simili a quelle
della T. Marginata (alcuni esemplari provenienti dalla Libia sono privi di
questa caratteristica), il carapace è di colore giallo pallido con ciascuna
scaglia bordata di marrone scuro. È l'unica del genere Testudo a non
trascorrere l'inverno in letargo infatti, nei luoghi d'originela temperatura non scende mai al di sotto
dei 15 C° (intesa come media). Altra caratteristica peculiare di questa
tartaruga è che durante gli accoppiamenti sia il maschio che la femmina sono
particolarmente sonori paragonati agli altri dello stesso genere. Attenzione, questa specie non può
assolutamente convivere con altre Testudo di diversa specie, infatti è molto
sensibile, e viene facilmente colpita da infezioni di cui le altre sono
portatrici sane.
4.1SOTTOSPECIE
A
differenza delle specie, le sottospecie non sono facilmente riconoscibili,
infatti da un lato esistono diverse correnti scientifiche non del tutto
concordanti, dall'altro le varie introduzioni dell'uomo hanno provocato la
nascita di innumerevoli ibridi dando luogo a non pochi problemi di
classificazione, da ultimo, forma e colore del carapace sono influenzate per un
50% da ambiente e alimentazione, tanto che due tartarughe sorelle, ma cresciute
in luoghi molto diversi possono sembraredi sottospecie diverse.
Quindi
solo una analisi del DNA può stabilire con sicurezza l'appartenenza ad una
sottospecie piuttosto che ad un'altra.
Ad
ogni modo, la seguente classificazione è quella che preferisco e secondo me più
facile da identificare ad occhio nudo.
Testudo Graeca
Prendendo
spunto dalle differenti caratteristiche che assumono a seconda del territorio
in cui vivono, si distinguono tra T. Graeca Graeca, T. G. Ibera, T. G.
Terrestris e T. G. Zarudnyi (date le zone di provenienza, normalmente le Ibera
e Zaridnyi sono predisposte per il letargo, mentre Graeca ed Ibera no) le
quali, a loro volta, a causa dell'isolamento dovuto all'esistenza di barriere
naturali dei loro territori d'origine, per ciascuna sottospecie si distinguono
ulteriori sottocalssificazioni, ma per non complicare troppo un discorso già di
per sè complicato ed impreciso, mi limito a descrivere le caratteristiche
principali di ciascuna sottospecie, all'uopo introducendo, in modo estremamente
sintetico, le ulteriori sottoclassificazioni in cui le sottospecie si
estrinsecano.
Testudo
Graeca Graeca (Sottospecie)
L'habitat di questa sottospecie si estende dalle pendici
delle Atlas Mountains, Marocco, Parte della Tunisia, fino alla Libia, (quelle
della Spagna, Sicilia e Sardegna sembrano appartenere a questa sottospecie). A
seconda della zona di provenienza può, o non può, sopportare un periodo di
latenza invernale.
Il colore di fondo del carapace è tendenzialmente giallo
(più chiaro o più scuro a seconda della regione di provenienza), ogni scaglia
di Testudo Graeca ha, poi un disegno a forma di C e un puntoal centro di colore marrone scuro. La T.
Graeca Graeca oltre a questi ha un'altra serie di macchiette scure sparse
casualmente su tutto il carapace, più o meno frequenti a seconda della zona di
provenienza, la C è inoltre interrotta da linee radiali chiare.
Gli occhi di questa sottospecie sono leggermente sporgenti
rispetto alle altre, e le unghie sfumano dal bruno alla base al chiaro sulle
punte.
Della Testudo Graeca Graeca si distinguono ulteriori
sottocategorie a seconda delle regioni di provenienza:
Testudo G. Soussensis: (originariamente
anche Forculachelis Whitei)di taglia più grande - circa 30 cm - rispetto
alla greca greca, vive nella parte sud-occidentale del Marocco, nella
valle del Souss, isolata dalle altre popolazioni dalle montagne
atlantiche;
Testudo G. Greca:
Distribuita nella parte mediterranea nord del Marocco fino al confine
della Tunisia, comprendendo le popolazioni del sud della Spagna e delle
isole mediterranee (Sicilia, Sardegna e Baleari). Le dimensioni, di solito
sono inferiori ai 25 cm e la colorazione varia dal verde chiaro al marrone
tendente al giallo. Questa a sua volta assume ulteriori peculiarità
secondarie nelle varie isole del mediterraneo dovute all'evoluzione in
territori isolati;
Testudo G.Nebulensis:
La zona di distribuzione geografica coincide essenzialmente con la
Tunisia, di dimensioni ridotte tra i 15 e 18 cm, si presenta di colore più
scuro rispetto alla G. Graeca ed il piastrone è quasi completamente nero.
Testudo G.Cyrenaica:
è isolata rispetto alle altre appartenetti alla sottospecie Graeca Graeca,
è distribuita nella zona Cyrenaica fino ai dintorni di Tripoli, è
caratterizzata da una colorazione giallo chiaro punteggiata con macchie
radiali nere (simile a quella della S. Pardalis). La dimensione media si
aggira intorno ai 20 cm.
Testudo
Graeca Ibera (sottospecie)
Questa sottospecie è originaria della Turchia, Romania,
Bulgaria e Balcani, coprendo un areale così vasto è ben distinguibile una
sottospecie occidentale da una orientale, infatti la prima sembra avere un
colore di fondo del carapace di colore giallo-verde, mentre nella seconda tende
al grigio-verde.
In entrambe invece gli occhi sono meno sporgenti che nella
T.G. Graeca, mentre le unghie, al pari di essa sfumano dal marrone al giallo,
mentre le singole scaglie oltre la "C" e il "punto" non hanno ulteriori segni
distintivi.
Della Testudo Graeca Ibera si distinguono ulteriori
sottocategorie a seconda delle regioni di provenienza:
Testudo Graeca Anamurensis: È una varietà della T. Ibera
che proviene da una zona molto ristretta della Turchia meridionale (monte
Anamur), si caratterizza per il carapace molto svasato e la colorazione
piuttosto scura. Dimensione tra 21 e 22 cm.
Testudo Graeca Pallasi: Distribuita nella parte
occidentale del mar Caspio, a nord del Caucaso, dal Makhatchkala alle
terre basse del Primorskaya. La sua dimensione si aggira intorno ai 25 cm
e la colorazione è molto scura, quasi completamente nera o grigia. Si
caratterizza dall'Ibera e dalla Nikoloski in quanto, nel piastrone, tra le
placche omerali e pettorali, esiste un ulteriore separazione.
Testudo Graeca Nikoloskii: è distribuita sulla costa
nord-est del mar Nero fino all'altezza di 600 metri. Di dimensioni simili
alla Pallasi dalla quale si distingue per il minor numero di placche del
piastrone, con tubercoli femorali abbastanza piccoli. La colorazione varia
molto da un individuo all'altro, simile all'Ibera.
Testudo Graeca Armenica: L'areale di distribuzione è
situato a sud ovest del Mar Caspio, comprendendo l'Azerbaidjan ed il nord
dell'Iran, comprendendo anche il Monte Ararat. Le dimensioni variano tra i
20 e 25 cm e, morfologicamente si distingue per avere un carapace
piuttosto appiattito (la lunghezza del carapace è circa il doppio dell'altezza).
Ricorda l'aspetto della T. Hosfieldii.
Testudo
Graeca Terrestris (sottospecie)
Popola la Siria, il Libano e Israele. Il colore di fondo è
simile all'Ibera, tuttavia la "C" è quasi inesistente o formata da linee
radiali scure, conserva invece il "punto", le unghie sono caratterizzate dal
fatto che in ogni zampa le due esterne sono marrone scuro mentre quelle interne
sono chiare o parzialmente colorate.
Testudo G. Terrestris
terrestris: Vive nella zona di confine tra il la Turchia
e la Siria, fino al confine con l'Irak. Le dimensioni medie variano tra 17
e 19 cm con esemplari che possono arrivare a cm 25. Il carapace è corto e
compatto. Sulla testa si trovano due caratteristiche scaglie di forma
pentagonale. La colorazione del carapace è marrone chiaro e al centro di
ogni placca si trova un piccolo punto nero.
Testudo Graeca Atakyensis:
L'habitat è costituito da un'ideale linea verticale che passa nelle zone
interne della Siria, Libano, Giordania ed Israele. Si distingue dalle
altre Terrestris per le piccole dimensioni, variando tra 12 e 16 cm. Il
disegno è particolarmente marcato con una colorazione a forma di C nera,
con al centro un punto, su ciascuna placca dorsale.
Testudo Graeca Floweri: La
distribuzione è localizzata lungo la costa orientale del mar mediterraneo
strettamente adiacente alla striscia di Gaza, Israele e Libano. Di
dimensio ni ridotte: 12, 13 cm (alcuni esemplari anche 15 cm), tuttavia di
aspetto più massiccio rispetto alle altre due. La colorazione del carapace
è chiara caratterizzata da un punto nero al centro di ciascuno scudo.
Totalmente assente la macchia a forma di C.
Testudo
Graeca Zarudnyi (sottospecie)
È originaria dell'Iran ed ha come caratteristica
fondamentale di essere la più grossa della specie (raggiunge facilmente 30 cm)
ed il suo colore di base è scuro. Le unghie sono tutte nere, la "C" è talmente
estesa da comprendere quasi tutta la scaglia ed il "punto". Per completezza
espositiva occorre notare che negli individui adulti provenienti dall'Iran
orientale il carapace è piuttosto svasato sia davanti che dietro.
Testudo Graeca Zarudnyi: è
distribuita in Iran e Afganistan all'altitudine di 1000 e 3000 metri.
Supera tranquillamente i 28-30 cm e, come detto, possiede un carapace
piuttosto scampanato. La colorazione pur essendo moto scura tende al
giallo.
Testudo Graeca Perses:
Localizzata nell'Iran centro-occidentale, ai piedi della catena montuosa
dello Zagos. Tartaruga dall'aspetto molto robusto, notevolmente più
piccola delle altre raggiungendo i 19 cm nei maschi e 16 nelle femmine. Si
caratterizza rispetto alle altre testudo Graeche per avere la scaglia
sopracaudale svasata all'esterno in entrambi i sessi e la scaglia dorsale
centrale è particolarmente corta. Le placche anali del piastrone sono
molto lunghe. Il colore di fondo è giallo-verde con ampie sfumature
tendenti al rosso-arancio.
Testudo Graeca Buxtoni:
Vive nella Zona sud del mar Caspio. Dimensione intorno ai 26-27 cm, la
forma del carapace è trapezioidale piuttosto bassa rispetto alla
lunghezza. La colorazione tende al marrone.
Testudo Hermanni
Anche
qui un discorso prettamente scientifico imporrebbe una distinzione per ogni
regione italiana, nonché per ogni zona di provenienza, tuttavia al fine di
questa ricerca è sufficiente la distinzione delle sottospecie principali.
Testudo Hermanni Hermanni: Il
suo habitat originario è quello della Sardegna, della Corsica e della
fascia costiera tirrenica italiana. Ha un carapace molto più convesso e
molto più piccolo rispetto alle altre della stessa specie, il colore di fondoè giallo intenso con ciascuna placca
ben segnata di nero con un "C" e un "punto" simile a quello della T.
Graeca; tuttavia la caratteristica peculiare della sottospecie è
rilevabile sul piastrone: infatti esso è contraddistinto da due macchie
nere continue e parallele che si estendono dalle placche golari a quelle
anali; ai lati della testa ha, inoltre, due macchie gialle intense ed in
molti esemplari anche la pelle del corpo risulta essere piuttosto tendente
al giallo.
Testudo Hermanni Bottgheri:
Nel resto delle zone mediterranee abitate dalla
Testudo Hermanni, eccettuati i Balcani, si trovano le diverse varietà di
Testudo Hermanni Bottgheri. Rispetto alla precedente ha una colorazione di
fondo giallo-verde ed il carapace un po' meno convesso, il colore della
pelle va dal marrone molto chiaro al giallo pallido. Il piastrone a
differenza della precedente ha una colorazione nera meno espansa e
soprattutto con delle interruzioni.
Testudo Hermanni
Hercegovinensis: Come facilmente desumibile dal nome questa sottospecie
deriva dalla zona dei Balcani lungo il mare Adriatico. In realtà somiglia
ad entrambe le altre due sottospecie, ma si distingue per la diversa
combinazione delle caratteristiche. Facilmente distinguibile per l'assenza
della scaglia inguinale del piastrone.
TESTUDO MARGINATA
I
piccoli appena nati hanno le placche di colore giallo-arancione bordate da una
"C" marrone scuro o nero, crescendo aumenta la parte scura restando invariata
la parte chiara, pertanto, fatta eccezione per alcuni esemplari che mantengono
questa colorazione anche in età adulta, gli esemplari più anziani sono
completamente neri.
Testudo Marginata (greca): Abita
la Grecia occidentale ed il Peloponneso, solitamente predilige le zone
collinari fino a 1000 metri di altitudine. La colorazione è quella tipica
nera ed il carapace è piuttosto convesso. Testudo Marginata (sarda): In
realtà non è una vera e propria sottospecie ma una variazione di quella
greca che in seguito ad importazioni avvenute in tempi molto lontani (pare
che già gli etruschi avessero importato questo animale) si è naturalizzata
ed assunto caratteristiche peculiari. Il carapace è più basso e di
colorazione più chiara (grigia o marrone), mantiene un'areolaarancione piuttosto ampia al centro di
ogni placca anche in età adulta e raggiunge dimensioni più grandi.
Purtroppo però importazioni successive hanno confuso questi caratteri,
peraltro ancora poco stabili, rendendo quindi possibile trovare anche in
Sardegna esemplari del tutto identici a quelli greci.
Testudo Weissingeri: Il
suo habitat è costituito dalla parte sud del Peloponneso nella zona di
Kalamata. Questa è una nuova specie scoperta solo nel 1995 dal dott. Bour.
Purtroppo le conoscenze relative a questa sono ancora molto scarse.
Comunque, sembra essere simile alla Testudo Marginata (per questo ne è
stata per secoli considerata una varietà e confusa con essa) con tinta di
fondo più chiara tendente al giallo, di dimensioni medie più ridotte,
circa cm 21. Pare che nel suo habitat naturale non faccia il periodo di
latenza invernale.
TESTUDO ( Agrionemys) HORSFIELDI
È caratterizzata da una forma molto
particolare particolarmente ribassate e d'aspetto circolare, con colorazione di
fondo marrone-giallo. Dimensioni ridotte, solitamente inferiori ai cm 20.
L'areale di distribuzione è ad est del mar Caspio.
Testudo
Horsfieldi Rustamovi: Si trova nella zona confinate con le ribe del
Mar Caspio orientale.Ha un
carapace basso ma regolarmente convesso di colore bruno.
Testudo
Horsfieldi Kazachstana: è la specie di Testudo che
vive più a nord del mondo, naturalmente l'areale è rappresentato dal
Kazachistan. Ha un carapace basso con dorso quasi piatto, più larga nella
parte posteriore e di colore giallo chiaro-verde, con chiazze nere
abbastanza ben delimitate. Ha dimensioni inferiori ai 20 cm
Testudo
Horsfieldi Horsfieldi: Si trova ad est del Caspio
fino alla base della catena Himalayana.Carapace più alto di forma globosa ed i contorni moto
arrotondati, il colore è bruno marrone con chiazze grigie non ben
riconoscibili. Può superare i cm 28.
TESTUDO KLEINMANNI
La più piccola del gruppo, Vive in nord
Africa e non va in letargo.
Testudo
Kleinmanni Kleinmanni: l'areale di distribuzione coincide col
approssimativamente con l'Egitto fino ai confini con la Libia in un area
costiera e secca. Di colorazione giallo pallido con margine scuro a forma
di C (più o meno esteso) su ciascuno scudo. Ha inoltre due caratteristiche
macchie a forma triangolare sul piastrone.
Testudo
Kleinmanni Werneri: Specie scoperta solo nel 2001Jarmo Perala. Distribuita lungo le coste del Mediterraneo
sulla penisola del Sinai fino ad Israele.La colorazione di Fondo è giallo vivo, ha delle macchi scure
ben definite ma più sottili che nella Kleinmanni, Inoltre le scaglie
laterali hanno dei disegni triangolari. Nel piastrone mancano o sono
appena accennati i le macchie a forma di triangolo
NOTA: A complicare ulteriormente le
cose oltre agli incroci causati solo dall'uomo, esistono delle piccole
malformazioni che possono creare confusione, tra le più comuni:
1.T.
Hermanni con una sola scaglia sopracaudale.
2.T.
Graeca con due scaglie sopracaudali.
3.T. non
Horsfieldi con 4 unghie sulle zampe anteriori.
4.T.
Graeca talmente grosse e scure da sembrare T. Marginate.
5.T.
Marginate con tubercoli conici come nelle T. Graeche.
In
questi casi o si affida la decisione di determinare la specie o eventuale
ibrido ad una analisi del DNA, o la si fa incrociare con altre della presunta
stessa specie e si osserva se le uova vengono fecondate (è un metodo poco
razionale e lungo, ma l'altro, allo stato attuale, non esistono molte persone
in grado di farlo).
5.determinazione
del sesso
La maggior parte della letteratura
precedente a differenza dei più recenti studi, descriveva le femmine del genere
Testudo con il piastrone piatto, mentre quello del maschio concavo. Questa
descrizione, se pure vera in molti casi può essere fuorviante. Infatti per le
specie Marginata e Horsfieldi non è affatto vero, ma anche in altre specie ciò
potrebbe non corrispondere a verità, si tratta invece di un carattere sessuale
secondario valido soprattutto nella T. Hermanni.
I
giovani non mostrano alcuna differenza sessuale fino a 5 o 6 anni di età;
tuttavia se ai maschi non viene data la possibilità di accoppiarsi, non si
forma la caratteristica concavità del piastrone, infatti questa particolarità
si sviluppa in conseguenza della normale attività sessuale quando il piastrone
non è ancora giunto a completa ossificazione.
I
segni distintivi primari sono: la lunghezza della coda che nella femmina è
circa un quinto della zampa posteriore, mentre nel maschio è circa tre quarti.
Quando la tartaruga è sollevata da terra e la coda disposta centralmente nella
femmina l'orifizio è rivolto verso terra e la pelle piuttosto arricciata, nel
maschio l'orifizio è rivolto in avanti e la pelle alquanto liscia.
6.sensi
Ci sono molte concezioni sbagliate sul
modo in cui gli animali in generale, e in particolare le tartarughe,
percepiscono il mondo ed interagiscono tra loro. Di solito, infatti, si tende a
pensare che essi percepiscano e reagiscano nello stesso modo e con gli stessi
istinti degli uomini.
Questo
capitolo cerca di spiegare i sensi dal punto di vista delle tartarughe per
permetterci di capire meglio le loro esigenze e per tentare di comunicare con
loro.
Resta
inteso che quanto segue riguarda solo gli animali sani e in condizioni termiche
ideali; le tartarughe malate e al freddo diventano lente e le loro reazioni
sono appena accennate.
Udito
Le
tartarughe hanno le orecchie posizionate appena dietro ciascun occhio. Nonostante
la presenza di questo organo le tartarughe sono praticamente sorde. Alcuni
possono avere l'impressione che le loro bestie vadano loro incontro quando le
chiamano, in realtà riescono a percepire la nostra presenza attraverso altri
sensi molto più sviluppati. Provate per esempio a fare le stesse cose quando le
chiamate senza usare la voce e vedrete che le vostre bestie vi verranno
incontro ugualmente.
Alcuni
studi hanno dimostrato che esse sono in grado di percepire le basse frequenze
come ad esempio i passi, ma non è del tutto chiaro se usino l'udito, il tatto,
l'equilibrio, o chissà quale altro sistema ancora sconosciuto a noi uomini.
Orientamento
ed Equilibrio
Questi
sono sensi molto sviluppati nelle tartarughe, non solo per permettere loro di
camminare efficientemente, ma anche per assicurare loro di scavare nella
direzione giusta quando sono in letargo e gli altri sensi sono diminuiti.
Se
voi alzate una tartaruga da terra e la muovete vedrete che con la testa e le
gambe tenterà di riequilibrarsi spostandole nella direzione opposta.
Vista
Ci
sono molteplici differenze tra la vista delle tartarughe e quella di noi
uomini. Innanzitutto mentre nell'uomo è un senso primario, nella tartaruga gli
occhi sono importanti ma sono secondari rispetto al senso primario: l'olfatto.
Gli
occhi sono posizionati ai lati della testa in modo da permettere loro di vedere
entro un angolo di 300 gradi rispetto ai nostri 160. Questo significa che è
praticamente impossibile avvicinarsi ad una tartaruga senza essere visti e
significa anche che di fronte la loro vista è decisamente peggiore della
nostra; è infatti, facilmente osservabile che esse vedono meglio il cibo
lontano che non quello proprio davanti "al loro naso".
Confronto
all'occhio umano, l'occhio delle tartarughe vede bene le cose in movimento
rispetto a quelle ferme, e sono poco sensibili al colore.
Se
noi per esempio stiamo fermi di fronte ad una tartaruga diventiamo parte
integrante di uno sfondo indefinito e praticamente invisibili ai suoi occhi.
Olfatto
È
decisamente il senso più sviluppato di questi animali, infinitamente più
sensibile del nostro, e per noi è quasi impossibile immaginare che cosa
significhi. Il loro mondo è costruito di immagini olfattive (non esiste una
parola per definirlo).
Quando
una tartaruga vede qualche cosa muoversi si alza sulle gambe anteriori ed
allunga il collo il più possibile respirando velocemente in modo da focalizzare
olfattivamente l'immagine.
Attenti
studi ed esperimenti hanno dimostrato che anche tartarughe cieche possono
tranquillamente trovare il cibo ed addirittura distinguere le piante buone da
quelle per loro nocive.
Addirittura
pare che la femmina pronta per deporre trovi il sito ideale attraverso
l'olfatto; ovvia conseguenza è che le tartarughe possano annusare la temperatura
del suolo.
Questo
senso così acuto permette loro di scoprire i predatori prima ancora che siano
visibili e quindi di ritirarsi dentro la loro corazza inespugnabile, e di non
uscirne fino a quando non ne sentano più l'odore (uscire per guardare potrebbe essere
fatale).
Questo
senso permette loro anche di trovarsi per l'accoppiamento in natura.
Tatto
Alcuni
ritengono che le tartarughe non siano sensibili sulla corazza, ma se noi le
osserviamo attentamente ci accorgiamo che il loro comportamento sessuale e
territoriale è basato prevalentemente sul cozzare delle corazze. Il che
significa che se non avessero sensibilità sarebbe del tutto inutile, invece le
femmine vengono eccitate proprio attraverso questi battiti, d'altra parte nel
comportamento territoriale, l'avversario viene messo in fuga attraverso colpi
ben assestati. Dobbiamo quindi desumere che la corazza abbia una notevole
sensibilità che se pur diversa dalla nostra non è meno efficacie e che anche se
non siamo in grado di comprendere dobbiamo rispettare.
A
questo punto possiamo ben capire quale crudeltà può esser fare loro un buco
sulla corazza e metterle alla catena: la corazza è viva!
Nella
pelle e nei muscoli sono sensibili come noi umani anche se non esprimono il
dolore come noi urlando o piangendo, quindi tenete presente che quando fate
loro una puntura soffrono esattamente come noi, .... ma se si tratta di salvare
loro la vita vi ringrazieranno (questo per dire che se iniziate a fare loro una
cura seguite scrupolosamente tutte le indicazioni senza saltarne delle parti o
dimenticandovi un giorno, altrimenti avrete provocato a loro delle sofferenze
inutili).
Se
desiderate capire meglio i loro sensi e il loro comportamento, osservatele
attentamente, ma contemporaneamente state fermi, sotto vento ed abbiate molta
pazienza in modo che si dimentichino che voi siete lì ad osservarle.
Non
vi potete certo aspettare che un animale si comporti spontaneamente quando
vicino ha un essere 40 volte più grosso! Non aspettatevi nemmeno che un animale
primitivo come la tartaruga capisca il comportamento dell'animale più evoluto
del mondo quando questo stesso non riesce a capire lei!!
7.COMPORTAMENTO
Alcuni animali, come le antilopi, i lupi
sono animali di gruppo che cooperano per sopravvivere, procurarsi il cibo ecc.;
a noi uomini sembra del tutto normale la convivenza e la solitudine è motivo di
depressione da evitare con tutte le nostre forze. Per questo capiamo
perfettamente gli animali di branco e ci riesce molto difficile comprendere le
vere esigenze delle nostre tartarughe, che invece sono animali solitari e
territoriali.
Di
solito, in natura, esse controllano un certo territorio e se un'altra tartaruga
si permette di sconfinare viene messa in fuga dagli attacchi della padrona.
Gli
uomini spesso continuano a credere che le tartarughe sole siano infelici,
invece diversi esperimenti comparativi dimostrano che esse mangiano di più e
sono generalmente in migliore salute che non quelle tenute in gruppo, e ciò è
molto più evidente tanto più lo spazio a loro disposizione è piccolo.
Di
seguito cercherò di presentare comprensibilmente il comportamento delle
tartarughe mediterranee.
Comportamento
esplorativo.
Prendiamo
una tartaruga sola (ovviamente in buona salute) introdotta in una nuova area:
comincerà ad annusare e cercare piante commestibili, i posti da nascondersi e
soprattutto i posti più soleggiati e secchi. Questa fase di esplorazione dura
circa un anno. Negli anni seguenti userà la sua memoria e sarà quindi sempre
più efficiente a trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
Questo
ha due conseguenze principali:
1.Se viene
spostata soffre, quindi se non è assolutamente necessario non spostatele dal
loro territorio.
2.Quando
essa ha imparato tutti i posti giusti si affeziona molto al suo territorio e se
in questo viene introdotto un nuovo ospite, il vecchio proprietario farà di
tutto per farlo sentire il più a disagio possibile.
È quindi importante lasciare loro a disposizione un
ambiente il più vasto possibile.
Comportamento
territoriale.
Di
solito consiste nel rincorrersi, lottare e prendersi a colpi di guscio. Questo
istinto è, ovviamente, più evidente nei maschi e soprattutto contro i nuovi,
che non tra vecchi conviventi. Occasionalmente si capovolgono l'un l'altra, e
questo è un chiaro tentativo di eliminare il concorrente, altre volte le più
deboli subiscono pure l'umiliazione di essere montate. Ciò è molto più
deprimente per i maschi, ai quali verrà inibita la possibilità di montare le
loro compagne, che non per le femmine, per le quali rappresenta un problema solo
nel periodo di ovodeposizione. Questi comportamenti vengono, spesso, male
interpretati e alcuni possessori spesso vengono confusi nella determinazione
del sesso dei loro animali, o si convincono di avere delle tartarughe
omosessuali!
Comportamento
gerarchico.
Nelle
colonie indisturbate del mediterraneo la massima densità di tartarughe
osservata è di circa 30 animali per ettaro. Il loro naturale comportamento
territoriale le porta a suddividersi il territorio a seconda delle loro
esigenze; in territori confinati come in un giardino le lotte territoriali si
risolvono in gerarchie. Di solito, dominante diventa il maschio più grosso e
più forte. Essi rinforzano la loro posizione cozzando contro le altre e
montando gli inferiori. Ciò accade in maniera più pacata anche nelle femmine.
La risposta a questo comportamento da parte degli altri è di lasciargli la
prima scelta nel cibo, nei nascondigli, nei posti di esposizione al sole, nelle
femmine ecc.
Di qua l'importanza di dare loro
quanto più spazio ci è possibile e di non tenere mai troppi maschi insieme.
Comportamento
sessuale.
In
natura quando una tartaruga passa sul territorio di un maschio la prima
reazione è quella di cacciarla, tuttavia le femmine mature emanano un odore che
stimola i maschi, i quali cambiano atteggiamento e tentano di immobilizzarla e
in fine si accoppiano. Mentre il maschio si accoppia, apre la bocca ed emette
dei suoni mentre la femmina rimane ferma (la Marginata muove la testa a destra
e a sinistra). Appena il maschio ha finito, la femmina se ne va.
Questo
comportamento si ripete ad intervalli irregolari durante tutto l'anno, anche se
è più frequente in primavera ed in autunno; comunque la femmina è sempre
recettiva.
Il
comportamento sessuale è molto simile a quello territoriale prima descritto,
anche se più attente osservazioni ci rivelano alcune differenze: ad esempio
quando si accoppiano il maschio morde prevalentemente le zampe posteriori
cercando di trattenere la femmina, mentre nel comportamento territoriale i
morsi sono dati ovunque, nel tentativo di scacciare il rivale, in particolare i
morsi alla testa sono sintomo di comportamento territoriale.
7.1COMPORTAMENTO IN CATTIVITÀ
Ovviamente
i comportamenti prima descritti si verificano anche in cattività benché la
convivenza tenda a modificarli.
I
maschi in buona salute combattono ossessivamente finché non si forma una
gerarchia (sempre che si formi) altrimenti combatteranno all'infinito, comunque
i vinti faranno una vita molto grama subendo tutte le umiliazioni possibili. É molto dura per loro!
Le
femmine, d'altra parte, lasceranno il loro odore dappertutto e saranno
continuamente corteggiate dai maschi i quali impediranno a se stessi e ad esse
di mangiare in quantità sufficiente e di scaldarsi al sole per tutto il tempo
di cui hanno bisogno.
Questa
aberrazione del comportamento naturale influisce direttamente sulla salute di
tutto il gruppo.
A
meno che lo spazio sia adeguato e le proporzioni tra i sessi siano corrette
(almeno 2 - 3 o più femmine per ogni maschio) le condizioni del gruppo andranno
in lento declino.
L'interazione
comportamentale decresce mano a mano che la salute diminuisce. Finché il gruppo
non vivrà "felicemente". Questa situazione sub-ottimale di salute, ma
relativamente stabile, è molto comune in cattività e questo ci induce a pensare
che le nostre bestie siano felici, in realtà è solo una prigionia ingiusta ed
egoistica che alla lunga porta a scarsa resistenza alle malattie, fecondità
ridotta, disturbi neurologici ecc. Ovviamente, il tutto va rapportato ai loro
tempi: ricordatevi che una tartaruga ci può mettere 20 anni a morire!
L'unico
modo oggettivo in cui si può dire che una tartaruga sia felice è quando il suo
comportamento è tanto più simile a quello in natura.
I
problemi comportamentali causati dalla cattività aumentano se si tengono
insieme specie diverse: l'accoppiamento tra specie diverse è molto stressante e
a volte causa lesioni nelle femmine.
Consigli: ampi
spazi, pochi maschi e di piccole dimensioni, se non potete dedicare loro molto
spazio separate le specie e i maschi tra loro e dalle femmine, e di tanto in
tanto riunite un maschio alla volta con tutte le femmine della stessa specie.
Non
crediate che solo perché sono 5 o 6 anni che non vi muore o non si ammala
neanche una tartaruga state facendo tutte le cose correttamente (cosa sono
pochi anni nella vita di un animale che può superare di molto i 100 anni?!):
cerchiamo sempre di migliorare loro le condizioni ed impariamo ad osservarle
cercando di capire esattamente quello che ci dicono e le loro esigenze, solo
così potremo considerarci appassionati e pensare di contribuire alla
conservazione della specie.
Ricordate, malattie e morte di tartarughe adulte in cattività è quasi
sempre colpa nostra.
7.2COMPORTAMENTO E PROBLEMI LEGATI ALLA
RIPRODUZIONE
Quando
una tartaruga ha completato le uova dentro di se, il suo comportamento cambia:
·anche se
apparentemente in buona salute mangia meno, perché le uova occupano buona parte
dello spazio addominale.
·Se
tenuta con altre tartarughe, diventa aggressiva e tenta di stabilire una
temporanea posizione di dominio. Di solito sceglierà la tartaruga più grande
del gruppo e comincerà a battere sul suo carapace ed a montarla proprio come un
maschio. Fa questo perché deve essere lasciata in pace durante l'ovodeposizione
e così facendo le altre la lasceranno indisturbata. Dopo la deposizione passerà
un certo periodo di riposo restando a dormire all'ombra. Una grave conseguenza
di questo comportamento è che in presenza di grossi maschi in piccoli spazi,
difficilmente riuscirà a deporre, perché non le permetterebbero di stabilire la
sua posizione dominante. Un'altra conseguenza di tale comportamento è che una
femmina appena introdotta in un'area, sia pure adeguata per la deposizione,
difficilmente deporrà per gli stessi motivi di cui sopra. Di solito ci vuole
circa 12 mesi ed addirittura 2 o 3 anni per quelle selvatiche perché una
tartaruga si senta a casa e riesca a raggiungere quella posizione di dominio
che le permetterà di deporre.
·Aumenterà
enormemente il suo comportamento esplorativo ed è facile che riesca a scappare
da dove normalmente non scapperebbe.
·Spesso
la si vede scavare in diversi punti.
La
femmina deporrà solo se concorreranno tutte le seguenti condizioni:
1.Minimo
un anno di ambientamento (salvo che non ne contenga prima dello spostamento).
2.Possibilità
di ottenere la posizione dominante.
3.Che la
produzione delle uova avvenga nel giusto periodo dell'anno (inadeguate
condizioni climatiche, problemi di ibernazione).
4.Suolo
scavabile.
5.Temperatura
adeguata.
Se non
ricorrono le condizioni predette la femmina riterrà le uova fino all'anno
successivo, ovviamente se esisteranno tutte le condizioni adeguate.
Le uova
ritenute non presentano alcun problema per la tartaruga se la situazione non si
ripete per più di due anni consecutivi, anche se ogni anno si formerà un
ulteriore strato di guscio; il risultato è che se la condizione di
impossibilità a deporre si protrae oltre tale periodo può essere tragico. Le
uova possono rompere le tube e passare nella vescica, o causare delle cancrene
interne.
Quando ciò accade la femmina passa da
apparenterete sana alla morte nel giro di 48 ore.
É molto
importante se taluno non provvede a mantenere le tartarughe in condizioni tali
da permettere loro una normale deposizioneche maschi e femmine siano tenute separate e che ogni 2 o 3 anni sia
fatta una lastra alle femmine che non depongono.
Se
invece avrete fornito loro condizioni ideali, tra la fine di aprile e gli inizi
di giugno le femmine procederanno alla prima ovodeposizione, tra fine giugno e
fine luglio alla seconda, ed eventualmente se sarete fortunati anche alla
terza.
7.3FERTILITÀ DELLE UOVA
Il maggior problema che normalmente
causa questa infertilità è l'incrocio fra specie e sottospecie diverse. In
genere se si incrociano due specie diverse sono prodotte uova sterili e se
anche successivamente la femmina viene coperta da un maschio adeguato
continuerà a produrre uova sterili fintanto che non avrà esaurito lo sperma non
compatibile (2 o3 anni).
È molto interessante rilevare che questo
problema è più frequente nei piccoli gruppi (da 2 a 12) che non nei grossi
gruppi, presumibilmente perché è più facile che i maschi riescano a trovare le
femmine compatibili.
Occorre anche notare che la fertilità
è notevolmente abbassata quando si incrociano diverse sottospecie (- del 10%).
Come ormai dovrebbe
essere chiaro per sapere esattamente chi è il padre delle uova occorrerà
attendere almeno 3 o 4 anni ed ovviamente non introdurre maschi diversi.
Altre
cause di sterilità sono:
·Quando
lo stato di salute della coppia è ridotto.
·La dieta
è inadeguata ed eccessivamente proteica
·Il
letargo è essenziale per la fertilità soprattutto dei maschi: meglio è
trascorso (4 gradi ) più sono le possibilità di successo.
·Alla
lunga anche i pesticidi residui sulla frutta e la verdura.
Ovviamente tanto più queste cause sono
esasperate più i risultati saranno scarsi.
8.Incubazione
delle uova
Difficilmente si riesce a comprendere
perché nascano più o meno tartarughine o perché i nostri "trucchi" abbiano
funzionato.
Per
questo motivo sono stati fatti molteplici esperimenti sia da privati che da
scienziati, i quali hanno dato i seguenti risultati:
1.In primo
luogo le uova devono pervenire da una femmina fecondata, questa potrebbe
sembrare una puntualizzazione stupida, ma come dovrebbe essere emerso dalla
lettura del capitolo precedente la femmina non è incinta per il semplice fatto
di essersi accoppiata, ma bisogna che il maschio sia della stessa specie e
possibilmente anche della stessa sottospecie, occorre inoltre che nei tre, quattro
anni precedenti non sia stata fecondata da un maschio non compatibile (per
specie o sottospecie) e perciò che produca uova sterili.
2.Le uova
devono essere recenti, ossia non devono essere sovracalcificate per essere
state ritenute per oltre un anno.
3.La
femmina deve ricevere una quantità sufficiente di calcio durante il periodo di
produzione delle uova, altrimenti l'embrione potrebbe soffrire di
osteodistrofia e non essere in grado di rompere il guscio dell'uovo.
4.La
temperatura di incubazione dovrebbe essere costante tra i 26C° e i 34C°.
5.L'aria
di incubazione non deve superare il 95% di umidità per un periodo superiore a
15 minuti altrimenti l'acqua penetra nell'uovo: ciò non è critico all'inizio
dell'incubazione.
6.L'umidità
d'altra parte non dovrebbe mai scendere al di sotto del 50% altrimenti l'uovo
tende a seccarsi: se perde solo poca acqua il nascituro sarà più piccolo, se ne
perde molta muore.
7.L'uovo
non dovrebbe mai essere girato da quando l'embrione ha cominciato a
svilupparsi. Per la prima settimana circa (dipende dalla temperatura) l'uovo
può, infatti, essere tranquillamente maneggiato. L'embrione si forma sulla
parte superiore del sacco vitellino e se viene girato viene soffocato dallo
stesso, il ché è al 80% letale.
In
natura nei loro luoghi d'origine le condizioni di umidità e di calore dipendono
parte dalla scelta della tartaruga e parte dalle condizioni ambientali e
considerato che la natura non sbaglia i risultati sono assicurati. Quando,
però, cerchiamo di raggiungere gli stessi risultati in luoghi diversi da quelli
d'origine o artificialmente, il successo dipende solo da noi e dalle nostre
conoscenze.
Per
fortuna noi abitiamo in Italia e nella maggior parte dei casi è possibile
lasciare incubare le uova naturalmente soprattutto nel centro-sud, al nord
dipende un po' dalle annate, ma in linea di massima non ci sono grossi
problemi. Tuttavia chi non vuole correre rischi o vuole controllare il sesso
dei nascituri deve ricorrere ad un'incubatrice.
L'incubatrice
può essere costruita artigianalmente con un acquario parzialmente riempito
d'acqua riscaldata e termostatata con un termoriscaldatore per l'allevamento
dei pesci tropicali. A questo punto immergete il contenitore con le uova a
"bagnomaria" e portate la temperatura dell'aria sovrastante a quella
desiderata, lasciate il coperchio dell'acquario parzialmente sollevato ed
attendete i due o tre mesi necessari.
Più
semplice ma forse meno economico è adottare un incubatore per uova d'uccelli,
tuttavia considerato che dette uova vengono incubate a 37C°, quindi con
evaporazione più elevata, quando incubiamo uova di tartaruga a circa 30C°
dovremo aumentare la quantità d'acqua di circa tre volte per avere la stessa
evaporazione e quindi la stessa umidità.
8.1METODO DI INCUBAZIONE
1.Accendere
l'incubatore in modo che quando mettete le uova, umidità e temperatura siano
già corrette.
2.Tirate
fuori dal nido le uova con molta attenzione il più presto che potete dopo la
deposizione.
3.Se
volete essere molto zelanti pesate le uova una ad una.
4.Utilizzando
una matita molto tenera marchiate con una X la parte superiore.
5.Seppellite
le uova nella posizione in cui le avete trovate in un recipiente con
vermiculite, sabbia o torba.
6.Controllate
giorno per giorno la temperatura e l'umidità
7.Se avete
utilizzato il metodo di incubazione con l'acquario coprite i recipienti con una
rete altrimenti i neonati potrebbero uscire dal contenitore ed annegare.
8.2CONTROLLI
I
controlli possono essere fatti sia pesando le uova sia osservandole contro
luce. ATTENZIONE: ogni controllo può essere potenzialmente dannoso quindi
dovrebbero essere fatti il più raramente possibile.
Pesandole: Il
guscio delle uova è parzialmente poroso e perde lentamente acqua: le uova
sterili la perdono più velocemente di quelle fertili. Quindi quando un uovo
perde più del 25% del peso è sicuramente sterile (occorre pesarle con bilance
tarate a 1 g).
Con la luce: Se si posiziona un uovo
su un fascio di luce sottile e potente in una stanza buia si può vedere
perfettamente cosa c'è dentro. Ovviamente le uova non vanno girate e
l'osservazione va fatta velocemente per non permettere variazioni di
temperatura.
Le
uova sterili rimangono liquide con una bolla d'aria in alto, oppure il
contenuto si solidifica in una massa opaca sulla parte inferiore dell'uovo.
Nelle uova fertili, invece, già entro i primi venti giorni si possono notare
chiaramente i vasi sanguigni del sacco vitellino, successivamente l'embrione si
forma trasversalmente all'uovo e sulla parte superiore del sacco vitellino.
Ciò
significa brevemente che se l'ombra è in alto l'uovo è fertile, se l'ombra è in
basso, l'uovo è sterile, ma se non avete un'esperienza ben assodata alle spalle
attendete sempre che sia trascorso tutto il periodo necessario affinché sia
portata a termine tutta l'incubazione, così non correte rischi.
8.3DETERMINAZIONE DEL SESSO DEI NASCITURI
La
determinazione del sesso dell'embrione nei rettili dipende da fattori del tutto
diversi da quello di noi uomini o degli animali a cui siamo abituati.
I
primi esperimenti effettuati in Francia dal Dr. Claude Pieau dimostrarono che
le uova delle tartarughe quando vengono deposte sono prive di sesso, mentre
esso viene determinato dalla temperatura di incubazione. Più specificamente
stabilì che il sesso viene determinato nei primi 15-30 giorni successivi alla
deposizione.
Con
un buon grado di approssimazione si può certamente dire che a circa 30,5 C° la
quantità di maschi e di femmine risulta al 50%, al di sotto di questa
temperatura nascono percentualmente più maschi mentre al di sopra di questa
temperatura tendono a nascere più femmine; diversamente se la temperatura è
fluttuante nascono in maggioranza maschi, nelle zone mediterranee, invece, dove
le uova arrivano a schiusa naturalmente, nasce una maggioranza di femmine. A
temperature oltre i 35 C° o inferiori a 25 C° i risultati sono deprimenti.
Se
siete nel dubbio, incubatele a circa 32 C° o 33 C° in modo da produrre più
femmine possibile.
Il
periodo di incubazione varia in base alla specie ed alla temperatura e può
andare da 50 a 120 giorni.
8.4SCHIUSA DELLE UOVA
Come
già accennato in precedenza l'embrione si sviluppa sempre trasversalmente
all'uovo, se si sviluppasse assialmente gli sarebbe impossibile romperlo.
Alla
fine dello sviluppo il piastrone è piegato a metà ed il carapace è
perfettamente aderente al guscio dell'uovo. Quando il sacco vitellino finisce
il nutrimento, a causa di un riflesso condizionati il piccolo inizia ad aprire
e chiudere la bocca, questo movimento permette lo sfregamento del dente da uovo
contro la parete interna dello stesso causandone la rottura.
Questa
piccola fessura permette all'aria di entrare, il carapace comincia ad
asciugarsi, ed asciugandosi si stende rompendo definitivamente l'uovo. La cura
delle neonate non si differenzia da quella necessaria per le adulte.
9.Crescita e determinazione dell'età
A differenza della maggioranza degli
animali, uomini compresi, che crescono fintanto che l'ipofisi produce gli
ormoni della crescita, le tartarughe continuano a crescere all'infinito,
ovviamente ciò accade solo se le condizioni di mantenimento sono adeguate.
La crescita avviene ai margini di
ciascuna scaglia creando di volta in volta un nuovo "anello" intorno alla
scaglia "fondamentale" che aveva al momento della nascita, normalmente, però,
questa crescita risulta notevole nei primi cinque o sei anni di vita, mentre
successivamente è di soli pochi millimetri, ciò, probabilmente a causa del
fatto che l'animale passa più tempo a fare altre cose, come accoppiarsi,
combattere, stabilire posizioni gerarchiche, girare per trovare il cibo necessario
ora richiesto con maggiore abbondanza che non quando era piccola e così via.
Quando la tartaruga va in letargo,
poi, la crescita si interrompe e si viene a formare come una scalfittura tra un
anello e l'altro, quindi ogni anello rappresenterebbe un anno; tuttavia sia in
natura che in cattività miriadi di evenienze possono interrompere la crescita a
questi animali: malattie, incidenti, cambi di alimentazione, cambi di
temperatura, periodo di riproduzione, ecc., quindi stabilire l'età risulta
piuttosto arduo, anche se con una certa approssimazione possiamo tentare.
Diversamente è possibile, osservando
questi anelli, avere un quadro della storia dell'animale: ad esempio possiamo
stabilire con precisione quando ha raggiunto la maturità sessuale, quando è stata
catturata, quando è stata trasferita da un padrone all'altro, quando ha
sofferto, se tutti questi dati li mettiamo in relazione con tutte le
"cicatrici" del carapace possiamo avere un chiaro quadro della sua vita.
Il fatto che la crescita del guscio sia
infinita comporta alcune conseguenze molto interessanti: infatti
contestualmente crescono anche gli organi interni, il che vuol dire che se per
una certa malattia noi fossimo costretti ad asportare una parte di un organo
interno, come ad esempio il fegato, l'intestino o altri organi, possiamo stare
certi che presto (se ne avremo lascito quel minimo necessario) sarà rigenerata
la parte mancante. Inoltre tartarughe rimaste piccole per inadeguate condizioni
di mantenimento possono sempre recuperare.
Per concludere questo capitolo vorrei
fare qualche cenno sulla longevità: in natura considerata la rigidità e la
crudeltà delle leggi naturali la vita media si aggira intorno ai 30-40 anni,
mentre in cattività se mantenute in condizioni ottimali possono superare agevolmente
i 100 anni, tuttavia spesso in cattività sopravvivono molto meno a causa di
incapacità dei loro padroni.
In letteratura non si conoscono casi
di morte di una tartaruga di vecchiaia!! Esse muoiono di incidente,
malnutrizione, malattia, cattivo mantenimento, ma non di vecchiaia o per lo
meno non si sa ancora quale sia il limite massimo. Esistono sia in natura che
in cattività esemplari ultracentenari perfettamente attivi che crescono e si
riproducono esattamente come quelle di vent'anni!
10.IBERNAZIONE
Nel loro ambiente naturale, le
tartarughe mediterranee, quando l'inverno si avvicina cercano di mantenere la
loro temperatura corporea a circa 30°C il più a lungo possibile. Comunque,
quando le giornate si accorciano e il sole ha un angolo troppo basso, diventa
sempre più difficile mantenere tale temperatura, cosicché esse rinunciano e
cominciano a cercare aree fredde ed ombreggiate. Questo causa la caduta della
loro temperatura corporea tra i 10 e i 15 °C e quindi la perdita dell'appetito.
Per
circa 4 settimane esse non mangiano ma continuano a defecare e urinare. Alla
fine di tale periodo hanno l'intestino e la vescica vuoti e sono pronte per
andare in letargo.
Il suolo
nelle loro aree d'origine è molto leggero, ben drenato, e molto calcareo, tutto
ciò lo rende molto poco termoconduttore. Quindi durante l'inverno la terra in
superficie ha una temperatura di circa 0°C ma solo pochi centimetri sotto il
suolo mantiene tutto l'anno una temperatura media di circa 15°C, questo crea un
gradiente di temperatura che le tartarughe utilizzano.
Così
come è importante la temperatura d'estate, allo stesso modo è importante
durante l'ibernazione, con l'unica differenza che qui la temperatura corporea
ideale è di 4°C.
Esse
raggiungono questo scavando verso l'alto o verso il basso a seconda dei casi.
Quando
la loro temperatura corporea è a 30°C il loro metabolismo opera a ciclo aperto:
mangiano, bevono, ed espellono gli scarti. Viceversa, a 4°C il loro metabolismo
opera a ciclo chiuso: consumano il grasso accumulato ed immagazzinano i rifiuti
nei reni. A questa temperatura la tartaruga rimane inerte e le sue funzioni
corporee sono ridotte al minimo in modo tale che i consumi siano minimi e ciò
le permette di restare a lungo in tali condizioni.
Diversi
esperimenti provano che una tartaruga in buona salute mantenuta in letargo a
4°C perde circa l'1% del suo peso per ogni mese, ciò significa che a queste
condizioni una tartaruga media potrebbe stare in letargo circa 19 anni; quindi
se si provvede ad un buon letargo non ci si deve preoccupare che in 3 o 4 mesi
una tartaruga, anche se neonata, corra il rischio di subire dei danni.
Tanto
più la temperatura sale al di sopra di 4°C tanto più il metabolismo si alza ed
il consumo di grassi aumenta (maggiore perdita di peso), aumenta anche il
prodotto di rifiuto che non riesce più ad essere immagazzinato nei reni, e se
questo innalzamento non è fisiologico, ossia legato alla bella stagione e
quindi al risveglio, provoca un aumento eccessivo di urea nel sangue che alla
lunga cagiona la morte dell'animale per avvelenamento. Ovviamente tanto più
l'animale è piccolo tanto più velocemente rischia di morire.
D'altra
parte se la temperatura scende al di sotto di 4°C possono essere causati danni
da congelamento a cominciare dagli occhi fino alla morte. Per ovvie ragioni non
ci sono esperimenti che ci dimostrino la temperatura soglia oltre la quale le
tartarughe muoiono ma il mio consiglio è di non permettere che scenda al di
sotto dei 2°C.
10.1MALATTIE DURANTE IL LETARGO
In
genere le malattie sono causate da organismi che vivono all'interno delle
tartarughe stesse. Tali organismo vengono inibiti dal sistema immunitario
stesso dell'animale, dalle buone condizioni ambientali e dalle regolari
profilassi operate dagli allevatori.
Tartarughe
attive, in condizioni climatiche ottimali, ben nutrite (non
sovralimentate), difficilmente si ammaleranno durante il letargo, perché a 4°C
anche questi microrganismi rallentano la crescita; d'altra parte tartarughe
severamente ammalate durante il letargo possono morire soprattutto se questo
non è effettuato in maniera ottimale (a soli 7°C crescono ad una velocità
migliaia di volte superiore che non a 4°C. mentre il sistema immunitario
dell'animale rimane praticamente invariato). Di solito permettere il letargo ad
una tartaruga non in perfette condizioninon causa alcunproblema,
tutt'al più occorrerà qualche accorgimento in più in primavera.
Comunque
i problemi vanno stroncati all'origine, non aspettate che peggiorino e si
avvicini l'inverno, se la tartaruga ammalata tende a non ibernarsi
naturalmente non forzatela, ma scaldatela (non semplicemente tenendola in casa)
e continuate le cure finché non guarisce, poi permettetele di andare in letargo
(non dimenticare mai le procedure del letargo naturale: (3 o 4 settimane di
digiuno, temperatura in diminuzione e 4°C. durante tutto il periodo).
Cercate
di non evitare del tutto il letargo perché questo può aggiungere problemi di
anoressia, e danni renali, oltre che produrre, magari anche dopo qualche anno
problemi sessuali e comportamentali.
10.2PROCEDURE RACCOMANDATE
1.Lasciarle
ibernare naturalmente: date loro ampio spazio con cespugli, zone d'ombra e
asciutte nonché terra friabile. L'ideale, un angolo di giardino ombreggiato da
un grosso cespuglio. C'è un istinto naturale di noi uomini, che ci induce a
pensare che se le lasciamo fuori non stiamo facendo del nostro meglio, invece
se il luogo è asciutto, ombreggiato e con terra tenera, questo risulta essere
il modo ideale. Quando sono interrate, al 99% non rischiano nemmeno l'attacco
di animali selvatici (ratti ecc.). Se il suolo è ben secco, neanche temperature
al di sotto dello 0°C. causano problemi. I problemi, invece, sorgono se la
terra è umida, infatti essa conduce circa 100 volte di più che non quella
asciutta.
A volte in cattività scelgono
dei posti errati, per cui noi dobbiamo intervenire e coprirla tutta se è mezza
fuori, o spostarla in un posto più adatto. Per fare ciò, occorre attendere
qualche giorno in modo che si addormenti bene, e muoverla di notte quando c'è
freddo evitando così di disturbarla, posizionandola successivamente nel luogo
adatto a circa 10 15 Cm. di profondità nella terra secca e ben sminuzzata
(magari alleggerita con torba) sia sopra che sotto.
2.Mettere
la tartaruga in una scatola e portarla in cantina, è il metodo più usato ma
potenzialmente quello che può causare più problemi. Se taluno intende
utilizzare questo metodo correttamente, una semplice scatola non è sufficiente.
Se la temperatura cala troppo la tartaruga scava e arriva a contatto col pavimento
freddo (condizione innaturale perché normalmente scavando trovano più caldo) e
danni da congelamento sono probabili. La scatola dovrebbe, quindi essere
doppia, e con un buono strato di isolante tra la prima e la seconda, sia sotto
che ai lati. Questo, ovviamente, non le tiene calde ma evita il rischio
predetto e le fluttuazioni repentine della temperatura ambientali. Questo
metodo però determina l'impossibilità di utilizzare il loro istinto naturale di
scavare e risalire a seconda della temperatura, trovando sempre quella ideale,
per cui toccherà a noi trovare la stanza adatta, eventualmente aprendo le
finestre di giorno e chiudendole di notte in modo tale da avere una temperatura
media di 4 o 5°C. In casi estremi occorrerà un riscaldatore o un condizionatore
ben termostatati. Non fidatevi se avete
sempre utilizzato questo metodo senza alcun problema apparente, perché le
tartarughe sono molto tenaci, lente a morire e soffrono in silenzio, e se non
si rispettano le loro minime esigenze lavita in cattività diventa una lunga agonia fin dal primo giornoe un giorno si ammaleranno o non si
risveglieranno più.
3.Questo è
il metodo utilizzato dai più grandi Zoo internazionali e che consiglio a chi
non ha la possibilità di farle ibernare naturalmente: sono stanze refrigerate
costantemente a 4°C. In piccolo noi possiamo adibire un frigorifero: dopo il
periodo di digiuno e lento abbassamento della temperatura naturale, le
sistemiamo in scatole e le mettiamo nel frigorifero avendo l'accorgimento di
rimuovere una piccola parte di guarnizione in alto e in basso per permettere
una circolazione d'aria. Controllate inoltre la temperatura in tutti i punti
considerando che i frigoriferi tendono ad essere più caldi in alto e più freddi
in basso (l'ideale sono quelli da Bar con sportello in vetro in modo che siano
controllabili senza aprire la porta). Anche se questo è il metodo più
innaturale e dispendioso è quello che dà migliori garanzie di successo.
Qualunque sia il metodo utilizzato pesatele dopo il letargo: tanto
meno peso avranno perso tanto più avrete fatto un buon lavoro.
10.3LETARGO PER I NEONATI
Di
solito si tende ad avere molta riluttanza ad ibernare i piccoli appena nati,
tuttavia in natura nascono tra la fine dell'estate e l'autunno, di conseguenza
vanno in letargo dopo poche settimane dalla nascita per tre mesi senza alcun
problema.
Lasciarle
ibernare naturalmente, quindi, non presenta rischi; l'unico accorgimento che
consiglio, è soprattutto per i possessori di Testudo Graeca (originaria di zone
più calde), al risveglio di portarle gradualmente ma velocemente a temperature
estive in modo che riprendano in pieno le loro attività lasciando loro a
disposizione abbondanza di acqua (facendo anche frequenti bagni tiepidi,
eventualmente se durante i bagni non bevono forzarle col procedimento di
alimentazione forzata finché non riprendono a mangiare), quindi, appena il
clima lo permette, rimetterle in condizioni naturali all'aperto. Resta inteso
che questo è un metodo che va ben oltre il naturale, il quale riduce le morti
nel primo anno di vita praticamente a zero. Questo, è pure un buon metodo
per risvegliare tartarughe malate. Ovviamente, qui il rispetto delle
condizioni sopra descritte per l'ibernazione deve essere rigoroso, perché di
vitale importanza.
Per
fugare ogni dubbio al lettore convinto che le tartarughine neonate siano così
delicate da non poter sopportare il letargo, tantomeno all'aperto in condizioni
naturali vorrei fare un breve cenno ad un'esperienza vissuta in prima persona
da un mio tartarughino: infatti, proprio nei giorni in cui sto scrivendo queste
righe ho letteralmente scongelato un neonato di Testudo Hermanni sfuggito al
mio controllo nel periodo in cui si approcciava per la prima volta al letargo e
da tre giorni intrappolato nella terra congelata. INCREDIBILE MA VERO!! è vivo
ed in perfetta forma pronto ad "addentare" la prima foglia di insalata del
nuovo anno.
Per
chi volesse, invece evitare il letargo, la cosa non presenta alcun rischio,
purché si provveda a mantenerle in condizioni tropicali, tali da contrastare il
loro naturale istinto all'ibernazione, e si fornisca un'alimentazione adeguata,
come descritto nel paragrafo relativo alla dieta.
Mantenerle
sveglie presenta il vantaggio che crescono molto alla svelta e raggiungono
prima dimensioni tali da evitare rischi di eventuali predazioni o "incidenti di
percorso vari". D'altra parte, una crescita così veloce provoca più spesso
rischi di deformazioni della corazza.
Resta inteso che questo vale
solo per il primo anno, continuare gli anni successivi porterebbe,
sicuramente, a conseguenze indesiderate.
Alcuni potrebbero pensare che se una tartaruga è mantenuta
correttamente in estate, le tecniche sopra descritte sono inutili. Questo non è
affatto vero! Entrambe le condizioni sono "la loro" vita ed errori anche in una
sola fase di essa, alla lunga è potenzialmente letale.
10.4EVITARE IL LETARGO
Come
per le neonate, se mantenute in condizioni tropicali, anche le adulte non
andranno in letargo.
Questo
non causa nessun problema nell'immediato futuro, ma crea diversi problemi a
lungo termine: anoressia, problemi di reni, sconvolge il loro orologio
biologico, causando comportamenti innaturali, senza contare la perdita della
fertilità.
Tuttavia,
evitare il letargo può risultare utile per cercare di salvare un animale che
rischierebbe altrimenti di morire, ma deve essere valutata come misura
d'emergenza e non come regola in caso di malattie non gravi. In
ogni caso è sempre meglio accorciarlo piuttosto che evitarlo completamente.
11.alimentazione
Gli studi circa la dieta delle
tartarughe mediterranee sono stati in continua evoluzione negli ultimi dieci
anni. Per questo ciò che troverete scritto in queste pagine potrebbe essere
molto diverso da quanto scritto soltanto due o tre anni fa'.
Il
primo scienziato che si occupò in modo significativo di questa materia fu Don
Reid, il quale, mediante una serie di esperimenti sui neonati di tartaruga al
Costworld Wildlife Park, dimostrò che il 99% delle malattie e morti delle
tartarughine erano dovute a carenze alimentari.
Il risultato
di dieci anni di studio si può riassumere come segue: Innanzitutto, non sembra
esserci alcuna differenza tra la dieta ottimale per gli adulti e per i neonati,
eccettuata, ovviamente la quantità. C'è, invece, una enorme differenza circa
gli effetti di una dieta errata. Se, per esempio, una tartaruga viene catturata
adulta, quindi cresciuta con una dieta ottimale, gli effetti di una scorretta
dieta in cattività saranno molto lenti: ci vorranno da 5 a 20 anni prima che si
verifichino risultati irreparabili.
I
neonati, invece, sono diversi; i risultati di una dieta scorretta saranno già
evidenti dopo 2 o 3 settimane e la morte sopraggiunge di solito entro il 4°
anno di vita.
La
ragione di questa differenza sta nel fatto che gli effetti di una dieta scorretta
si evidenziano soprattutto nelle ossa e nel carapace, è quindi ovvio, che una
bestia già adulta ne risenta meno.
L'areale
d'origine delle tartarughe mediterranee è povero di vegetazione e piuttosto
arido, quindi, sono costrette a mangiare una vastissima quantità di foglie,
fiori, frutti, e qualsiasi cosa commestibile a seconda della stagione. Tutto
ciò gli permette di ottenere le vitamine e gli oligoelementi di cui hanno
bisogno.
In
cattività, invece, vengono spesso sovralimentate con succulente verdure e
frutti, ciò le spinge per loro naturale pigrizia e opportunismo a non cercare
altre erbe, bacche ecc. e quindi inevitabilmente a carenze alimentari.
Di
solito, poi, defecano e urinano sulle piante che mangiano, questo ha
l'importante ruolo di fertilizzare e bagnare le piante di cui si nutrono nei
loro aridi luoghi d'origine, ovviamente lo stesso istinto lo hanno anche in
cattività, ciò significa che i parassiti interni nelle tartarughe dei nostri
giardini proliferano, e tanto più è piccolo lo spazio che mettiamo loro a
disposizione maggiori sono i rischi di massive infestazioni (è quindi buona
norma deparassitizzarle annualmente).
11.1INFORMAZIONI SULLA DIETA
La
dieta base dovrebbe consistere in un cibo scarsamente proteico, ricco di fibre,
vitamine e oligoelementi, nonché un alto contenuto di carbonato di calcio. Di
seguito darò suggerimenti per raggiungere una dieta ottimale.
·Piante selvatiche.
La
maggior parte della dieta dovrebbe consistere in: fiori, frutti, foglie, semi,
germogli di pianteselvatiche, tra cui
il Tarassaco, Trifoglio, Dicondra, foglie e frutti di Ulivo, Gelso, Bacche di
Arum Italicum, Bacche di Biancospino, Smilax aspera, Fillirea, Corbezzolo,
fiori di alcune Dipsacacee (Scabiosa o Knautia), fiori e foglie di Malva e
Inula Viscosa, More, Lamponi (frutti e foglie), prugna selvatica ecc.
Di solito le tartarughe non si nutrono di erbe o piante
che possono intossicarle, quindi ci si può permettere di provare ad offrire
loro qualunque tipo di erba senza rischiare.
Per completezza espositiva vorrei riportare i risultati di
una recentissima ricerca sull'alimentazione effettuata dal dott. Jordi Arias
Ferreres (1995) la quale ci fornisce indicazioni precise sulla dieta base della
Testudo Marginata in natura: Taraxacum Officinale, Plantago Logopus, Plantago
Major, Leontodon Tuberosus, Virginea Maritima, Stellaria Media, Fumaria
Officinalis, Soncus Oleraceus, Soncus Asper, Medicago Orbicularis, Trifolium
Repens, Calendula Officinalis, Borago Officinalis, Erucastrum Nasturtifolium,
Erodium Malacoides, Galium Aparine, Sisymbrium Irio, Sisymbrium Officinale,
Crepis Capilloris, Acantus Mollis, Erba di St. Augusta (St. Augustine Grass).
·Frutta.
La frutta è un'ottima integrazione alla dieta a base di
piante selvatiche, occorre, però fare attenzione che alcune tartarughe sono
attratte da frutti potenzialmente tossici per il loro organismo, quali gli
agrumi e le pere, che a lungo andare possono generare disturbi del metabolismo.
Attenzione: con la frutta non bisognerebbe mai esagerare,
infatti essa contiene un rapporto calcio/fosforo inadeguato al loro fabbisogno,
per cui quando si somministra a questi animali della frutta bisognerebbe raddoppiare
la dose di calcio che si fornisce normalmente. Il rapporto calcio/fosforo
ideale per le tartarughe è di 2:1.
·Verdure coltivate.
In aggiunta alle piante selvatiche si può nutrirle
conqualunque tipo di verdura
comunemente usata dall'uomo. Ci si deve comunque ricordare che la digestione
delle tartarughe lavora meglio sul cibo a basso contenuto di proteine e ricco
di fibre, di solito invece, nelle verdure coltivate è vero il contrario.
Presto in primavera e tardi in autunno, quando le piante
selvatiche scarseggiano, le verdure sono un utile supplemento.
·Erba
Le
tartarughe mediterranee non sono in grado di digerire la cellulosa che è
ampiamente contenuta nell'erba. Ciononostante pur non essendo un nutrimento
aiuta molto la loro digestione provvedendo ad un alto contenuto di fibra.
·Piante
grasse e succulente
Ottime in quanto ricche di calcio e fibra. Ideali
l'Opunzia e Agavi.
·Vitamine e oligoelementi
Le tartarughe adulte possono vivere a lungo anche con
severe carenze di questo genere, comunque è buona regola di tanto in tanto
aggiungerne sul loro cibo.
·Prodotti da insalata
Lattuga, pomodori e cetrioli sono piante selezionate per
l'uomo quindi sono belle, hanno un ottimo sapore e crescono velocemente. Ciò le
rende economiche, figurano bene e sono poverissime di valori nutrizionali:
ideali per soddisfare l'appetito e il gusto degli uomini, ma non per nutrire le
tartarughe che ne sono attratte e non mangiano altre erbe più utili per il loro
organismo. Possono, invece, essere usati per rendere più appetitoso l'altro
cibo.
·Latte e suoi derivati
Il latte è prodotto dai mammiferi per fare crescere i loro
piccoli. I rettili non producono latte e il loro corpo non possiede quei
meccanismi ed enzimi che servono per utilizzarlo. Quindi nutrire le tartarughe
con latte e suoi derivati le porta potenzialmente alla morte per danni al
fegato e/o all'apparato digerente.
·Prodotti industriali
Il pane, la pasta, torte, marmellate ecc. non possono che
danneggiare la loro salute; in ogni caso evitare ogni prodotto contenente sale
e zucchero.
·Carne
La carne è composta da un alto contenuto di proteine. Le
tartarughe se abituate la mangiano avidamente soprattutto nella forma di
croccantini per cani e gatti. Non è in assoluto dannosa se offerta in
piccolissime quantità e molto raramente (una o due volte all'anno), infatti
anche in natura capita loro di trovare chioccioline, lombrichi, carcasse ecc.
che integrano in parte la loro dieta prevalentemente vegetariana.
Se offerta più spesso potrebbe causare disturbi a breve
termine e sicuramente letali disturbi a lungo termine: infatti l'alto contenuto
di proteine nell'intestino causa uno sproporzionato sviluppo di microrganismi
interni, di conseguenza grossi problemi gastrointestinali, alla lunga vengono
causati anche problemi renali, degenerazione del fegato e obesità.
Per la regolare crescita delle ossa e del carapace,
inoltre, occorre una giusta dose di proteine e se la carne è offerta
abbondantemente nella loro dieta, questa dose diventa impossibile da
controllare, le conseguenze sono indebolimento delle ossa, distrofia, e
crescita anormale del carapace.
·Calcio
Il
calcio nella alimentazione delle tartarughe è cibo e non un integratore: le
Atlas Mountains in Marocco, Israele, Siria, Turchia, Grecia, Spagna, Iran,
Libia, Italia meridionale, dove le tartarughe vivono, sono aree molto ricche di
calcare o sono attraversate da corsi d'acqua molto dura la cui l'evaporazione
lascia molto deposito calcareo. Le piante che crescono in queste aree di
conseguenza sono anch'esse ricche di calcio. Mangiando ingeriscono, pure,
moltissimi pezzetti di carbonato di calcio: granelli di sabbia, ecc.
Esse
sono infatti composte per un terzo del loro peso di derivati di calcio,
soprattutto fosfato.
Gli
uomini ottengono il loro fabbisogno di calcio soprattutto dalla carne e dal
latte che è fonte a cui le tartarughe non possono attingere.
Le
tartarughe invece utilizzando il carbonato di calcio dal calcare, il fosforo
dalle foglie verdi, con l'azione della vitamina D3 (parte ottenuta da frutta ed
erba e parte sintetizzata dal loro organismo con i raggi ultravioletti),
producono il fosfato di calcio utilizzabile direttamente dal loro organismo.
Se
manca anche uno solo di questi ingredienti soffriranno necessariamente di
carenze alimentari.
Sintomi negli adulti:
1.Le unghie
diventano curve.
2.L'area
di crescita intorno alle scaglie è leggermente rientrante.
3.Sono
soggette a fratture, rotture di unghie, le ferite tardano a rimarginarsi.
4.Se tutti
gli altri parametri sono buoni (dieta e temperatura) la tartaruga tende
all'obesità.
5.Crescita
eccessiva del becco.
Sintomi nelle piccole:
·Il
guscio non si indurisce adeguatamente.
·Il
carapace cresce in maniera piramidale.
·Il becco
rimane tenero e non possono mangiare roba dura, il che causa problemi dietetici
e in fine morte per malnutrizione entro i 18 mesi.
Se la tartarughina riesce a sopravvivere e non si
eliminano le cause della malnutrizione le scaglie cresciute a piramide
occuperanno spazio polmonare portandole necessariamente alla morte per problemi
respiratori.
La maggior parte delle morti in cattività sono: per le
neonate problemi nutrizionali, e per le adulte mancanza di comprensione da
parte dei loro padroni delle esigenze termiche sia in letargo che in attività.
La quantità di calcio di cui necessitano è nettamente
superiore di quanto noi riusciamo ad immaginare (per loro è cibo e non una
medicina): dargliene poco le porta alla morte, dargliene troppo può solo
causare una temporanea costipazione, dargliene una quantità pari al peso del
resto del cibo non causa alcun problema.
Cominciate
con l'aggiungerne il 10% del loro peso alla loro dieta quotidiana ed
aggiungetene se la crescita del guscio non è soddisfacente.
La risorsa di carbonato di calcio più semplice da trovare
è nei gusci d'uovo polverizzati e sparsi sul cibo. Un'alternativa valida è
l'osso di seppia grattugiato sul cibo (questo può avere l'inconveniente, che se
non è stato all'aria un periodo sufficienteo trattato appositamente puzza di pesce e le tartarughe non lo
mangiano). Inoltre è opportuno lasciare qualche osso di seppia e guscio d'uovo
in giro per il giardino affinché possano integrare un loro eventuale maggior
fabbisogno.
Un'altra buona risorsa di carbonato di calcio è la farina
di calcare usata nell'industria alimentare, ad empio a rendere il pane bianco
(di solito è venduta in sacchi da 25 kg).
Alcuni autori suggeriscono l'utilizzo di farina d'ossa
(fosfato di calcio), però anche se le tartarughe la mangiano avidamente, i
risultati non sono ottimali, infatti bevono eccessivamente e la loro crescita è
innaturale. Ciò pare essere dovuto all'eccesso di fosforo.
Alcuni utilizzano preparati di calcio per uso umano,
questi però di solito sono derivati del latte e sapendo quali sono gli effetti
dannosi del latte su questi animali li sconsiglio energicamente.
·Acqua
Le
tartarughe sono adattate a vivere in ambienti aridi, quindi quelle sane NON
BEVONO. Esse, infatti, non sudano, inoltre i loro reni dividono quello che è
semplice acqua da una sostanza cremosa bianca composta prevalentemente da acido
urico, quindi loro espellono oltre all'acido urico solo l'acqua in eccesso.
Possono infatti ottenere tutta l'acqua di cui hanno bisogno dal cibo anche se a
noi sembra secco.
Eccettuato
il periodo del risveglio dopo il letargo e quando le femmine formano le uova,
se le tartarughe bevono, è per eliminare qualche sostanza intossicante dal loro
organismo, in caso di dissenteria o quando c'è una eccessiva concentrazione di
urati nei loro reni dovuta ad una scorretto mantenimento (termale, alimentare,
ecc.).
Ovviamente
in questi casi l'acqua vaofferta loro
con abbondanza.
Per
completezza espositiva, mi sembra opportuno illustrare la pericolosità che
presentano determinati vegetali come gli spinaci che se offerti occasionalmente
non provocano alcun danno, ma possono in determinate dosi causare gravi
disturbi, come ipocalcemia, demineralizzazione delle ossa e/o denutrizione.
Purtroppo,
infatti, questi vegetali pur avendo delle qualità nutrizionali ottime,
contengono anche degli antagonisti della nutrizione che in dosi eccessive
possono causare gravi danni all'organismo dei nostri rettili.
Quindi
quando formuliamo una dieta per i nostri animali dobbiamo sempre tenere
presente le interrelazioni tra le varie componenti nutrizionali che possono
intercorrere tra i vari cibi cercando di compensarle: ovviamente non dovremo
diventare dei chimici ma sarà sufficiente offrire una grande varietà di erbe e
frutti cercando di ridurre al minimo quelli che rientrano nelle due categorie
che seguono:
1°
categoria contenente
una grande concentrazione di antagonisti nutrizionali: spinaci, agrumi, soia,
broccoli, cavolini di Brixell, cime di rapa, cavolo, cavolfiore, verza, rape e
senape.
2°
categoria meno
pericolosa ma da non sottovalutare: carote, pesche, pere, radicchio, fragole e
miglio.
Una dieta povera di proteine,
poi, fa aumentare gli effetti di questi elementi ed i rettili erbivori, come le
tartarughe, richiedono una dieta povera di proteine, quindi il pericolo di
danni al loro organismo è aumentato notevolmente.
12.MALATTIE
DELLE TARTARUGHE
Questa sezione non vuole certo essere un
trattato di medicina veterinaria o una lista completa di tutte le malattie che
possono affliggere le tartarughe, ma più semplicemente una guida per aiutare a
diagnosticare e curare le malattie più comuni per aiutare gli appassionati.
12.1ANORESSIA
Questa
malattia è direttamente o indirettamente la causa maggiore di morte nelle
tartarughe adulte, spesso è letale proprio perchéviene male interpreta.
L'anoressia
nei mammiferi è normalmente causata da problemi psicologici o avitaminosi, un
veterinario non specializzato in rettili vi ordinerà una iniezione
multivitaminica e/o di comprare un'altra tartaruga per compagnia. Queste
soluzioni saranno sicuramente utili per la maggior parte dei mammiferi ma non
porteranno alcun vantaggio se non addirittura un peggioramento alle tartarughe.
12.1.1Cause:
La
causa principale nelle tartarughe è un livello troppo alto di urea nel sangue.
L'urea è un prodotto della chimica del corpo che viene eliminato attraverso
l'urina. L'eccesso di questa sostanza nel sangue produce una serie di effetti,
ma il primo e più vistoso è appunto la perdita di appetito.
Altre
malattie spesso intervengono a peggiorare la situazione come ad esempio, le più
comuni sono, il marciume della bocca e infezioni del naso. Prima di trattare
l'animale per l'anoressia quindi controllate bene e curate le eventuali
infezioni.
Una
temperatura insufficiente, inoltre, peggiora la situazione. Quando la
temperatura corporea è a 30°C la tartaruga mangia e il suo corpo è nelle
condizioni ideali per digerire. Quando la temperatura scende durante la notte o
quando si avvicina l'inverno, anche l'appetito diminuisce.
Tutto
ciò è assolutamente naturale e fisiologico: di notte non viene loro fame ed in
autunno svuotano l'intestino e si preparano per l'inverno.
Purtroppo,
durante i mesi caldi, successivamente ad un violento temporale, per
l'infiltrarsi di correnti d'aria fredda dal nord Europa, o perché abitiamo in
montagna oppure troppo a nord ecc., può accadere che la temperatura scenda
repentinamente e la conseguenza è l'anoressia: se questa è l'unica causa sarà
sufficiente riportarle alla temperatura ottimale.
Tornando
alla principale causa di tale patologia, ossia il livello troppo alto di urea
nel sangue, è ormai accertato che è dovuta ad inadeguate condizioni di
mantenimento sia in inverno che in estate (non bisogna mai dimenticare che il
letargo è circa il 30% della loro vita). In condizioni ideali, quando
una tartaruga va in letargo consuma lentamente i grassi corporei e immagazzina
i prodotti di scarto (principalmente acido urico) nei reni. Questo processo fa
aumentare l'urea nel sangue. Quando si risvegliano, viene aumentato
temporaneamente il livello di glucosio nel sangue: ciò contrasta il tasso
troppo alto di urea e provvede a dare energia sufficiente alla tartaruga per
muoversi,andare al sole e trovare cibo
e acqua. Non appena la tartaruga mangia, e urina i valori del sangue ritornano
normali.
I
problemi nascono quando le condizioni termiche sono scorrette. Per esempio, se
durante l'inverno la temperatura sale o scende di tre o quattro gradi oltre il
loro ideale, in natura il sistema di autocontrollo permette loro di muoversi in
su o in giù nel terreno a seconda dei casi, mantenendo così la temperatura
corporea costante. Ma se si trovano in una scatola il loro movimento non
produce miglioramenti anzi, produrrà un eccessivo consumo di tessuti corporei
con il risultato che una enorme quantità di acido urico verrà immagazzinata nei
reni ed il livello di urea nel sangue sarà centinaia di volte superiore alla
normalità, ma il sistema di correzione mediante il glucosio può funzionare fino
ad un tasso dieci volte superiori a quello normale; il risultato è quindi
scontato: anoressia al risveglio.
Per
evitare problemi di anoressia, quindi, è necessario mantenere le tartarughe in
condizioni termiche ideali.
Un
alto livello di urati nel sangue e conseguentemente l'anoressia può essere il
risultato di: 1. Un solo anno di ibernazione errata. 2. Una somma di tanti anni
di ibernazione non abbastanza buona o in fine di 3. diverse estati trascorse in
condizioni inadeguate.
È
molto importante rendersi conto che quando una tartaruga smette di mangiare, il
suo corpo inizia ad operare a ciclo chiuso, il livello di urati nel sangue
aumenta, peggiorando in questi modo sempre di più le cause dell'anoressia dando
origine ad un ciclo a spirale con esito letale che va interrotto ad ogni costo.
Il
processo di crescita di urati nel sangue, inoltre, aumenta notevolmente quando
l'animale termina le sue riserve di grasso perché inizia a consumare proteine
anziché grassi con conseguente aumento dei prodotti di scarto, ciò significa
che se una tartaruga ha poche riserve muore prima (ovviamente ciò non vuol dire
che bisogna mantenere le nostre tartarughe obese, questo infatti causa altri
problemi non meno gravi).
12.1.2Gravità
dell'anoressia
In
genere la gravità di questa malattia dipende dalla quantità dei prodotti di
scarto dell'attività corporea immagazzinati nei renie dall'esaurimento dei tessuti del corpo.
Questi
sono di solito, ma non necessariamente proporzionali.
La
diminuzione dei tessuti corporei può essere controllata pesando la tartaruga
(in grammi) e dividendo per la lunghezza (linea retta tra la scaglia
sopranucale e quella sopracaudale) in centimetri cubi; il rapporto in una
bestia sana e adulta deve essere tra 0.21 e 0.23. Ogni caso al di sotto di 0.20
dovrebbe essere controllato accuratamente. Sotto 0.18 è un caso estremamente
urgente, e la morte sopraggiunge a circa 0.15. Ovviamente queste misure devono essere fatte con estrema precisione
senza approssimazione alcuna, altrimenti sono inutili.
Quando
l'anoressia è causata da un solo anno di ibernazione errata in una tartaruga di
solito ben tenuta, la regola sopra descritta ci da una discreta diagnosi della
gravità di anoressia. D'altra parte, se l'anoressia è causata dall'accumulo
negli anni di sostanze di rifiuto nei reni, conseguenza di prolungate
semi-adeguate condizioni di mantenimento, tale regola non ci sarà d'aiuto,
perché durante l'estate la tartaruga rimpiazzerà i tessuti consumati, peserà
dunque come una tartaruga in buona salute, ogni anno però, sarà sempre più
vicina alla morte. ATTENZIONE -
Questo tipo di anoressia è molto più dura e più lunga da curare, quindi se
siete consapevoli che le vostre tartarughe non trascorrono un letargo adeguato,
anche se sono anni che stanno apparentemente bene non aspettate a migliorare le
loro condizioni che siano ad un passo dalla morte!
La
quantità di urati nei reni non è molto facile da quantificare, questa però è
direttamente proporzionale a quella di urea e acido urico nel sangue, mentre è
inversamente proporzionale a quella di glucosio: se la concentrazione di urati
nei reni è più alta del normale, sarà più alta anche l'urea nel sangue, mentre
sarà più basso del normale il glucosio. Ciò può essere controllato con
un'analisi del sangue (Valori normali: GLUCOSIO 78 mg/dl; UREA 30mg/dl; ACIDO URICO 2 mg/dl).
Comunque
questi test non sono molto precisi sui rettili perché sono tarati sul sangue
dei mammiferi. A una persona attenta sarà molto più semplice, invece, osservare
i cambiamenti comportamentali, per giudicare la gravità della malattia.
Quando
una tartaruga è mantenuta in condizioni sub-ottimali, le cause dell'anoressia
si formano molto lentamente, ma il problema in genere non è notato dal
proprietario se non negli ultimi stadi.
Di seguito cercherò di descrivere
gli stadi progressivi della malattia; ovviamente le malattie non sono
matematica, quindi consideratela come una indicazione di massima:
1.La
tartaruga mangia bene, però occasionalmente è noiosa e accetta solo cibi
altamente proteici.
2.La
tartaruga mangia in quantità sufficiente ma è molto svogliata, dopo il letargo
beve per diverse settimane e impiega diversi giorni prima di iniziare a
mangiare.
3.Mangia
solo quando c'è caldo e non tocca cibo quando c'è nuvoloso, beve spesso anche
durante l'anno. Impiega molte settimane prima di riprendere a mangiare dopo il
letargo e perde peso.
4.Smette
di mangiare, però è ancora discretamente attiva e qualche volta può essere
persuasa a mangiare qualche cosa. Perde peso.
5.Non
mangia, perde peso e tono muscolare. Si mette al mattino in una posizione al
sole e ne va via alla sera invece di muoversi tra sole e ombra per mantenere la
temperatura ideale.
6.Sta
sempre ferma nei posti più freddi e umidi.
7.Stato
comatoso. Spesso viene scambiato per letargo. Se non si interviene
immediatamente questo stadio dura solo pochi giorni.
Comunque ogni caso di
anoressia è diverso. Ogni tartaruga reagisce in modo proprio alle condizioni
termiche inadeguate, quindi quanto sopra è una guida non una regola assoluta.
ATTENZIONE: potenzialmente tutte le tartarughe che
svernano in una scatola situata in una cantina, solaio o garage senza i
predetti accorgimenti, mostrano i sintomi di questa malattia.
12.1.3Trattamenti
I trattamenti necessari dipendono
dalla gravità della malattia. In casi estremi può volerci moltissimo tempo.
Quindi nella cura è necessaria pazienza e perseveranza. Se particolarmente
grave, l'anoressia può causare danni agli organi interni, ma nonostante i danni
temporanei siano frequenti, i danni irreversibili sono rarissimi.
Quando si tratta questa malattia
prendere degli appunti è di vitale importanza. Quindi munirsi di carta e penna
e marcare giorno per giorno i cambiamenti e le reazioni ai vari trattamenti;
spesso, infatti se c'è qualche cosa che non va si capisce proprio da questi
appunti.
1.Negli
stadi 1-2 è sufficiente adeguare le condizioni termiche invernali ed estive
come già descritto in altra parte di questi appunti.
2.Alimentazione
forzata con aggiunta di acqua e soluzione glucosata una o due volte al giorno.
Questo metodo replica il sistema autonomo delle tartarughe per contrastare
l'urea nel sangue dopo il letargo. Può essere miracoloso in casi non troppo gravi
soprattutto quando la causa è un solo letargo mal trascorso. Se funziona si
devono vedere dei risultati entro 48 ore altrimenti è inutile continuare.
3.Questo è il metodo più completo e può essere
utilizzato in tutti i casi di anoressia compresi quelli più disperati, purché
si usi sempre un po' di buon senso. La prima cosa che dobbiamo fare è di tenere
la tartaruga calda e nutrirla regolarmente.
·TEMPERATURA: la
temperatura corporea dell'animale deve essere mantenuta a 30°C per circa 16-18
ore al giorno (costringerla se è talmente grave da allontanarsi dalle fonti di
calore). Di notte lasciare calare la temperatura a 20-25 gradi.
·NUTRIMENTO: deve
essere nutrita forzatamente mediante una sonda gastrica usando ogni tipo di
cibo che possa essere liquefatto. Per un attimo ci dobbiamo dimenticare delle
regole auree per l'alimentazione delle tartarughe, infatti i cibi ad alto
contenuto di fibre tendono ad intasare il catetere; il basso contenuto di
proteine rallenta i risultati; e il calcio non è direttamente utile perché
dobbiamo ripristinare i tessuti molli della tartaruga e non il guscio e le
ossa: io, personalmente consiglio di usare omogeneizzati di frutta, o il "Raffi
P.- SERA". Il contenuto di acqua non è critico, ma ritengo sia opportuno
aggiungerne quanta necessaria per consentire al cibo di passare nel catetere.
Importante è, invece, l'aggiunta nel cibo di un integratore vitaminico e di
oligoelementi (ottimo anche per gli animali sani il BAYER-DETALUP o
SERA-REPTOVIT). La quantità di cibo richiesta dovrebbe essere rapportata al
pesa, ma dal momento che in una tartaruga anoressica il peso non è quello
corretto è meglio utilizzare la formula suggerita dal Dott. Braian Pursall:
LUNGHEZZA IN CENTIMETRI CUBI DIVISO 333
UGUALE GRAMMI O MILLILITRI DI CIBO
DA FARE INGERIRE per ogni giorno, meglio se somministrato in due dosi: la prima
dopo un'ora di riscaldamento e una dopo otto ore.
·BAGNI: Bagni
caldi giornalieri anche se non sono essenziali, sembrano provocare sensazioni
di benessere oltre che facilitare il passaggio delle feci.
·BERE: Di
solito si introduce sufficiente acqua con l'alimentazione forzata, se però
l'animale ne richiede di più si può convincerla a bere spontaneamente: spesso
questo è sintomo di ripresa. Io comunque suggerisco di somministrare un paio di
dosi d'acqua e zucchero nei primi giorni di cure.
·PROGRESSI
NEL PESO: Il cibo ci mette circa 2 o 3 settimane per passare dallo
stomaco alle feci quindi una tartaruga anoressica che ha l'intestino vuoto
dovrebbe aumentare di un grammo per ogni grammo di cibo introdotto. Dopo di
chédovrebbe aumentare con l'ingestione
e diminuire con la defecazione; qui le fluttuazioni possono essere molto
abbondanti, ma dovrebbero diminuire a mano a mano che l'animale riacquista il
controllo sul bilanciamento dell'acqua. Dopo le prime tre settimane il peso
medio dovrebbe crescere lentamente ma costantemente finché il rapporto
peso/lunghezza cubica non tornano normali.
·ESCREMENTI: Le feci non sono prodotte
finchè non sono passate due o tre settimane dall'inizio della cura, a volte
anche prima se l'intestino non si era ancora completamente svuotato. Talvolta
sono prodotte sostanze incolori, gelatinose: sono ciò che rimane dal consumo
dei tessuti corporei. Altre volte le feci sono prodotte di un colore verdastro,
il che significa che la digestione è incompleta, succede soprattutto quando
l'animale è molto tempo che è malato e senza cure, perché l'assenza di cibo
nell'intestino fa morire i microrganismi intestinali (può accadere anche in
caso di trattamenti antibiotici); in questi casi è opportuno intervenire
somministrando fermenti lattici attivi. Altre volte le feci possono essere
troppo solide o troppo liquide, ciò accade per un imperfetto controllo dei
liquidi. Tutti questi problemi di solito si risolvono in breve termine e le
feci miglioreranno di giorno in giorno col proseguire della cura. L'urina non è
meno importante delle feci anche perché è quella che "ripulisce" l'organismo.
L'elemento più importante è la presenza di acido urico che di solito è
chiaramente riconoscibile in una sostanza bianca all'interno dell'urina.
All'inizio del trattamento l'acido urico è lento a muoversi uscendo in
piccolissime quantità impercettibili o addirittura in soluzione. Continuando il
trattamento l'acido comincia ad uscire in larga quantità sotto forma di
sostanza cremosa a volte anche miscelata col resto del liquido. Altre volte
viene espulso cristallizzato come un sasso anche di notevoli dimensioni (per
questo occorre controllare che non ostruisca la cloaca impedendo la fuoriuscita
dei prodotti di rifiuto, in questi casi è indispensabile rimuoverlo
chirurgicamente). Continuando il trattamento anche l'urina si normalizzerà.
Ricordarsi che in casi molto gravi il trattamento può essere indispensabile
anche per a due anni! Ma sostanziali miglioramenti devono vedersi sin dalle
prime settimane.
·PROGRESSIFISICI: Dopo un lungo periodo
di anoressia trascurata una tartaruga diventa praticamente inerte. Di solito il
declino è molto lento quasi impercettibile e la maggior parte dei possessori di
questi animali non se ne accorge che all'ultimo stadio. Alcuni individui, in
particolar modo i maschi, rimangono attivi e allerta consumando tutte le loro
riserve corporee,in fine diventano
improvvisamente inerti senza più tono muscolare tanto da non riuscire più
neanche a sorreggersi sulle gambe a volte non riescono neanche più a sorreggere
la testa. Ma non solo, cessano anche di funzionare adeguatamente quei muscoli
che aiutano la digestione e quelli che controllano la vescica. A mano a mano
che si procede con le cure sopra descritte ritornano anche tutte le funzioni
fisiche.
Dovrebbe essere ovvio per ogni
lettore di questo capitolo che i primi segni di anoressia si manifestano in
primavera quando le tartarughe si risvegliano dal letargo. Se si corre subito
ai ripari, la maggior parte dei casi anche gravi dovrebbe essere risolta prima
dell'inverno successivo.
Purtroppo però molti ritardano
prima di cercare aiuto nella speranza che le cose migliorino da sole e questo
non fa che peggiorare la situazione altri cercano aiuto da veterinari che pur
essendo professionalmente ineccepibili non hanno dimestichezza con i rettili,
ad altri meno attenti i sintomi primari passano inosservati, il che non fa
altro che ritardare l'inizio delle cure adeguate e benché l'animale sia quasi
sempre ricuperabile potrebbe sopraggiungere l'inverno senza che la nostra
paziente sia pronta per affrontare il letargo.
Se è il caso ritardiamo il
letargo mantenendola in condizioni estive (non è sufficiente tenerla in casa a
temperatura ambiente: deve stare tra i 26 e i 35°C per circa 14 ore al giorno).
In questo modo si può evitare
anche tutto il letargo ma questo potrebbe causare nuovi problemi tra cui una
ricaduta durante l'estate successiva. Per ciò io consiglierei nel caso fosse
necessario prolungare le cure durante tutto l'inverno di permettere un breve
letargo di solo un mese o uno e mezzo in perfette condizioni come descritto nel
paragrafo riguardante questo argomento e poi di riportarle velocemente ma
gradualmente (nel giro di 24 ore) alle condizioni estive. In queste condizioni
occorre accelerare il periodo di svuotamento e raffreddamento a tre settimane.
12.1.4Riassunto
dei punti più importanti
1.Se la
tartaruga mostra segni di leggera anoressia è sintomo di erroneo mantenimento;
quindi scoprire la causa ed eliminarla.
2.Se
smette di mangiare correre ai ripari immediatamente: la situazione può solo
peggiorare.
3.Se la
stai forzando a mangiare e vuoi tentare di farla riprendere spontaneamente, prova
immediatamente dopo l'operazione col catetere. É contro ogni logica ma
funziona! Non affamarla prima di offrirle del cibo da mangiare spontaneamente,
non da risultati buoni!
4.Preparatevi
che le cure possono essere molto lunghe: anni di errori non si possono
risolvere in cinque minuti. Di solito ci vuole un tempo pari a quello in cui la
tartaruga è stata inappetente, salve le complicazioni.
Ma non disperate mai, se si seguono con buon senso
e scrupolo queste indicazioni il successo è garantito nel 98% dei casi!!
12.1.5Procedimento
per alimentazione forzata
Se la gravità dell'anoressia è
leggera, spesso è sufficiente scaldare l'animale, aprirle la bocca e metterle
una foglia d'insalata sulla lingua: se siete fortunati la mangerà tutta, poi
ripetete l'operazione.
Questo metodo ovviamente può andare
bene per un breve periodo e se avete molto tempo a disposizione. Oltre a tutto,
ciò può essere più stressante per il vostro animale che non il catetere stesso,
è inoltre del tutto inutile per i casi più gravi. L'alternativa è appunto
l'ingollamento forzato mediante catetere. Questo procedimento, inoltre, potrà
tornarvi utile quando dovrete somministrare medicinali per bocca come nei
trattamenti antiparassitari.
Molti mostrano riluttanza a
questa pratica, ma a differenza di ciò che sembra non è difficile e se è fatto
correttamente sembra non causare particolari stress al paziente, anzi, in
letteratura sono riportati casi di tartarughe trattate a lungo con questo
metodo che aprivano la bocca spontaneamente alla vista del catetere. Ovviamente
le prime volte è meglio farsi assistere da un esperto, ma personalmente ritengo
che tutti gli allevatori di questi animali dovrebbero imparare personalmente
questa tecnica perché può salvare molte vite e in fine può servire per tenere i
vostri animali liberi da parassiti.
¨Ovviamente
è più semplice farlo in due, comunque è sempre meglio saperlo fare da sé perché
non sempre si può contare su gli altri.
¨Tagliare
un catetere standard per cani (chiedetelo ad un veterinario) ad una lunghezza
adeguata per una tartaruga e mettetelo su una siringa delle dimensioni
necessarie.
¨Riempite
la siringa ed il catetere con la giusta dose di "pappetta" preparata come
sopra.
¨Sedetevi
in un luogo tranquillo.
¨Posizionate
la tartaruga tra le vostre ginocchia con il muso rivolto verso l'alto e col
corpo a circa 45° rispetto al pavimento. In questo modo potete trattenere
l'animale in posizione restando con le mani libere. Inoltre, la posizione
provoca un istinto naturale di tirare fuori le zampe e la testa per
bilanciarsi.
¨Aprite
la bocca con l'unghia del pollice tenendo l'altro lato con l'indice e con
l'altra mano spingete il catetere fino allo stomaco che si trova esattamente
negli angoli di incontro delle seconde e terze scaglie del piastrone partendo
dalla coda. Il catetere dovrebbe scendere senza problema: solo in due casi
potrebbero esserci delle difficoltà: 1. se la tartaruga è stata circa un anno
senza aprire la bocca e la saliva essiccata ha incollato le fauci, in tal caso
occorre fare leva con le unghie. 2. Quando tentate di deparassitizzare una
tartaruga sana (sicuramente avrete bisogno di un aiutante: ogni trucco è buono
purché il buon senso sia sempre al primo posto).
¨Quando
il catetere è in posizione spingete lo stantuffo della siringa lentamente ma
con decisione; il tutto dovrebbe essere compiuto in 10-15 secondi, se la cosa
viene prolungata la tartaruga reagisce ed il tutto diventa più difficile.
¨Quando
fate queste operazioni non fate mai movimenti bruschi perché rischiate di
spaventare l'animale inutilmente rendendo le cose più difficili.
12.2OSTEODISTROFIA
Questa
è una malattia piuttosto comune. Circa il 99% delle tartarughe cresciute in
cattività ne presentano i sintomi, alcuni molto leggeri, altri particolarmente
gravi.
La
suddetta malattia è causata da carenza di calcio nella dieta. Teoricamente
potrebbe essere causata anche da carenze di fosforo o vitamina D, ma nella
quasi totalità dei casi la giornaliera aggiunta di carbonato di calcio nella
dieta (circa il 50% ) porta notevoli miglioramenti fin dalle prime settimane.
Modificare
altri parametri, nella mia esperienza non sembra avere effetti apprezzabili.
In casi
particolarmente gravi, la percentuale di calcio offerta nella dieta giornaliera
può essere portata fino al 70% per un breve periodo.
Tengo a
precisare che i valori percentuali che ho riportato sono reali e non frutto di
un errore di battitura.
12.3DEFORMITÀ DEL BECCO
A
causa di aberrazioni alimentari, talvolta il becco può crescere a dismisura,
tanto da compromettere la possibilità di alimentarsi. Per correggere questa
deformità occorrerà limarlo con una limetta da unghie e soprattutto migliorare
l'ALIMENTAZIONE!
12.4MICOSI E
MARCIUME DELLA CORAZZA
Queste
sono malattie molto comuni: circa il 75% delle tartarughe tenute in cattività
presentano i sintomi di questa malattia, ma anche se praticamente
universalmente irriconosciute o trascurate sia dai proprietari che dai
veterinari non va trascurata.
Il
carapacee il piastrone sono formati da
una serie di strati: lo strato esterno è composto da un materiale duro simile
alle unghie umane, lo strato successivo è molle e serve ad assorbire gli urti e
in fine l'ultimo strato è composto dello stesso materiale di cui sono composte
le ossa.
Quando
per un qualsiasi motivo si rompe lo strato protettivo esterno, i batteri
penetrano e cominciano a "mangiare" lo strato molle. Questi batteri sono per lo
più anaerobi e quindi fra questi strati trovano la condizione ideale, se poi il
guscio è sporco o ricoperto di olio gli effetti sono accentuati.
Una
leggera infezione del guscio è riconoscibile guardando attentamente ad occhio
nudo soprattutto i lati e la parte posteriore del carapace: si potranno
scorgere delle macchie scure sotto lo strato esterno, che se schiacciate con
forza si dimostreranno parzialmente fluide, in altri casi sullo strato esterno
si verificheranno delle screpolature di colore biancastro o addirittura il
distacco di alcune squame a volte anche del solo primo strato. Come comune
denominatore presentano un cattivo odore.
Se
trascurate, col tempo, possono anche guarire spontaneamente, ma nella maggior
parte dei casi peggiorano ed arrivano ad intaccare lo strato osseo provocandone
l'erosione per finire poi in setticemia. Per fortuna questo processo è molto
lungo e nella maggior parte dei casi viene scoperto e curato prima che sia
troppo tardi.
Prevenzione
A
parte le solite raccomandazioni riguardo al mantenimento ed all'alimentazione,
prevenire queste malattie è molto semplice: lavate spesso le vostre tartarughe
con acqua tiepida ed uno spazzolino da denti (usando anche sapone se sono unte)
e non dovrete mai preoccuparvi di queste malattie.
Cure
Se
il problema è sotto lo strato esterno, con un coltello incidete e asportate la
copertura sopra al punto interessato, pulitelo bene e spennellatelo con di
tintura di iodio un paio di volte alla settimana fino a guarigione avvenuta.
Se
il danno è, invece, già avanzato (ha intaccato lo strato osseo) o addirittura
sanguina sarà indispensabile intervenire con iniezioni e pomate antibiotiche;
all'uopo io uso l'AUREOMICINA DERMICA: tale pomata può essere utilizzata anche
per le infezioni meno gravi purché non si debbano trattare zone molto estese,
altrimenti all'influsso benefico dell'antibiotico si aggiunge l'effetto dannoso
dell'unto che impedisce la traspirazione ed attira lo sporco.
12.5INFEZIONI
Quando
una tartaruga è tenuta in condizioni climatiche-ambientali ideali ed è nutrita
correttamente il sistema immunitario è estremamente efficacie e le infezioni
sono praticamente impossibili. Prova ne è che tartarughe rosicchiate da ratti,
spessissimo guariscono senza riportare infezione alcuna.
Negli
altri casi una ferita sporca può provocare infezione. Il trattamento è lo
stesso utilizzato per i mammiferi: si pulisce e disinfetta,se è il caso si provvede anche a fare alcune
iniezioni d'antibiotico.
A
differenza di come si credeva in passato le iniezioni si fanno sulle zampe
anteriori, perché quelle posteriori hanno i vasi sanguigni che vanno
direttamente ai reni i quali diminuiscono notevolmente l'efficacia dei principi
attivi.
È
opportuno ricordare che un trattamento antibiotico va continuato per almeno 7
giorni ininterrottamente altrimenti è completamente inutile, non può nemmeno
essere prolungato troppo a lungo (max 14 giorni) altrimenti può causare
fenomeni di resistenza batterica, non si deve nemmeno dimenticare che gli
effetti collaterali indesiderati degli antibiotici sono legati ai reni, quindi
non bisognerebbe mai abusarne.
12.6ASCESSI
Un'infezione
non trattata può trasformarsi in ascesso, se l'ascesso non si cura, alla lunga
intacca il sistema immunitario e la morte è inevitabile.
Gli
ascessi più comuni possono colpire il timpano, la gola, le estremità delle
zampe e le giunture delle ossa. Per accertarne la dimensione occorre una
radiografia. Successivamente sotto anestesia generale va tagliata la zona
infetta, eliminato il pus, ripulita accuratamente, disinfettata e ricucita. Una
cura antibiotica successiva è raccomandata.
Se
l'ascesso ha colpito le giunture delle ossa creando osteolisi, può essere
necessario amputare l'arto, ma in questo caso è indispensabile consultare un
veterinario specializzato.
12.7SETTICEMIA
Si
tratta di un'infezione batterica massiva negli organi interni. Il fattore
scatenante può essere una ferita in un animale con sistema immunitario depresso
da cattivo mantenimento.
I
sintomi sono: apatia, inappetenza ecc., ma una diagnosi sicura può essere fatta
solo con analisi del sangue (formula leucocitaria).
La cura
si effettua con somministrazioni sottocutanee di antibiotici ad ampio
spettro come descritto al paragrafo "Polmonite", con somministrazione di
alimentazione forzata e terapia fluida.
12.8PARASSITI
Tutti
i rettili che vivono in natura sono insidiati dai parassiti. Nella maggior
parte dei casi, però, i parassiti vivono in armonia con i loro ospiti. Infatti,
essi sfruttano nutrimento e protezione dell'animale che li ospita senza dare ad
esso niente in cambio. Ciò, ovviamente non è assolutamente indolore, infatti la
presenza di questi organismi indebolisce la salute dell'ospite, tuttavia non ne
causa la morte, altrimenti estinguerebbero sé stessi.
Questo
delicato equilibrio che rimane tale in natura può facilmente essere compromesso
in cattività.
Infatti,
lo stress, la cattiva alimentazione, le diverse condizioni climatiche la scarsa
igiene, ecc. portano ad un indebolimento del sistema immunitario e dunque il
sopravvento dei parassiti; è quindi indispensabile il nostro intervento per
ripristinare la situazione a vantaggio dei i nostri amici.
I
parassiti infestano gli animali in diverso modo: possono colpire dall'esterno
come le Zecche o i Mites e Ticks o dall'interno come le varie forme di vermi e
flagellati.
12.8.1Ectoparassiti
- parassiti esterni
Ticks e
Mites
Sono
dei piccoli insetti di colore rosso-bruno appena visibili ad occhio nudo che
infestano la pelle dei rettili infiltrandosi sotto le squame causando la
cosiddetta "Rogna": ossia un'eruzione cutanea, purulenta ed appiccicaticcia.
Fortunatamente
non è una malattia comune sulle tartarughe, comunque un buono spray insetticida
per animali (FRONTLINE evitando occhi e bocca) in due volte a distanza di 20
giorni sarà sufficiente per liberarci da questi insidiosi animaletti.
Se
l'animale non vive in un ambiente grande sarà opportuno trattare anche questo
facendo attenzione a non dargli da mangiare se non dopo aver accuratamente
ripulito il tutto.
Zecche,
Esse
si insinuano nelle pieghe della pelle: ascelle, spalle, inguine, coda ecc.; il
trattamento è molto semplice: sarà sufficiente fare cadere una goccia d'olio o
di insetticida localmente sul parassita e dopo 24 ore se non si è già staccato
da solo, rimuoverlo con una pinzetta.
Miasi
È
l'infestazione causata dalle larve di mosca carnaria: essa, infatti, può
deporre le sue uova (soprattutto in primavera ed in autunno) su ferite o pieghe
della pelle di animali debilitati. Se non è presa in tempo l'erosoine può
essere tale da consumare completamente l'animale. È dolorosissimo e
l'intervento tempestivo è di vitale importanza.
Pulire
perfettamente la ferita con Betadine o acqua
ossigenata e rimuovere materialmente tutte le larve, lasciare asciugare per
qualche minuto, spruzzare con Neo Spray-CAF
( per la cura dei piedi dei bovini a base di Tiamfenicolo) una volta alla
settimana per tre settimane e ricoprire con pomata cicatrizzante. Per la prima
settimana lavare due volte al giorno con acqua ossigenata e ricoprire con
pomata cicatrizzante; continuare, poi, una volta al giorno fino a guarigione
avvenuta. Tenere l'animale lontano dai maschi che potrebbero "aggredirlo".
12.8.2Endoparassiti
- Parassiti interni
Vermi
intestinali
Come
già preventivamente accennato, tutte le tartarughe di questo mondo soffrono di
infestazione da vermi, quindi è buona norma sverminarle di tanto in tanto.
Quanto spesso sia opportuno sverminarle dipende dal modo in cui sono mantenute.
In particolare saranno richiesti più frequenti trattamenti se:
1.Le
tartarughe sono tenute in gruppo: tanto più il gruppo è largo tanto più i
trattamenti devono essere frequenti.
2.Le
tartarughe sono tenute in piccole aree: tanto più è piccola tanti più
trattamenti sono richiesti.
3.Le
tartarughe non mangiano correttamente: se mangiano poche fibre le feci
rimangono più a lungo nell'intestino ed ivermi hanno più tempo per svilupparsi.
Io
consiglio di sverminarle almeno una volta all'anno a chi le tiene nelle
condizioni sopra descritte, e una volta ogni tre anni a chi le tiene in
condizioni ideali.
Per
verificare se le vostre tartarughe sono infestate da vermi non è sufficiente
controllare le feci ad occhio nudo (in tal modo non è sempre possibile
riscontrare la presenza di parassiti) ma occorre raccogliere le feci e
trasportarle nel più breve tempo possibile (24 ore) dal veterinario e farle
analizzare col microscopio. Ovviamente sarà sufficiente portare le feci di una
sola tartaruga, perché se sono tenute in gruppo la presenza di parassiti in un
solo individuo determina automaticamente la infestazione anche delle altre.
Il
farmaco più idoneo è il Mebendazolo
(LEN GOCCE) in ragione di 20-25 mg/kg, che corrispondono a 0,1 cc di LEN per kg
di peso dell'animale somministrato oralmente dosandolo con una siringa. Il
trattamenti va ripetuto a distanza di 15 gg. Questo farmaco è efficacie anche
contro i NEMATODI che sono vermi di dimensioni molto superiori e visibili ad
occhio nudo, se però dovessero persistere, occorrerà somministrare una dose
doppia una volta alla settimana per tre settimane oppure utilizzare il Tiabendazolo in ragione di 40 mg/kg una
volta alla settimana per tre settimane. Equivalente il Fenbendazolo (Panacur in pastiglie da 250 mg in ragione di 1 ogni
2,5 kg), questo prodotto è più recente e probabilmente più efficace.
Oggi
esistono prodotti che permettono di sverminarle con un solo trattamento ma i
metodi sopra descritti garantiscono una disinfestazione più completa e duratura
nel tempo.
NON
FIDATEVI MAI AD USARE FARMACI PER CANI E GATTI OD ALTRI ANIMALI SENZA AVER
SENTITO ALTRI CHE L'HANNO GIÀ USATO PRIMA PERCHÉ MOLTI POSSONO ESSERE LETALI
(in special modo quelli a base di Ivermectina).
La
maggior parte dei parassiti intestinali può essere combattuta con il farmaco
sopracitato; la maggior eccezione sono i Flagellati.
Protozoi
e Flagellati
Se
i vermi non sembrano causare grossi disturbi alle tartarughe, ed anche in alta
concentrazione l'animale può continuare a sopravvivere (fintanto che sia
talmente indebolito da permettere ad altre malattie di prendere il
sopravvento), con i flagellati il discorso cambia.
Sono
piccoli ed invisibili ma sono potenzialmente letali. La maggior parte dei
parassiti interni consuma il contenuto dell'intestino: i flagellati distruggono
le pareti dell'intestino ed entrano nel sangue, distruggendo tutto quello che
incontrano e la morte dell'animale ospite è inevitabile.
Per
fortuna le tartarughe riescono a tenerli sotto controllo piuttosto efficacemente
e gravi infestazioni di questi parassiti non sono frequentissime.
Tuttavia
una piccola quantità di questi parassiti è presente in tutte le tartarughe, le
quali spendono moltissime energie per tenerli sotto controllo: è per questo che
la disinfestazione da questi parassiti determina spesso la guarigione da altre
piccole sindromi che ricorrono in certi individui.
Una
grave infestazione da flagellati è facilmente riconoscibile da una rapida
perdita di appetito con l'associazione di feci scure e liquide. Se la diagnosi
è confermata dall'analisi delle feci con la massiva presenza dei parassiti (al
microscopio la vista di solo pochi parassiti ne dimostra la presenza di una
grande quantità) il trattamento deve essere effettuato immediatamente, ogni
ritardo significa più danni agli organi interni e relative conseguenze.
Hexamita: è un flagellato presente nel sistema urinario e
può portare a gravi disfunzioni renali sia in forma acuta che cronica; questo
parassita può facilmente essere visto analizzando le urine appena raccolte di
un animale infestato. La prognosi per questa malattia è buona se presa
all'inizio, diversamente i risultati spesso non sono buoni.
Il
trattamento contro ogni tipo di protozoo va effettuato con Metronidazolo 250 mg/kg ossia una pastiglia di Flagil per kg dissolta in poca acqua e somministrata con un
catetere direttamente nello stomaco (come descritto nel capitolo
dell'alimentazione forzata).
Purtroppo
però i Flagil uccide anche i microrganismi intestinali, quindi anche se una
dose è sufficiente ad uccidere i flagellati spesso l'animale non riprende a
mangiare perché non digerisce più. Occorre quindi somministrare fermenti
lattici attivi e provvedere per un certo periodo ad alimentazione forzata. I
fermenti lattici vanno somministrati finché le feci non ritornano normali.
È
opportuno somministrare una seconda dose dopo 15 gg., comunquedurante tutto il periodo di cure, l'animale
va tenuto sotto stretto controllo perché il sistema immunitario in queste
condizioni è molto compromesso e spesso sopravvengono infezioni secondarie.
Prevenzione
Di
norma i flagellati sono presenti nell'organismo di tutte la tartarughe, ma come
ho già detto prima, il loro numero è normalmente tenuto sotto controllo dal
sistema immunitario stesso.
Quindi
i problemi ricorrono quando proliferano: Ciò accade quando tartarughe in buona
salute sono mantenute in uno spazio troppo piccolo con inadeguate condizioni
igieniche tali da essere costrette a mangiare dove sporcano.
La
soluzione al problema non è altro che ampliare lo spazio a loro disposizione e
provvedere di tanto in tanto ad una cura preventiva: fate un obiettivo esame di
coscienza su come tenete le vostre tartarughe e provvedete se necessario una
volta all'anno, altrimenti una volta ogni due, tre e così via. Attenzione non costringetevi a farlo
troppo spesso, proprio per le conseguenze negative che questo farmaco ha sulla
microfauna intestinale.
NOTA:
Il FLAGIL, nonostante l'effetto collaterale di uccidere i
microorganismi intestinali, viene spesso utilizzato nell'allevamento dei
rettili non solo per disinfestare gli organi interni da quegli insidiosissimi
parassiti quali sono i flagellati, ma anche come cura contro alcuni casi
particolari di anoressia: infatti è statisticamente provato che molti rettili
in tali condizioni (spesso quelli appena catturati) se trattati con questo
farmaco riprendono ad alimentarsi normalmente.
Una
spiegazione scientifica non esiste, ma spesso funziona.
12.9FRATTURE
Fondamentalmente
non ci sono molte differenze fra il trattamento delle ferite, tagli e fratture
nei rettili e nei mammiferi.
Le
ferite possono essere semplicemente trattate pulendole accuratamente,
disinfettandole (mai con alcool: usate sempre acqua ossigenata o Betadine),
cospargendole poi con una pomata antibiotica ed in fine coprendole in modo che
non si sporchino.
La
rottura di ossa delle zampe può essere sistemata e steccata esattamente come
nei mammiferi. Purtroppo in passato, ma non solo, è prevalsa una tendenza
veterinaria che invitava a curare le fratture degli arti fissandole al guscio:
da una parte è vero che questo garantisce l'immobilizzazione dell'osso, ma
troppo spesso causa delle deformazioni alla gamba sana, quindi cercate di
evitare questa pratica, se la frattura, tuttavia, è troppo interna, sarà
opportuno intervenire chirurgicamente con l'aiuto di un veterinario.
Sfortunatamente
il carapace, in passato è stato sottovalutato e trattato anche da veterinari
alla stessa stregua della carrozzeria delle macchine ricoprendone i buchi e
saldandolo con resina epossidica.
Questa
resina pur dando ottimi risultati nell'immediato, alla lunga crea un substrato
ottimale per la crescita di batteri che causano marciume, funghi ed altre
infezioni della corazza; oltre a tutto impedisce l'effettivo risaldarsi del
guscio che, come sappiamo, è parte viva dell'animale.
Nella
maggior parte dei casi, il carapace ed il piastrone possono essere
tranquillamente steccati e risistemati esattamente come tutte le ossa,
ovviamente qui, rispetto alla colla, saranno richieste maggiori attenzioni ed
un periodo di convalescenza relativamente lungo, ma i risultati saranno
decisamente migliori.
Una
buona riparazione può anche essere fatta con la resina epossidica (viene usata
anche per aggiustare gli zoccoli dei cavalli), ma qui è richiesta molta esperienza
ed un alto grado di specializzazione, infatti la parte che andrà ricoperta
dalla resina dovrà essere perfettamente ripulita da ogni, anche minimo, inizio
di patologia e perfettamente sterile. Le fratture dovranno essere riempite da
una pomata antibiotica in modo da impedire che la resina si infiltri tra le
parti da risaldare impedendone la corretta ricongiunzione.
Questa
resina è d'altra parte ideale per chiudere quei buchi effettuati nelle scaglie
sopracaudali da qualche "idiota" per metterle alla catena, che oltre ad essere
antiestetici, spesso sono rotti lasciando sporgere spigoli taglienti che
possono causare ferite ai maschi che cercano di accoppiarsi ecc. Anche qui
occorre pulire bene la parte che andrà ricoperta.
Comunque
ogni riparazione non è che metà del lavoro. É indispensabile, successivamente,
mantenere l'animale in perfette condizioni di salute, calore e alimentarlo con
cibo ricchissimo di calcio.
Mi
sembra il caso di ricordare che non è possibile la ricalcificazione durante il
letargo, quindi in tal caso consiglio un letargo brevissimo (due o tre
settimane).
12.10MALATTIE RESPIRATORIE
Data
la configurazione anatomica dei Cheloni quando la testa, il collo, e le gambe
sono parzialmente estese, il volume dell'apparato respiratorio occupa circa il
50% dello spazio nella cavità celomatica. Con le gambe e la testa ritirate nel
guscio, lo spazio occupato dai polmoni viene ridotto a circa il 22-35%. Questa
compressione, ovviamente, riduce la disponibilità di ossigeno inspirato e
anidride carbonica espirata; è per questo motivo che madre natura le ha dotate
della capacità di compensare impiegando parzialmente l'anaerobiosi muscolare,
metabolizzando i polisaccaridi presenti nell'apparato muscolare e sfruttando
come fonte di energia l'acido lattico.
Questa
respirazione glicogena viene spesso utilizzata quando si spaventano, nei brevi
periodi di stress e nelle tartarughe acquatiche durante le immersioni e durante
il lungo letargo invernale sott'acqua.
Questa
breve discussione, per spiegare alcune delle ragioni per cui le tartarughe
possono sopravvivere a lungo con gravi affezioni respiratorie che potrebbero
uccidere in breve tempo qualunque vertebrato superiore.
D'altra
parte, purtroppo, a causa di un sistema respiratorio principale molto semplice
ed assenza di diaframma le tartarughe sembrano essere particolarmente
predisposte a malattie respiratorie piuttosto gravi.
Senza
dubbio, poi, condizioni precarie di mantenimento in cattività giocano un ruolo
importante nella insorgenza di questo tipo dipatologie.
12.10.1Rinite
Ciò
che apparentemente si mostra come scolo nasale, se esaminato clinicamente può
essere distinto i cinque tipi di malattie diverse e non tutte portano
necessariamente ad una polmonite.
1.Sinusite: di solito, anche se non
necessariamente, lo scolo si presenta ad una sola narice e il muco è piuttosto
denso; col tempo si forma del pus nelle naricie iniziano a lacrimare gli occhi. La cura è semplice: è sufficiente
schiacciare energicamente (con buon senso) tra pollice e l'indice la testa
dell'animale e pulire il muco che fuoriesce con un fazzoletto il più spesso
possibile (3-4, anche più volte al giorno). Meglio ancora sarebbe schiacciare
col pollice il palato dall'interno, ma ovviamente questo richiede notevole
esperienza ed inoltre con le tartarughine piccole è impossibile, quindi se non
vi fidate, fatelo dall'esterno. Successivamente fate cadere qualche goccia di
antibiotico (non importa molto la dose, la concentrazione o il tipo di
antibiotico usato) nelle narici stesse. Io all'uopo utilizzo una siringa da
insulina con ago tagliato molto corto e con la testa ben salda fra le dita, lo
inserisco in ciascuna narice iniettandovi l'antibiotico.
2.Eccesso di salivazione: siccome
le narici sono collegate direttamente con la bocca, un eccessiva
salivazionepuò causare scolo nasale:
la caratteristica dello scolo è di essere molto liquido e di essere presente
solo di tanto in tanto. Ovviamente qui non bisogna curare il naso, ma la
salivazione: 50 mcg/kg di SOLFATO DI ATROPINA con iniezione sottocutanea una
volta al giorno fino a guarigione.
3.Ipovitaminosi di vitamina A: la
carenza di vitamina A causa il distacco della dell'epitelio dalle narici e
dalla faringe provocando uno scolo nasale simile alla Rinite, spesso, questo, è
anche accompagnato da malattie oculari. La cura consta in una iniezione
intramuscolare di vitamina A una volta alla settimana fino a guarigione. Le
tartarughe che vivono all'aperto con esposizione solare non possono avere
questa malattia.
4.Allergia: se il fatto si presenta in tarda
primavera potrebbe essere causato da allergia ai pollini in particolar modo
quello delle Acacie, ma questa è una eventualità molto rara che guarisce da
sola col finire della stagione dei pollini. In letteratura sono riportati dei
casi di guarigione utilizzando gli stessi spray antiallergici utilizzati dagli
uomini.
5.Runny Nose Syndrome (RNS): questa
è l'unica vera e propria Rinite e l'unica che se trascurata può trasformarsi in
Polmonite (a volte se si va in contro all'estate può anche guarire da sola). I
sintomi sono chiari: scolo nasale acquoso spesso anche con bolle, sempre
bilaterale, la respirazione è rumorosa e frequentemente con la bocca aperta.
Fino a poco tempo fa era considerata incurabile e anche forti dosi di
antibiotico davano risultati ambigui. Questo accadeva soprattutto perché se
presa agli inizi, essendo colpita soprattutto l'estremità del sistema
respiratorio sulle mucose, l'antibiotico non può agire correttamente per lo
scarsocontatto col sistema sanguigno.
Oggi la cura è la stessa descritta sopra (sub 1 continuata per almeno sette
giorni 4 volte al giorno più due giorni dopo la guarigione) con l'avvertimento
che essendo la RNS una malattia molto infettiva è facile la reinfezione dello
stesso individuo proprio dal contatto con i suoi propri germi. Quindi nel
trattamento di questa sindrome bisogna osservare le massime norme igieniche con
l'ovvia raccomandazione dell'isolamento. Occasionalmente l'antibiotico
utilizzato trova resistenza, in tal caso, attendete quattro o cinque giorni
(sorprendentemente spesso in questa interruzione l'animale guarisce), poi
cambiate semplicemente antibiotico e ripetete l'operazione. Quando guarisce
siamo solo a metà della cura: occorrerà osservare ancora due settimane di
igiene totale per evitare reinfezioni (come al solito se l'animale è tenuto in
un grande giardino, così rigorose regole d'igiene non sono necessarie perché la
natura si sostituisce a noi). Può comunque accadere che dopo 15 giorni di
trattamento, nonostante abbiamo rispettato tutte le regole sopra descritte, il naso
della nostra paziente sia ancora bagnato: in tal caso, consiglio di
interrompere ugualmente la cura (mantenendo sotto controllo l'animale) perché
spesso la tartaruga è già guarita e quello che a noi sembra ancora RNS non è
altro che l'antibiotico residuato nelle cavità nasali. Resta inteso che a
distanza di 25, 30 giorni dall'interruzione della cura se la sintomatologia è
ancora presente occorre riprenderla.
6.Erpes virus: questa forma è incurabile e
porta l'animale ad una rapida morte. L'unica difesa è la rigorosa quarantena da
effettuarsi su ogni animale di nuova acquisizione.
12.10.2Polmonite
Come
già accennato, i rettili hanno un sistema respiratorio molto semplice senza il
diaframma, di conseguenza possono essere facilmente colpiti da questa malattia.
I
sintomi sono: apatia, perdita di appetito, respiro affannoso e rumoroso spesso
anche con la bocca aperta o bava, ma una diagnosi certa si può ottenere solo
con una radiografia presa lateralmente, frontalmente e dorsoventralmente.
Costituisce
una delle malattie più gravi che possano capitare ad una tartaruga e se non è
trattata immediatamente l'esito è sicuramente letale.
Un
trattamento antibiotico è indispensabile, i più indicati sono: Cloramfenicolo -
Tiamfenicolo (20 mg/kg ogni 12 ore a 30 C° per 7-14 gg. intramuscolo);
Ampicillina (5 mg/kg ogni 48 ore a 30 C° per 14 gg. intramuscolo); Tilosina (5
mg/kg ogni 24 ore a 30 C° per 10 gg. intramuscolo); tutti questi dati sono
calcolati compreso il peso del guscio dell'animale; particolarmente indicato
anche per gli animali debilitati è l'Enrofloxacina (Baytril 5%-Bayer 1cc/kg)
nella seguente dose: 5 mg/kg intramuscolo ogni 24 ore per 7 gg a 30 C°, la
seconda settimana, la stessa dose ogni 48 ore.
Se
dopo 6 o 7 giorni di trattamento non si iniziano a notare miglioramenti
significa che i batteri coinvolti nella malattia oppongono resistenza,
occorrerà quindi attendere un paio di giorni e riprendere il trattamento con un
tipo diverso di antibiotico.
La
terapia va supportata con vitamine e acqua in abbondanza, se l'animale non
collabora bisogna forzarlo come già descritto nel capitolo dell'anoressia;
occorrerà anche costringerla a mangiare se dopo una settimana o dieci giorni
non ha ripreso spontaneamente.
In casi
estremi si dovrà ricorrere anche all'ossigeno od eventualmente al cortisone
come broncodilatatore.
Per
concludere l'argomento, ricordo al lettore che se la polmonite non è
completamente guarita l'animale non deve
andare in letargo.
12.10.3Bronchite
Sintomi
e cure sono sostanzialmente identici a quelli della polmonite, tuttavia ad un
esame radiologico l'aspetto è notevolmente diverso, infatti qui l'organo
implicati sono i bronchi.
Procedura
per effettuare iniezioni
Innanzitutto
occorre acquistare delle siringhe da insulina (in particolare quelle con la
doppia gradazione in U.I. e centesimi di millilitro), diluire il farmaco con
soluzione fisiologica o acqua distillata secondo le dosi sopra specificate (si
possono effettuare punture, senza pericoli, anche ad animali neonati), ed in
fine effettuare la puntura nella parte superiore del muscolo della zampa
anteriore. Se l'iniezione deve essere effettuata sottopelle è più semplice
farlo nelle zampe posteriori.
12.11INFEZIONI DELLA BOCCA
La
bocca delle tartarughe dovrebbe essere esaminata tutte le volte che c'è
sospetto di una malattia, ma non sarebbe male un controllo di routine.
L'interno di essa è ricoperto con una mucosa trasparente, la forma, benché
diversa dalla nostra, ha un colore simile.
Essendo
la frequenza cardiaca dipendente dalla temperature esterna, la lingua dovrà
essere chiara e di un bel rosa quando la temperatura è a 30 C°, diversamente al
freddo la lingua è di un rosa pallido.
Se
la lingua è pallida quando la tartaruga è calda significa che qualche cosa non
va. Purtroppo molte malattie mostrano questo problema, quindi bisognerà cercare
altri sintomi per diagnosticare esattamente la malattia che sicuramente insidia
il nostro amico.
La
possibilità di causare delle infezioni alla bocca crescono vertiginosamente
quando somministriamo all'animale alimentazione forzata, in parte perché di
solito il sistema immunitario è indebolito per la malattia che stiamo curando e
in parte perché col tubo possiamo introdurre dei germi e ferire la mucosa
interna.
Una
infezione comune della gola si manifesta con una salivazione appiccicosa che
fuoriesce dalla bocca, tale che quando la apre rimangono dei filamenti
attaccati al palato ed alla lingua.
La
cura è piuttosto semplice, tuttavia non bisogna tardare perché questa malattia
si estende velocemente alle orecchie, occhi ed ai polmoni trasformandosi in
polmonite.
La
cura si effettua sciacquando un paio di volte al giorno la bocca con del
BETADINE diluito con acqua continuando fino a due giorni dopo la sparizione dei
sintomi.
12.11.1Marciume
della bocca
Èun termine generale per indicare una varietà
di problemi batterici, virali e micotici. L'aspetto della bocca cambia in base
alla causa, tuttavia l'esistenza di una di queste infezioni è chiaramente
osservabile anche da un inesperto.
Solitamente
si manifesta dopo il letargo e comincia dal dorso della lingua. Per questo un
ispezione della bocca di ogni animale deve essere fatta ad ogni risveglio.
Isolare i malati è indispensabile in quanto è una malattia molto infettiva e
potenzialmente letale.
La
prima pulizia va fatta con una soluzione iodata, successivamente ci dovremo
appoggiare ad un veterinario esperto affinché con un tampone orale possa
stabilire di che origine è l'infezione e provvedere con l'antibiotico adeguato
se si tratta di batteri, con un antivirus o con soluzione antimicotica se si
tratta di funghi. Comunque sciacqui con soluzioni iodate, una terapia fluida,
ed alimentazione forzata sono in ogni caso indispensabili.
12.12MALATTIE DEGLI OCCHI
Esistono
solo tre ragioni che possono danneggiare gli occhi: gelo, infezioni o deficienza di vitamina A. Gli occhi sani sono
lucidi, perfettamente puliti, sferici e sembrano splendente vetro nero. Quando
gli occhi sono ammalati oltre a non avere più le predette caratteristiche sono
spesso socchiusi ed hanno una forte lacrimazione; nei casi di danni da gelo
solitamente la pupilla mostra una piccola area decolorata, d'altra parte nei
casi di deficienza da vitamina A si presentano coperti da una spessa patina
bianca. La diagnosi: mentre nel primo e nel terzo caso è semplice, nel secondo
occorre utilizzare uno strumento apposito od osservare attentamente la pupilla
alla luce del sole con l'aiuto di una lente d'ingrandimento.
Quando
una tartaruga fatica a trovare il cibo, appare spesso disorientata, gira in
tondo o fatica a trovare il sole di solito un'attenta indagine dimostra una
cecità monoculare.
Le
infezioni degli occhi delle tartarughe possono essere curate nello stesso modo
e con gli stessi prodotti dei mammiferi. Se la malattia è recente la guarigione
dovrebbe essere totale, tuttavia se la malattia è rimasta incurata per lungo
tempo gli occhi rimarranno danneggiati. Ciononostante, in questa meravigliosa
creatura se mantenuta in condizioni ideali e con una dieta ricca di vitamina A
c'è la possibilità reale che l'occhio danneggiato si rigeneri. Ciò può accadere
solo in casi di danni causati da infezione o da gelo. Il trattamento per le
malattie oculari causate da carenza di vitamina A si fa con somministrazione
intramuscolare nel quadricipite superiore di vitamina A a 5.000-50.000 U.I. ad
intervalli settimanali per 4 settimane, vale anche la pena rimuovere la patina
bianca con un "cottonfiock" imbevuto in acqua e sale.
Quando
si somministra questo tipo di vitamina bisogna stare attenti a non superare le
dosi consigliate, in quanto il sovradosaggio può causare danni.
Nel
caso che durante la sua lunga vita una tartaruga diventi ceca sarà
indispensabile aiutarla per un po' a trovare il proprio cibo, i posti più
caldi, e i luoghi dove ibernarsi, in modo da non permetterle di indebolirsi
troppo prima che il suo olfatto riesca potenziarsi a sufficienza da sostituire
completamente la sua vista.
12.13OSTRUZIONI INTESTINALI
La
manifestazione esterna più evidente di questa malattia è il blocco delle zampe
posteriori e assoluta perdita di appetito, ma una diagnosi sicura è possibile
solo attraverso un esame radiologico.
Può
capitare, infatti, che le tartarughe ingollino sassi di grosse dimensioni o che
in seguito ad errato mantenimento o errate convivenze ingeriscano quantità tali
di peli di altri animali da ostruire l'intestino o anche solo la cloaca.
In
quest'ultimo caso sarà sufficiente rimuovere l'oggetto con una apposita
pinzetta, nel primo caso, invece, si potrà tentare con un clistere, ma se non
funziona sarà indispensabile intervenire chirurgicamente.
12.14PROBLEMI DI GESTAZIONE
Una
lettura attenta del capitolo sul comportamento riproduttivo dovrebbe far
rendere conto il lettore che è perfettamente possibile per le tartarughe
portare dentro di sé delle uova anche senza aver visto un maschio per molti
anni
L'unico
modo per essere sicuri che una tartaruga non porti uova dentro di sé. è che non
abbia visto un maschio per almeno 6 anni e che non vi siano uova ritenute o
sovracalcificate all'interno (ciò è solo possibile saperlo attraverso i raggi
X). Dopo averle rimosse con induzione forzata nel primo caso e chirurgicamente
nel secondo, occorrerà attendere un altro anno per vedere se ne produce ancora;
solo allora sarete sicuri che la femmina è libera e che il maschio che le
darete sarà il padre dei nascituri.
Quando
le uova rimangono ritenute nella femmina per più di 2 anni sussiste un serio
pericolo che una degeneri e la morte è quasi assicurata: di solito il primo
sintomo è la debolezza delle gambe posteriori , il che è già troppo tardi; il
metodo migliore è la prevenzione: se un anno una femmina non depone, e non
esistono ragioni evidenti (recente importazione, malattia ecc.) è opportuno
fare immediatamente una radiografia ed eventualmente indurla forzatamente.
Procedimento:
1.Contare
le uova sulla radiografia.
2.Controllate
che non ci siano altre cause di ostruzione.
3.Mettere
la femmina in una scatola con una lampada sopra.
4.Iniettate
OXITOCINA nella quantità di 2 unità per 100 grammi di peso.
5.Attendete
circa 30 o 60 minuti e contate le uova.
6.Se ne
mancano attendete una settimana e riprovate, a volte le uova sovracalcificate
non escono con questo metodo, dovrete allora, provvedere chirurgicamente.
7.Le uova
deposte con questo metodo forzoso non hanno fertilità compromessa.
Altri
problemi possono sorgere quando la femmina non assume calcio a sufficienza, in
questo caso le uova possono rompersi durante le contrazioni: le conseguenze
sono gravi solo per le uova, tuttavia è un sintomo di carenza alimentare a cui
è opportuno porvi rimedio, nell'immediato per salvare la deposizione la
soluzione più semplice è la somministrazione forzata di carbonato di calcio.
12.15PROLASSO DEL PENE
Dal
momento che i maschi estroflettono di molto il pene potrebbe capitare, che a
causa di qualche disfunzione dovuta a scorretto mantenimento, non siano più in
grado di retrarlo. Di solito questa disfunzione è associata a osteodistrofia,
parassitosi, micosi o da altre infezioni batteriche. Se il prolasso è recente,
l'organo può essere lavato, lubrificato e risistemato in loco, trattenuto con un elastico intorno alla cloaca. Mentre se
il pene è gravemente danneggiato, l'amputazione è necessaria. È un'operazione
semplice sotto anestesia generale. Non è richiesta quasi alcuna convalescenza,
e non viene condizionata la capacità urinaria e la attività sessuale, tuttavia
non potrà più accoppiarsi efficacemente.
12.16MALATTIE A LUNGO TERMINE
Quando
le tartarughe sono mantenute a lungo in condizioni tali che impediscono al loro
fisico di funzionare perfettamente, sono appunto causati problemi a lungo
termine.
Di
solito progrediscono così lentamente che il proprietario non si accorge del
progredire della malattia. Quando ci si accorge del disastro spesso è troppo
tardi, infatti sono difficili da individuare per la presenza di altre malattie
secondarie, le cure sono lunghe ed i risultati incerti. È quindi fondamentale
prevenirle.
Carenze alimentari
Sono
particolarmente difficili da diagnosticare sugli adulti, comunque se una
tartaruga non cresce o le unghie assumono forme strane è probabile che esista
questo tipo di problema. Prevenite morti inspiegabili somministrando la giusta
alimentazione!
Problemi renali
Se
una tartaruga viene mantenuta per molti anni a temperature inadeguate, la
funzione renale peggiora lentamente ed improvvisamente si blocca, o diventa
insufficiente.
Quando
accade, il sangue non fluisce più correttamente nelle zampe posteriori e nella
coda. Ciò fa perdere forza ai suddetti organi che non saranno più in grado di
svolgere correttamente le rispettive funzioni, in particolare le gambe se
toccate verranno ugualmente ritratte (questo dimostra che il disturbo non è
nervoso), ma non saranno in grado di sorreggere il peso.
Ovviamente
l'animale diventa pure anoressico e perde gli istinti sessuali.
Il
trattamento per questa malattia è lo stesso utilizzato per guarire l'anoressia,
solo che i tempi possono essere molto più lunghi!
Problemi del fegato
Se
sono alimentate con cibi troppo ricchi di proteine o con prodotti derivati del
latte il risultato è sicuro: danni al fegato!
Il
sintomo principale è l'ANORESSIA, ma a differenza di quella cosiddetta
"normale" (precedentemente descritta), la tartaruga non perde peso anzi il suo
peso sarà superiore alla media di specie, e anziché diventare apatica è spesso
iperattiva.
La
cura consiste nell'alimentazione forzata povera di proteine, mantenimento della
bestia attiva anche durante l'inverno, somministrazione di ormoni tiroidei (20
mg ogni 48 ore), anabolizzanti (0,5 mg settimanalmente) per mantenere corretto
il metabolismo ed aiutare la ricrescita degli organi danneggiati oltre a 250 mg
di Methionina per aiutare la funzione epatica. Il trattamento deve durare
almeno un anno.
Tutte le malattie a lungo
termine hanno un punto di non ritorno oltre il quale qualunque cura sarà
inutile.
12.17IMMUNODEFICENZA
Se
una tartaruga è tenuta a lungo da sola in condizioni sub-ottinmli ma
sufficientemente pulite, non cresce e le sue difese immunitarie si abbassano.
Se noi improvvisamente la trasportiamo con altre in un posto dove sono tenute
in condizioni ideali, potrebbe essere soggetta ad una serie di malattie tale da
ucciderla in brevissimo tempo.
Per
questo se noi acquistiamo un animale vissuto in casa di qualche "sprovveduto"
anche se in apparente buona salute dovremo tenerlo isolato per un bel po' di
tempo.
Spia
di questa malattia è, proprio, la crescita annuale (se manca). Tuttavia quando,
nel corso della quarantena, ricomincerà a crescere, potrà essere introdotta con
le altre senza alcun rischio.
NOTA: Qualsiasi cura sarà inutile se
le condizioni di mantenimento non saranno immediatamente migliorate.
Come
dovrebbe risultare chiaro dalla lettura delle pagine precedenti le tartarughe
sono animali particolarmente tenaci e robusti purché siano osservate quelle
poche regole base ma indispensabili descritte in questi appunti.
Negli
animali ammalati vale sempre la pena tentare il recupero a vi assicuro che le
soddisfazioni non mancheranno, d'altra parte chi si permetterebbe di adoperare
eutanasia su un animale così prezioso e con così grandi capacità di recupero?
Per
concludere l'argomento mi sembra doveroso spiegare un'obbiezione che spesso mi
viene rivolta: a tutti infatti sarà capitato di conoscere qualcuno che mantiene
da anni una tartaruga in condizioni aberranti che "gode di ottima salute"!
Prima
di tutto verifichiamo l'ottima salute: crescita, aspetto della corazza, occhi,
ecc.
In
secondo luogo, se non si è mai ammalata non è detto che non si ammali,
ricordiamoci sempre che le tartarughe ci possono mettere decine di anni ad
ammalarsi pur iniziando a soffrire dal primo giorno di cattività.
In
fine, ricordiamoci che le tartarughe che sono nelle nostre case oggi, sono
quello che è rimasto di 20.000.000 di povere bestie strappate dalla libertà per
soddisfare le richieste di mercato; se rileggete le prime pagine di questi
appunti vi renderete conto che hanno subito una selezione ben superiore
all'80%!!!
Non
meravigliamoci dunque se quei pochi rimasti sono ormai in grado di sopportare
qualsiasi "tortura"!
13.esami
del sangue ed anestesia
L'esame del sangue alle tartarughe può
essere fatto esattamente come agli esseri umani. Il metodo migliore per il
prelievo è tagliare un unghia vicina alla carne dopo averla ben disinfettata.
Ovviamente
questa procedura causa un certo stress all'animale, e le tabelle da confrontare
spesso sono incomplete o imprecise, è questo il motivo per cui nella pratica
veterinaria si è piuttosto riluttanti ad usare questo tipo di diagnosi.
Ciononostante,
il risultato di un esame di questo tipo è di grande utilità per diagnosticare
alcune malattie e per scopi scientifici. I seguenti risultati riguardano delle
Testudo Graeca in perfette condizioni fisiche a 30 C°.
Test
medio
massimo
commento
Urea (mmol/l)
1.8
2.6
maggior indicatore di problemi
renali
Acido urico (mmol/l)
599
965
ALT
(U.I/l)
8.0
21.2
maggior indicatore delle finzioni
del fegato
AST
(U.I/l)
251
517
Proteine
(g/l)
65.8
84.9
In
una Testudo anoressica il livello di acido urico può crescere di due o tre
volte, mentre quello di urea può crescere fino a due o trecento volte.
Nel
modo di prelevare il sangue alle tartarughe esiste un reale rischio di
contaminarlo, occorre quindi una effettiva esigenza di igiene, al fine di
evitare risultati non corrispondenti al reale.
Occorre
fare anche attenzione che in determinati casi possono esserci differenze se il
prelievo viene effettuato sulle zampe posteriori piuttosto che in quelle
anteriori (caso dei sopraccennati problemi renali).
Modificazioni
possono, in fine, intervenire a causa di un prelievo effettuato quando
l'animale è freddo, in questo caso infatti la chimica del sangue può essere
alterata a causa di una diminuita pressione sanguigna.
Concluso
il prelievo, va da sé che l'unghia va ricoperta con pomata antibiotica per
scongiurare ogni rischio.
13.1 ANESTESIA
L'anestesia
si rende necessaria negli interventi chirurgici, eventualmente in casi dove si
deve estrarre corpi estranei conficcati nella muscolatura, riduzione di
fratture o in casi di Miasi.
Si
raccomanda , innanzitutto 18 ore di digiuno, da questo momento in poi l'animale
va tenuto a temperatura tra 25 e 30 C° fino ad un giorni successivo
all'intervento.
L'anestesia
va somministrata intramuscolo nel quadricipite superiore o endovena (nella
linea mediana sul dorso della coda).
I
tipi di anestesia più adeguati sono i seguenti:
Katamine:
Questo anestetico non può essere utilizzato su cheloni
debilitati o con malattie epatiche.
Dose
iniziale di 50 mg/kg intramuscolarmente, l'animale va aiutato a respirare con
maschera ad ossigeno o tubo endotracheale (miscela di halothane e ossigeno).
Alphaxalone
/ alphadolone: Decisamente più consigliabile del precedente, viene
iniettato intramuscolo ad una dose iniziale di 12-18 mg/kg o 9 mg/kg endovena.
Se l'intervento viene prolungato oltre 20 minuti occorre la maschera ad
ossigeno o il tubo endotracheale (miscela di halothane e ossigeno).
14.La
leggeitaliana
L'articolo 727 del Codice Penale
Italiano punisce maltrattamenti e crudeltà effettuate sugli animali. Esistono
inoltre numerosi casi giurisprudenziali di condanne a commercianti, importatori
e ristoratori aventi come parti lese proprio le tartarughe.
Anche
se i casi di maltrattamenti o crudeltà effettuati da parte di singoli privati
sono più rari, non sono comunque esclusi. Tuttavia, la rarità è dovuta
soprattutto al fatto che non è ancora ben definito cosa si intenda per crudeltà
nei confronti delle tartarughe.
All'uopo
ho fatto un elenco di comportamenti che secondo la mia opinione costituisce
crudeltà:
1.Fare
buchi o scalfitture sulla corazza senza una apposita anestesia e per motivi
diversi da quelli necessari per la salute dell'animale.
2.Legarle
alla catena attraverso buchi sulla corazza o con una corda stretta ad un piede:
non si abitueranno mai nemmeno dopo 20 anni di questo "inferno".
3.Tenerle
chiuse in un luogo con pavimento di cemento tale che le unghie si consumino
oltre il normale. Le unghie consumate oltre il limite massimo non ricresceranno
più.
4.Non
permettere loro di ibernarsi correttamente.
5.Tenere
una tartaruga con un cane. Anche se la maggior parte dei cani le ignora,
portano loro malattie, fanno loro ingerire quantità di pelo inaccettabili,
rovinano l'erba, le portano fuori dai recinti, le rovesciano e a volte causano
loro grosse ferite o traumi....ecc.
6.Tenerle
ammucchiate in un recinto stretto.
7.Tenerle
sul pavimento di un appartamento.
8.Non
tentare di curare o ritardare l'inizio delle cure ad un animale ammalato.
9.Tenere
molti maschi e poche femmine.
LEGGI internazionali - C.I.T.E.S.
Esiste un trattato internazionale
chiamato C.I.T.E.S. (Convention on Trade in Endangered Species) fermata a
Washington, D.C., il 3 Marso 1973, modificata Amended at Bonn, on 22 June
1979.
I paesi firmatari come
l'Italia, sono obbligati a varare leggi sul commercio, lo scambio e la
detenzione di animali appartenenti alle specie incluse nelle varie appendici.
Tutte
le Testudo mediterranee sono comprese nell'appendice II e probabilmente presto
passeranno all'appendice I.
Ciò
significa che ogni singolo animale annoverato in questa convenzione può essere
mantenuto, venduto, comprato, importato o esportato solo se munito di apposito
certificato, rilasciato dopo appositi controlli del Corpo Forestale dello
stato, solo se richiesto entro i termini di legge (per i neonati entro 10
giorni dalla nascita in cattività).
Alla stessa si
devono aggiungere i regolamenti europei dei quali ne riportiamo un elenco
rinviando al sito del Corpo Forestale per i dettagli:
REGOLAMENTO (CE) n°
1332 del 09/08/2005 che modifica il REGOLAMENTO (CE) n° 338/97 del
CONSIGLIO relativo alla protezione di specie della flora e della fauna
selvatiche mediante il controllo del loro commercio. SOSTITUISCE IL REGOLAMENTO (CE) n°
1497/2003
REGOLAMENTO (CE) n°
338/1997 del CONSIGLIO Del 9 dicembre 1996 alla protezione di
specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro
commercio.
REGOLAMENTO (CE) n°
2724/2000 del CONSIGLIO Del 30 novembre 2000 che modifica il
REGOLAMENTO (CE) n° 338/9 del CONSIGLIO relativo alla protezione di specie
della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro
commercio.
REGOLAMENTO (CE) n° 1808/2001 della COMMISSIONE del 30 agosto 2001
recante mmodalità d'applicazione del REGOLAMENTO (CE) n° 338/1997 del
CONSIGLIO relativo alla protezione di specie della flora e della fauna
selvatiche mediante il controllo del loro commercio.
Dal tentativo di applicare in Italia le sacrosante regole imposte dai
trattati internazionali e i regolamenti comunitari i vari Governi hanno, di
volta in volta, emanato una serie di leggi e regolamenti attuativi, di dubbi
efficacia, che complicano molto la vita degli allevatori onesti senza, d'altra
parte, colpire efficacemente il commercio illegale quale, ad esempio
l'istituzione del registro ovvero le ultime regole sullo spostamento.